21.07.2022 – 10.41 – Impossibile, allo stadio attuale, fornire una stima dei danni prodotti dall’incendio sul Carso, specie considerando come sia lontano dallo spegnimento e annoveri molteplici focolari: è evidente tuttavia come il danno, a differenza di altri incendi occasionali, non si sia limitato al sottobosco, ma abbia aggredito anche gli alberi, specie quei sempreverdi che, a proprio tempo, avevano permesso il rimboschimento della zona.
Uno studio basato sui dati Effis di Coldiretti sui danni degli incendi boschivi di grandi dimensioni può in tal senso fornire una guida; secondo l’ente un incendio estivo “costa” agli italiani oltre diecimila euro all’ettaro fra spese immediate per lo spegnimento e la bonifica.
La ricostruzione dell’area boschiva, quando l’incendio si sviluppa con particolare virulenza, richiede solitamente un quindicennio, considerando tanto le aree naturali, quanto i danni economici: quindici anni pertanto per ricostruire quanto il fuoco aveva distrutto nell’arco di pochi giorni.
Quest’anno i roghi segnalati sono già il triplo rispetto alla media degli ultimi quindici anni; 6 incendi su 10 sono di origine dolosa, con i piromani in azione, dall’altra per effetto della chiusura delle aziende agricole, la maggioranza dei boschi nazionali si trova senza sorveglianza per l’assenza di un agricoltore che possa gestirli.
Un problema particolarmente grave in un paese come l’Italia dove più di un terzo della superficie, per un totale di 11,4 milioni di ettari, è coperta da boschi.
Secondo Coldiretti, più che sofisticati sistemi di sorveglianza o pene inasprite, servirebbe per scongiurare futuri incendi che la campagna torni ad essere abitata come un tempo, onde garantire una presenza umana in grado di agire localmente.
[z.s.]


