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domenica, 4 Dicembre 2022

Dal Carso al porto “nuovissimo”: la cabinovia si svela ai cittadini

16.12.2021 – 07.01 – Un disegno dei bambini del ricreatorio e una citazione dello scrittore russo Fëdor Dostoevskij. Il Comune di Trieste parte dall’estremamente semplice per spiegare, nel corso della tre giorni di conferenze e della connessa mostra all’Auditorium Generali, il progetto estremamente complesso della futura cabinovia tra il Carso e il Porto Vecchio. Secondo la narrazione che si va dipanando tra i pannelli espositivi, fu un gruppo di bambini di Ricrestate a disegnare per primi una teleferica che connetteva la città con l’altipiano carsico. Un’idea che ritornò poi nella mente di uno stagista aggregato allo studio della mobilità sostenibile del Comune, il quale pensò di tracciare una retta che congiungesse in linea d’aria il Carso e il Punto Franco Nord.
L’abbozzo, cinque anni dopo, si è concretizzato nel progetto di un impianto monofune portante traente ad ammorsamento automatico dei veicoli, dotato di 10 posti a sedere (cabinovia decaposto). Si tratta essenzialmente di una cabinovia, molto simile a quelle operative nelle aree montane, teoricamente capace di garantire tempi di attesa estremamente brevi (20 secondi circa), con un quarto d’ora di tragitto in linea d’aria dal Carso. La teleferica si dipanerebbe dal Carso con tre diverse stazioni, rispettivamente Barcola-Bovedo, il nucleo del Porto Vecchio (Centro Congressi, Musei, Terminale Crociere) e il Molo IV. Dopo aver attraversato il ciglione carsico, la cabinovia transiterebbe nella parte interna del Porto Vecchio, corrispondente alla linea mediana dei magazzini.
L’obiettivo di fondo, secondo l’ingegner Bernetti, rimane di alleggerire la pressione del traffico automobilistico proveniente dall’accesso nord della città, corrispondente all’Italia: attualmente infatti le tre direttrici principali, ovvero Strada del Friuli, la Costiera e Via Commerciale risultano completamente sature.

L’incontro “partecipato” con il Comune di Trieste si è aperto coi saluti della Regione Friuli Venezia Giulia: l’Assessore regionale alle autonomie locali, funzione pubblica, sicurezza, immigrazione Pierpaolo Roberti ha definito la cabinovia “un nuovo simbolo importante” e “un attrattore turistico per la città”. Secondo Roberti “il Comune è stato bravo ad accogliere il progetto” e a ricevere il “finanziamento dal Pnrr” in quanto 48 milioni “non sono noccioline che vengono regalate a nessuno”.
Il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza ha anticipato che, avendo anche Genova ricevuto 77 milioni dal Pnrr, le due città marinare lavoreranno in stretto rapporto per realizzare la cabinovia. Il dialogo è importante, ma è inaccettabile “il no di parte”.
Il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale Zeno D’Agostino ha portato, a sua volta, i saluti del porto di Trieste, osservando che il “Porto Vecchio è una realtà complessa” nei cui confronti non è facile agire considerando che “Trieste, rispetto ad Amburgo, non è una città metropolitana”. La situazione sviluppatasi negli ultimi vent’anni, dal terrorismo, all’emergenza pandemica, richiede un “approccio verso tutti”. Infatti “la vera capacità non è di prevedere o di programmare, ma di gestire una realtà sempre più caotica”. Ora più che mai “è importante saper riprogrammare tutto“. Il Porto Vecchio “ha nel suo dna la capacità di creare flussi di traffico via treno e via mare”. Un’area che ha un intrinseco dinamismo, che non può essere statica. Un incontro di questo tenore, secondo D’Agostino, è pertanto fondamentale, perchè “le idee migliori possono provenire ovunque”.

L’architetto LAND Srl Andreas Kipar ha passato in rassegna il proprio piano di recupero degli spazi pubblici del Porto Vecchio, intitolato “Dalla mobilità alla spazialità” e già oggetto, in passato, di conferenze e incontri promossi dal Comune. Tuttavia la novità della cabinovia impone una rivalutazione del progetto paesaggista di Kipar, il quale lungi dall’esserne sminuito, ne viene in realtà rafforzato.
Con un italiano (quasi) perfetto Kipar ha ricordato che “proprio ieri a Zurigo abbiamo discusso la città del futuro” dove “in primo piano c’è la mobilità”. È fondamentale, secondo Kipar, progettare un Porto Vecchio che ponga “prima le persone, poi lo spazio”. O, per citare Goethe, “poi l’architettura”. Kipar ha infatti voluto “elaborare uno spartito urbano” che miri all’integrazione degli edifici con lo spazio pubblico. Dopo il Covid c’è bisogno di “un nuovo contratto con la nostra città e quartiere” che enfatizzi la volontà di abitare la città, abitare lo spazio pubblico, invece di fuggirlo. In tal senso non si può parlare di spazio pubblico senza il verde. Un discorso profondamente europeo, quello di Kipar, dove si celebrava la mescolanza di una città che deve sempre al porto tutte le sue novità, il suo “spirito” d’innovazione. Ma, accanto ai progetti del parco monumentale già accennati più volte, non sono mancate le novità: secondo infatti Kipar i piloni della cabinovia verranno realizzati in maniera minimale, in modo da fonderli con il sostrato industriale del porto. Strutture esili, leggere; oppure il cui traliccio ricordi quello di una gru (idraulica?) portuale o di simili strutture del porto che fu.

Il cuore dell’incontro che precedette il dibattito era però la presentazione dell’ingegnere Giulio Bernetti, Direttore Dipartimento Territorio economia Ambiente e Mobilità del Comune di Trieste. Bernetti ha esordito ricordando che il Comune ha investito 120 milioni nella mobilità sostenibile, la maggior parte allocati nel Porto Vecchio (ma occorre ricordare i 15 milioni per i bus elettrici che entreranno in funzione tra uno o due anni). Il primo passaggio consisterà proprio nel rifacimento del tratto utilizzato dai triestini, cioè la bretella.
La problematica inevitabilmente rimane, come nelle precedenti discussioni sulla “ovovia” ora ribattezzata “cabinovia”, l’accesso nord della città che soffre di una congestione geografica, limitata dalla presenza del ciglione carsico. Nei decenni passati erano stati formulati progetti ambiziosi, come la “intervalliva” o “grandi gallerie sotterranee“, oggigiorno impraticabili per ragioni ambientali ed economici. Per una città che ha giornalmente “15mila macchine dall’accesso nord” delle quali “10mila dirette in centro città” con il “traffico in aumento” non rimane che la cabinovia quale soluzione per aggirare la strozzatura della Costiera e/o delle due strade alternative.

Perchè mettere la cabinovia con le stazioni in Porto Vecchio?
In quanto si tratta di un’area nuova che non presenta problemi di viabilità, ma la cui crescita inevitabilmente incrementerà il traffico automobilistico triestino. L’obiettivo in fondo non è di sostituirsi all’autobus, ma di essere “una diversione dal TPL”, soddisfacendo “la nuova domanda per e in Porto Vecchio”.
Nell’ambito del turismo, guardando agli esempi di simili cabinovie, ad esempio a Dubrovnik, la cabinovia potrebbe permettere di spostare i pullman delle comitive direttamente a Opicina, alleggerendo la pressione sull’hub presente in Largo Città di Santos.
In conclusione la cabinovia ha il vantaggio di “poco consumo di suolo, silenziosa, elettrica e di riduzione del traffico“. La cabinovia del progetto dovrebbe soddisfare 3,6 milioni di passeggeri annui; cifre per Bernetti tutt’altro che impossibili considerando che linee di bus come la 6 o la 9 ne soddisfino 2 milioni all’anno. Bernetti ritiene che a livello ambientale i 6 piloni posti sul ciglione carsico non danneggeranno la flora, sebbene abbia ammesso che la cabinovia “non è compatibile con gli alberi di alto fusto”. La Bora infine secondo Bernetti non rallenterà la cabinovia che può reggere raffiche fino a 70/80 km all’ora; sono infatti previsti non più di 20 giorni di chiusura all’anno. In un secondo momento, durante il dibattito sviluppatosi sul palco, è emerso che vi saranno altri 18 giorni aggiuntivi di manutenzione.

Alla presentazione è seguito il confronto, rivelatosi assai acceso, con una contrapposizione frontale tra i pro e i contro alla cabinovia. È mancato, da parte di entrambi gli interlocutori, la volontà di discutere assieme: un confronto è tale solo se si viene posti su un piano di parità che non era possibile considerando la natura di lezione frontale del convegno.
La mostra del Comune presentava le critiche alla cabinovia quali “Fake News“, rifiutando così il confronto a priori; mentre l’elemento politico nel “no” delle associazioni alla cabinovia, a sua volta, ha esacerbato la discussione.
Quello della cabinovia rimane, una volta depositatasi la polvere della mischia verbale, un progetto preliminare.

[z.s.]

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Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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