“Vi proibisco di usare i miei contenuti”; il post gira su Instagram, però è un falso

22.08.2019 – 21.03 – “Caro Instagram, ti proibisco di usare le mie foto”. In fondo amiamo i Social Network proprio perché, fra la foto profilo di un ex vicepremier e l’altro, un conte fino a ora sempre dietro al trono che diventa improvvisamente un principe mentre il re resta nudo di fronte all’IVA, e i dieci punti chiave del prossimo programma di governo piuttosto che i tre, ci rendono più frizzante la giornata. Gira da una decina d’anni eppure ritorna puntualmente ogni anno: è la bufala sul fatto che basti mettere una nota scritta o un’immagine con un testo contenente le nostre volontà per poter impedire all’azienda di Mark Zuckerberg e a tutte le sue controllate di accedere e usare i nostri dati, le nostre foto e i materiali che pubblichiamo.

Questa volta non tocca a Facebook ma a Instagram, e ci sono cascati molti nomi eccellenti, fra i quali spicca quello di Julia Roberts, sempre in prima linea nelle battaglie sociali e sempre molto preparata, eppure questa volta vittima di uno scivolone. Gira la notizia, riportata anche dai quotidiani, di un falso messaggio di testo che copia-e-incollato sul nostro profilo Instagram renderebbe legalmente impossibile per il Network utilizzare le nostre foto e le informazioni personali. Ebbene, di come Facebook e Whatsapp che sono di proprietà di Facebook, siano state nel corso del 2018 e siano tuttora al centro di polemiche legate al loro utilizzo dei dati, abbiamo parlato a inizio settimana; ora ci troviamo a dire una cosa purtroppo risaputa: incollare testi con supposte proibizioni a scopo tutela legale non serve a nulla. L’unica cosa che conta è il contratto di licenza che accettiamo nel momento in cui ci iscriviamo al Social Network: se poi lo trovate difficile da comprendere, e non chiaro in tutte le sue parti, siamo d’accordo con voi. Fino al momento in cui non dovesse vincere, eventualmente, l’orientamento che spinge a dire che Facebook e gli altri siano gestori di contenuti, di media e di informazioni, quindi fattori di cambiamento e veicoli d’informazione, e non semplici strumenti tecnici messi a disposizione degli utenti, peraltro in maniera gratuita, non si potrà fare niente. In merito ai messaggi che circolano e che anche le stelle di Hollywood hanno ripreso, sia Facebook che Instagram hanno già specificato la posizione ufficiale delle aziende: “Non credeteci. Non c’è niente di vero in quei messaggi”. E questa volta sono sinceri: l’accenno allo ‘Statuto di Roma’ contenuto nel falso post lasciava pochi dubbi. E come facciamo, allora a proteggere efficacemente i nostri dati e le nostre foto? C’è un solo modo: non mettere niente. Ovvero l’asino di Buridano. Niente di nuovo da Aristotele a oggi.

[r.s.]