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martedì, 4 Ottobre 2022

Piazza Unità “sopra e sotto”. Il mega garage sotterraneo del ’79

29.01.2022 – 07.01 – L’identificazione di Piazza dell’Unità d’Italia con Trieste – per la quale il foro pubblico non è solo il centro della città, ma è la città stessa – è la conseguenza urbanistica d’una somma di fattori che s’incontrano e dialogano in quell’immenso spazio aperto al mar Adriatico.
Il razionalista Borgo Teresiano, il settecentesco Borgo Giuseppino e infine il medievale colle di San Giusto trovano nell’assetto novecentesco di Piazza dell’Unità sintesi e rappresentazione; o se vogliamo, accanto al dato storico-architettonico, troviamo nel sistema di Piazza dell’Unità la confluenza di tre polarità corrispondenti a tre diverse parti della città. Questa natura di spazio d’incontro deriva dall’assetto ottocentesco, quando l’architetto Bruni gli conferì un perimetro rigido e ortogonale, dove Palazzo Gheba è il quadro di fondo, destinato a connotare la piazza. I successivi interventi novecenteschi hanno esacerbato la natura geometrica della Piazza; partendo con la scomparsa del giardino nel 1926 e proseguendo con la trasformazione del foro negli anni Trenta in un “asettico contenitore di folle”, destinato a essere spazio per le “esercitazioni di regime”. Una natura in realtà rafforzata dal governo italiano nel secondo dopoguerra, con l’asfaltatura della Piazza. Un’inversione di marcia è stata realizzata solo dal duemila in poi, con l’inserimento dei nuovi masegni e il sopravanzare del mare nella forma dell’illuminazione blu.

Verso la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, nell’ambito del Piano Particolareggiato del Centro Storico, venne invece vagliato un piano diverso che se fosse stato realizzato avrebbe radicalmente cambiato l’assetto cittadino. Si progettò infatti un grande garage sotterraneo per 1300 automobili, posizionato al di sotto di Piazza dell’Unità, dal quale accedere tramite le vie laterali. Il progetto di sistemazione, firmato dal Gruppo Celli-Tognon-Tamburini, prevedeva un “punto di stazionamento sotterraneo” al servizio della viabilità cittadina. Concretamente il piano prevedeva 3 garage interrati, i cui lati sotterranei avrebbero ripercorso il perimetro della piazza, senza però intaccare le fondamenta degli edifici storici. Idealmente, nel caso del lato della piazza aperto sul mare, il progetto prevedeva che il parcheggio si arrestasse in prossimità dei due pili portabandiera. Connesso a questo progetto di parcheggio e anzi funzionale ad esso, il Piano del Centro Storico dell’architetto Semerani prevedeva la pedonalizzazione di una parte delle Rive dalla Chiesa Greco-ortodossa all’Hotel Excelsior; in questo caso il traffico automobilistico sarebbe stato incanalato in una galleria sotterranea, dal quale avrebbe potuto accedere al garage firmato Celli-Tognon-Tamburini. Nel 1979 però, quando il piano del parcheggio venne proposto al pubblico, il progetto della galleria sotterranea era stata accantonato, a favore di un doppio sistema di rampe per le automobili, separate per senso di marcia. La prima sarebbe stata posizionata sul lato mare del Palazzo del Lloyd; la seconda sul lato opposto del Palazzo della Prefettura; nel primo caso la rampa avrebbe portato al secondo piano interrato, dal quale poi accedere al terzo o al primo. Anche le entrate e le uscite pedonali sarebbero state posizionate al di fuori della piazza; secondo i giornali dell’epoca sarebbero corrisposte agli attuali Capo di Piazza, Largo Pitteri, Passo di Piazza, Via dell’Orologio e Riva Tre Novembre. Le rampe veicolari, veniva specificato, sarebbero state protette dalle escursioni di maree “con i sistemi più avanzati offerti dalla tecnologia”.
I lavori prevedevano 3 piani di parcheggi, in una progressiva discesa nelle viscere di Piazza dell’Unità; la realizzazione sarebbe avvenuta un piano alla volta, occupando di volta in volta una parte diversa della piazza. I sistemi di ventilazione avrebbero utilizzato un riciclo dell’aria interno, senza griglie di ventilazione sulla piazza.
Fuoriuscendo dal progetto del solo parcheggio, il piano prevedeva anche un utilizzo del garage quale punto di partenza per visitare l’intera città, scegliendo di volta in volta il polo prediletto: se Cavana, San Giusto o il Borgo Teresiano.

Il progetto del parcheggio. Dal giornale La Bora del ’79.

Al di là dell’impatto ambientale e della reale fattibilità del piano, è evidente come il progetto del parcheggio rientrasse in una visione della città ancora legata ai canoni del boom economico: una Trieste dominata e sottomessa dall’auto, dove desiderio e ossessione principale era utilizzare l’automobile e, a seconda delle necessità, parcheggiarla laddove fosse necessario, senza considerare il suo impatto sulla vivibilità del capoluogo. L’automobile pertanto giungeva a violare persino gli spazi del luogo pedonale per eccellenza, ovvero Piazza dell’Unità. La Trieste del duemila si dibatte ancora in questo dilemma, laddove c’è una chiara pulsione a favore dell’esclusione dell’auto dagli spazi dei cittadini; e nel contempo permane la necessità di scavare, rilocare e distruggere per garantire a quella stessa auto spazio e rappresentazione. Idee come il parcheggio sotterraneo sotto la Stazione Marittima, il dibattito sulla cabinovia e la discussione su Piazza Vittorio Veneto, “mutilata” del suo giardino proprio per costruire un garage sotterraneo, rientrano in questo discorso della città come luogo delle auto, ancora impregnato di canoni novecenteschi.

Fonti: Luciano Celli, “Piazza Unità sopra e sotto” in La Bora, Anno III, n. 9, dicembre 1979

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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