10.03.2024 – 11:00 – C’è un poeta triestino, Mark Veznaver, sul podio del Concorso Internazionale di poesia e teatro “‘Castello di Duino”, che nel 2024 è giunto alla sua XX edizione, un arco di tempo durante il quale la manifestazione ha accolto quasi 2000 giovani poeti e drammaturghi da 40 Paesi del mondo. Il primo premio di questa edizione, dedicata alla creatrice del concorso, la professoressa Gabriella Valera Gruber, scomparsa nel 2021, è andato alla poetessa bosniaca Rankica Gvozden mentre Veznaver ha conquistato la Segnalazione speciale della Giuria. Si tratta del primo autore triestino ad aggiudicarsi un riconoscimento al “Castello di Duino” da dieci anni a questa parte. Mark Veznaver era molto legato alla professoressa Valera Gruber, che conobbe durante gli studi universitari e che lo persuase ad avvicinarsi alla poesia nonché al concorso “Castello di Duino”, prima come collaboratore, quindi come poeta e traduttore.
“Gabriella Valera Gruber è stata una grande intellettuale che ha fatto molto per la cultura e la letteratura in città, soprattutto per i giovani” racconta Veznaver. “Mi parlò di questo concorso per giovani poeti da tutto il mondo, così nel 2016 venni ad assistere all’evento e me ne innamorai. Da allora partecipo sia come poeta, sia nel ruolo di traduttore. Negli ultimi otto anni ho tradotto diversi componimenti, come la poesia che ha vinto il primo premio quest’anno”. È stato proprio l’incontro con Gabriella Valera Gruber a spingere il giovane Veznaver verso la scrittura: “Ho sempre letto poesie e amato la letteratura, ma fino ad allora la mia passione era, per così dire, passiva. L’incontro con Gabriella è stato fondamentale per sbloccare la mia vena poetica, senza di lei non so se sarei arrivato a scrivere e a sviluppare la sensibilità per la poesia come mezzo per poter influire positivamente sulla società”.
Il concorso, spiega Mark Veznaver, è un’esperienza che dà la possibilità di confrontarsi con giovani poeti da tutto il mondo, in molti casi provenienti da paesi che versano in condizioni difficili, e di capire la forza dell’influenza che l’arte della scrittura può avere sulla realtà circostante: “Otto anni a contatto con un evento come il “Castello di Duino”, che nel 2009 è stato dichiarato dall’Unesco il più importante concorso internazionale di poesia per under 30, mi hanno portato a scoprire come la poesia possa avere un impatto sulle comunità locali, il che mi tocca da un punto di vista intimo, perché riguarda anche il mio legame diretto con Trieste e con il territorio che vivo. Mi viene sempre da pensare alla frase che conclude la poesia ‘Trieste’ di Umberto Saba: ‘La mia città che in ogni parte è viva, ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita pensosa e schiva’. L’artista è decentrato rispetto alla quotidianità ma ha paradossalmente il potere di intervenire su di essa con la forza della sua arte o, come nel caso della poesia, con la parola”.
Non è un caso che la prima raccolta di poesie di Mark Veznaver porti il titolo di “Valzer triestino” e che si ispiri al territorio giuliano anche l’opera che si è guadagnata il premio al Concorso Castello di Duino, “Trieste in bora”, in cui la città e il molo audace diventano uno spunto per esplorare il tema della fine dell’umanità e della storia. “Prendo Trieste come correlativo oggettivo per trattare temi che riguardano l’umanità intera. Nella raccolta si possono trovare anche testi molto specifici, ad esempio ho scritto una poesia sulla giornata del ricordo, una sull’esodo giuliano-dalmata, perché credo che il poeta abbia il dovere di affrontare anche questioni che interessanto tutti”. Una poesia che, al di là della ricerca intima e personale, non rifugge dunque da un afflato universale.
Non c’è solo la composizione poetica nella vita di Mark Veznaver: “Mi occupo di traduzioni. Nel 2019 ho tradotto assiema a un’amica poetessa, Elena Giacomin, il poemario “Este es un poema en proceso/Questo è un poema in divenire” del giovane poeta messicano Alan Bojórquez Mendoza, di cui abbiamo redatto una versione bilingue in spagnolo e italiano e l’anno scorso sono stato tra i curatori della raccolta “Sorrisi di Trieste”, sempre in italiano e spagnolo, che raduna testi di quaranta dei poeti che hanno frequentato negli ultimi dieci anni gli incontri settimanali dell’associazione “Poesia e Solidarietà”. Mi dedico poi al teatro con il collettivo Le Ombre – Desto o son Sogno?, con cui abbiamo realizzato diverse serie di spettacoli a Trieste e in regione negli ultimi quattro anni, l’ultima delle quali, un adattamento del romanzo “Sangue impuro” di Borisav Stanković, si concludererà il prossimo 22 marzo alla Libreria Ubik”.
(p.l.)


