Energia nucleare in Italia: cosa cambia dopo il primo sì della Camera

12 giugno 2026 – ore 14.00 – Il tema dell’energia nucleare in Italia torna al centro del dibattito pubblico dopo l’approvazione alla Camera della legge delega sul nucleare sostenibile. Il testo, approvato il 4 giugno 2026 con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti, passa ora al Senato e rappresenta il primo passo formale verso una possibile riapertura della produzione elettronucleare nel Paese.

Non si tratta, però, di un ritorno immediato alle centrali. Una legge delega non costruisce impianti né stabilisce da sola dove sorgeranno: autorizza il Governo a scrivere, entro i tempi previsti, i decreti attuativi che dovranno definire regole, controlli, autorizzazioni, sicurezza, gestione dei rifiuti radioattivi e rapporti con i territori. Proprio questi decreti saranno il vero banco di prova del progetto.

Il Governo punta sulle nuove tecnologie, in particolare sui piccoli reattori modulari, gli SMR, e sui reattori avanzati, gli AMR. Si tratta di impianti diversi dalle grandi centrali del passato: più piccoli, progettati per essere realizzati in moduli e pensati per ridurre tempi, costi e impatto territoriale. L’obiettivo dichiarato è arrivare a tecnologie mature all’inizio del prossimo decennio, con una prospettiva di entrata in funzione dei primi reattori intorno al 2034-2035.

Il nucleare viene presentato come uno strumento per rafforzare la sicurezza energetica, ridurre la dipendenza dall’estero e accompagnare la decarbonizzazione. Oggi l’Italia importa una quota rilevante della propria energia e resta fortemente esposta alle oscillazioni dei prezzi internazionali, soprattutto del gas. In questo quadro, una fonte stabile e programmabile potrebbe contribuire, nel lungo periodo, a rendere il sistema più equilibrato.

Resta però aperto il nodo più delicato: la gestione delle scorie. L’Italia deve ancora completare il decommissioning delle vecchie centrali di Latina, Garigliano, Trino Vercellese e Caorso e non dispone ancora di un deposito nazionale definitivo per i rifiuti radioattivi. La nuova legge punta anche a superare questo ritardo, prevedendo criteri di sicurezza elevati, una nuova autorità indipendente di controllo e forme di compensazione per i territori coinvolti.

Per le famiglie e le imprese, il punto centrale è capire se il nucleare potrà abbassare le bollette. Nel breve periodo la risposta è no: eventuali benefici non arriveranno prima di diversi anni. Oggi il risparmio passa ancora da scelte concrete e immediate, come il confronto delle tariffe, l’efficienza energetica, l’autoproduzione da fonti rinnovabili e una lettura attenta dei contratti.

Il ritorno del nucleare in Italia, dunque, non è una soluzione immediata al caro energia, ma una scelta strategica di lungo periodo. Il percorso sarà complesso, tecnico e politico, ma segna una svolta nel modo in cui il Paese immagina il proprio futuro energetico.

[n.t.k.]

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