Ventuno anni fa il sacrificio di Nicola Calipari

04.03.2026 – 15.00 – Il 4 marzo 2005 a Baghdad Nicola Calipari cadde in servizio nel corso dell’operazione dell’intelligence italiana per il rilascio di Giuliana Sgrena: durante una sparatoria, il dirigente dell’allora Sismi fece scudo con il proprio corpo alla giornalista del Manifesto, che ebbe così salva la vita oltre che restituita la libertà. Nicola Calipari, all’età di soli 52 anni, invece lasciò la moglie e due figli. «Prima di aprire i lavori, permettetemi innanzitutto di ricordare che il 4 marzo di ventuno anni fa veniva ucciso in Iraq il dottor Nicola Calipari, durante l’operazione di liberazione della giornalista Giuliana Sgrena», ha affermato oggi, 4 marzo 2026, il presidente della Camera Lorenzo Fontana, nel suo saluto in occasione della Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza: «Ai suoi familiari desidero rivolgere il commosso ricordo mio personale e quello della Camera dei deputati». Nel momento della sua scomparsa, Nicola Calipari era capo dipartimento del Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare, già distintosi per avere personalmente condotto numerose e delicatissime azioni in zone ad altissimo rischio.

Nel 2005 era al comando dell’operazione volta a liberare la giornalista sequestrata da terroristi nel contesto della guerra in Iraq: la mediazione condotta in prima persona da Nicola Calipari ebbe successo. Poco prima di raggiungere l’aeroporto di Baghdad, l’automobile dei servizi segreti italiani su cui viaggiavano Nicola Calipari, Giuliana Sgrena e l’autista Andrea Carpani fu raggiunta da colpi di arma da fuoco. Gli spari provenivano da un posto di blocco statunitense e le circostanze della tragedia finora non sono state del tutto chiarite. Quello stesso giorno di ventuno anni fa, Nicola Calipari fu insignito della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria: come si ricorda nelle motivazioni del conferimento, «prodigandosi con professionalità e generosità, sempre incurante del gravissimo rischio cui consapevolmente si esponeva, animato da altissimo senso del dovere, riusciva a conseguire l’obiettivo di restituire la libertà alla vittima del sequestro, mettendola in salvo. Poco prima di raggiungere l’aeroporto di Bagdad, nel momento in cui l’autovettura sulla quale viaggiava veniva fatta segno di colpi di arma da fuoco, con estremo slancio di altruismo, faceva scudo alla connazionale con il suo corpo, rimanendo mortalmente colpito. Altissima testimonianza di nobili qualità civili, di profondo senso dello Stato e di eroiche virtù militari, spinte fino al supremo sacrificio della vita».

Un esempio che fa riflettere su sacrifici, responsabilità e rischi accettati quotidianamente nell’anonimato dagli operatori della sicurezza nazionale, senza che la maggior parte dei cittadini ne sia consapevole o possa esprimere loro gratitudine. Come ebbe a dire il presidente del Consiglio Giorgia Meloni la scorsa estate rivolgendosi ai neoassunti del Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica durante la loro Cerimonia di Giuramento: «Voi scegliete di giurare di servire la nazione ben sapendo che tutte le persone la cui vita salverete o migliorerete non potranno dirvi grazie, semplicemente perché non sapranno che lo avete fatto voi. Ci vuole uno straordinario amore per essere pronti a sacrificare tutto senza aspettarsi neanche un grazie in cambio. Il vostro è un lavoro silenzioso, costante, determinato, che cammina sulle gambe delle donne e degli uomini dell’intelligence italiana, che trae forza, vigore dallo straordinario patrimonio di professionalità, di competenze, di capacità che il Sistema dell’Informazione per la sicurezza della Repubblica italiana ha da tempo sviluppato».

[l.g.]

 

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