Partito Democratico, la scelta di Renzi. Francesco Russo: “Mancano motivazioni comprensibili”

19.09.2019 – 12.45 – Il Partito Democratico perde un altro dei tasselli del puzzle che, con non poca fatica, aveva tentato di tenere assieme in un’ottica di unità e apertura, come partito che vuole fare proprio della pluralità la sua ricchezza. Dopo l’abbandono da parte di Carlo Calenda e di Matteo Richetti – in linea con le motivazioni di mancata fiducia al neo governo “giallo-rosso” – Matteo Renzi, attraverso una telefonata formale al premier Giuseppe Conte, ha comunicato infatti di voler lasciare il Partito Democratico, assicurando tuttavia il suo “pieno sostegno” al Governo.
Italia Viva” è il nome della nuova avventura politica di Renzi che, come annunciato nel corso della trasmissione televisiva ‘Porta a Porta’, accoglierà 25 deputati e 15 senatori. Un spazio, come da lui dichiarato in un post sui Social, che vuole essere “Una casa giovane, innovativa, femminista, dove si lancino idee e proposte per l’Italia e per la nostra Europa.”

Una decisione, quella dell’ex premier, che sembra non aver avuto il seguito forse sperato, in particolare in Friuli Venezia Giulia dove la notizia ha creato non pochi malumori e scetticismi, con poche adesioni al neo partito: si sono uniti a “Italia Viva” Ettore Rosato, Vicepresidente della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana dal 2018, Maria Sandra Telesca, ex assessore regionale alla Salute sotto la presidenza Serracchiani, e Antonella Grim, ex segretario regionale, la quale ha definito questa decisione una “scelta coraggiosa ma necessaria per le sfide al fronte sovranista”. Il vertice del PD regionale rimane quindi unito: “Mai stati così coesi”, ha infatti sottolineato lo stesso capogruppo Sergio Bolzonello.

“Questa rischia di essere una scelta che porta Renzi un po’ alla fine della sua carriera politica, anche dalle scelte che vediamo: dalle reazioni di queste prima ore sembra che dentro al PD non siano in molti a seguirlo, in particolare nel Friuli Venezia Giulia”. Così il vicepresidente del Consiglio regionale, Francesco Russo, del Partito Democratico. “Anche a livello nazionale questa sembra un’operazione forse un po’ intempestiva e forse affrettata dal fatto che si temeva che lo stesso spazio politico che si vuole andare ad occupare possa essere già affollato. Non mi sembra che sia stata preparata bene, e non mi sembra che ci sia l’attenzione comunicativa, che Renzi in passato avrebbe curato maggiormente. Sembra un’operazione molto fredda, e credo manchino le motivazioni comprensibili”. Motivazioni che l’ex premier ha ricondotto ad una diversità di idee e di valori: “Dopo sette anni di fuoco amico penso si debba prendere atto che i nostri valori, le nostre idee, i nostri sogni non possono essere tutti i giorni oggetto di litigi interni”, scrive all’interno di un post.

“Si intravede la voglia di protagonismo di Renzi e, come anche in alcuni qui nel Friuli Venezia Giulia, il vantaggio di una ricandidatura che nel PD non ci sarebbe potuta essere. Però la verità è che mancano motivazioni più profonde”, spiega ancora Russo. “Anche l’argomento che il PD si sia spostato troppo a sinistra è incomprensibile nel momento in cui tra i principali protagonisti attorno a Zingaretti ci sono Gentiloni, Letta, Franceschini, Guerini, Delrio, la De Micheli e Boccia; quindi nella decisione di Renzi non c’è neanche questo tema”.
“Rischia davvero di essere un’operazione di un personaggio che forse avrebbe potuto scegliere di stare un po’ fermo”, aggiunge. “Gli italiani non vedono bene né lui né i protagonisti di questa scelta, come la Boschi ad esempio, e non è un caso che i sondaggisti oggi diano il 2 o 3 per cento come spazio politico a questa nuova creatura. Mi dispiace, da un lato, ma credo che sia una scelta molto sbagliata”. Il neo partito di Matteo Renzi, attualmente, secondo il sondaggio di Alessandra Ghisleri per “Porta a Porta” registrerebbe un 5 per cento derivante per un 3 percento da PD, l’1 per cento da +Europa, e l’1 per cento dal centrodestra e nello specifico da Forza Italia. Al di là del malcontento scaturito all’interno del Partito Democratico, la scissione Renziana sembra aver suscitato opinioni contrastanti fra gli elettori i quali, secondo un sondaggio di Emg Acqua presentato ad Agorà, si esprimono per il 31 per cento favorevolmente in merito a questa scelta, mentre è sfavorevole il 40 per cento. “Le divisioni non sono mai una cosa positiva, però sicuramente c’è qualche sondaggista che dice che proprio la scarsa simpatia che, dopo il referendum, Renzi riscontra tra gli italiani, potrebbe far bene al Partito Democratico”, continua Russo. “Non so se è così. Ripeto, ogni divisione fa male e il PD di oggi è richiamato a rilanciare un’operazione che già Zingaretti ha iniziato: trasformarsi in una piazza grande che si allarga sempre di più e in cui sempre più parte della società italiana trovi spazio e protagonismo”.

In questo scenario divisivo non sembra comunque essere messa a rischio la stabilità del nuovo governo, in quanto, come dichiarato dallo stesso Renzi: “Per me questa legislatura arriva al 2023 e deve eleggere il nuovo presidente della Repubblica”, specificando inoltre: “al tavolo non mi siedo né con Zingaretti né con Di Maio, per me vale il programma di governo e sono impegnato a sostenerlo”. “Renzi è l’ultimo a cui la caduta del governo interessa”, commenta Francesco Russo, “perché se si andasse a votare oggi, con questa legge elettorale, il partito di Renzi non esisterebbe. Quindi credo che sia il primo ad avere interesse a mantenere stabile il Governo Conte”. Positivo sulla futura stabilità del Governo anche il segretario del Partito Democratico, Nicola Zingaretti, il quale ha dichiarato come oggi l’obiettivo sia quello di “Portare il PD nel futuro” attuando con il governo misure per “riaccendere l’economia italiana, promuovere davvero la rivoluzione verde nel Paese, tornare a creare lavoro, lottare contro le diseguaglianze” e per “intercettare davvero il grande consenso delle destre”. Facendo intendere, inoltre, in un’intervista al Corriere della Sera, che la decisione di Renzi non sia stata un vero e proprio fulmine a ciel sereno, ma una manovra in un certo senso intuibile “per l’atteggiamento di vicinanza ma non partecipazione alla vita del partito che non ho mai compreso fino in fondo”. Un Matteo Renzi più vicino al centro che all’area di sinistra, quindi, e impegnato in una grande scommessa per il suo stesso futuro politico.

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Nicole Petrucci
Nicole Petruccihttps://www.triesteallnews.it
Giornalista iscritta all'Ordine del Friuli Venezia Giulia. Direttrice responsabile

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