05.0.2019 | 11.50 – La fine del 2016 e l’intero 2017 sono stati periodi strani: più acerba di quanto non sia ora, mi apprestavo a concludere la quinta superiore con una tesina alquanto attuale.
‘The Post-Truth Era’, questo era il titolo e, vista l’esasperazione della tematica nell’ultimo anno, mi chiedo se qualcosa sia cambiato; ma facciamo un passo indietro.
Nel 2016 l’Oxford English Dictionary elegge come parola dell’anno il termine “Post-truth”, italianizzato in Post-verità, definendolo:
”Aggettivo relativo a circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti nel formare l’opinione pubblica che fa appello alle emozioni e alle credenze personali”.
Questo termine è usato per la prima volta da Steve Tesich nel 1992 in un articolo sul giornale statunitense The Nation, a proposito del caso Iran-
Contra riguardante il traffico illegale di armi tra Stati Uniti e Iran.
Tesich parlando di questo argomento arriva a prendere atto di una generale “libera scelta di vivere in una sorta di mondo della post-verità”.
Torniamo dunque ad oggi, il caro 2019, con la consapevolezza, anche se purtroppo poco influente, dell’esistenza delle fake news create ad hoc per guadagnare e gli abbindolamenti politici basati su notizie inconsistenti e spesso menzognere e facciamoci correre un brivido lungo la schiena: che l’uomo sia recidivo non c’è dubbio ma osservare un fenomeno ben consolidato 3 anni fa amplificarsi sempre più è disarmante.
Vorrei soffermarmi sul fenomeno della solitudine che, nonostante le reti sociali che intersecano milioni di vite ogni giorno, prende sempre più piede.
Un recente articolo di Scientific American afferma che “La solitudine dal 1980 ad oggi è raddoppiata”. Da un quarto a metà degli statunitensi ne soffre e anche l’Italia non esula da questo problema: infatti una ricerca realizzata nel 2015 da Eurostat afferma che un italiano su otto si sente solo, situandosi in testa alla classifica, perché non ha nessuno a cui chiedere aiuto.
Questo senso di esclusione sociale porta a sentimenti di rabbia e tristezza, rendendo le persone fragili, ed è qui che si trova il maggior proliferare delle fake news: la vita perde di significato e si inizia a cercare senso altrove, anche nelle credenze o notizie più assurde.
Magari tra 3 anni la situazione sarà debellata e sia le fake news sia l’isolamento da schermo scompariranno; in caso contrario probabilmente, sul vostro Facebook e Instagram, ritroverete questo argomento ancora in bella mostra, ancora criticato e analizzato da una meno acerba curiosa.
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