5 luglio 2026 – ore 14:30 – Ottanta fiale sottratte da una cassaforte ospedaliera, sufficienti – secondo le stime del Governo – a confezionare fino a 20 mila dosi destinate al mercato illecito. È il furto avvenuto all’Ospedale Israelitico di Roma ad aver riportato al centro del dibattito il fentanyl, il potente oppioide sintetico che negli Stati Uniti ha provocato una delle più gravi emergenze sanitarie della storia recente e che oggi rappresenta una minaccia sempre più concreta anche per l’Italia. La vicenda ha spinto Palazzo Chigi a convocare un vertice d’urgenza presieduto dal sottosegretario Alfredo Mantovano, con la partecipazione del Ministero della Salute, della Direzione centrale per i Servizi antidroga, della Regione Lazio e del Dipartimento per le Politiche contro la droga e le dipendenze. Contestualmente, la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per furto e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, affidando le indagini ai carabinieri del NAS. A denunciare la scomparsa delle fiale è stata la responsabile della farmacia dell’ospedale il 24 giugno. Gli investigatori hanno accertato che la cassaforte non presentava segni di effrazione: sarebbe stata aperta utilizzando la chiave, disponibile a una decina di dipendenti. Un altro elemento che ha destato preoccupazione è l’assenza di un sistema di videosorveglianza nell’area dove erano custoditi i farmaci. Tra le ipotesi investigative c’è quella di un furto su commissione finalizzato ad alimentare il mercato nero della sostanza.
L’episodio ha portato il Ministero della Salute a disporre un’ispezione straordinaria e ad annunciare un rafforzamento dei controlli su tutta la filiera di distribuzione dei medicinali contenenti fentanyl. Verranno intensificate le verifiche nei magazzini ospedalieri, nelle farmacie e nei servizi sanitari territoriali, mentre sarà riconvocato il tavolo nazionale previsto dal Piano di prevenzione contro l’uso improprio del fentanyl, varato nel 2024 proprio per evitare che l’Italia ripercorra quanto accaduto negli Stati Uniti. Il timore delle istituzioni è legato alla natura stessa della sostanza. Il fentanyl è un analgesico oppioide sintetico impiegato quotidianamente negli ospedali nelle anestesie e nelle terapie del dolore, soprattutto per i pazienti oncologici. In ambito medico rappresenta uno dei farmaci più efficaci oggi disponibili. Al di fuori di un utilizzo controllato, però, diventa una delle droghe più letali esistenti. La sua potenza è straordinaria: è circa 50 volte più potente dell’eroina e fino a 100 volte più potente della morfina. Bastano appena due o tre milligrammi per provocare un’overdose mortale. A renderlo ancora più pericoloso è il suo meccanismo d’azione: il fentanyl può arrestare la respirazione prima ancora che la persona perda conoscenza, riducendo drasticamente i tempi utili per un intervento di soccorso. Sintetizzato per la prima volta nel 1959, il farmaco è stato sviluppato come alternativa alla morfina nelle terapie del dolore. Per decenni ha rappresentato una risorsa fondamentale della medicina moderna. Il problema nasce quando il principio attivo viene prodotto illegalmente nei laboratori clandestini e immesso sul mercato della droga.
Per le organizzazioni criminali il fentanyl rappresenta un affare enorme. Costa poco, è semplice da trasportare grazie alle quantità minime necessarie e consente di moltiplicare i profitti. Viene spesso utilizzato per “tagliare” eroina, cocaina e altre sostanze, aumentando la dipendenza e, allo stesso tempo, il rischio di overdose. Secondo gli investigatori italiani sono già emersi contatti tra i cartelli messicani, principali produttori della sostanza, e gruppi della criminalità organizzata italiana interessati alla sua distribuzione. Negli Stati Uniti il fentanyl è ormai considerato la principale emergenza sanitaria legata alle droghe. Negli ultimi anni ha provocato centinaia di migliaia di morti ed è diventato la prima causa di decesso tra i giovani adulti per overdose. Le immagini provenienti da città come Philadelphia, San Francisco e Kensington, con persone immobili o piegate su se stesse dopo l’assunzione della sostanza, hanno fatto il giro del mondo alimentando l’espressione “droga degli zombie”. La crisi ha assunto anche una dimensione geopolitica. Washington accusa da anni la Cina di non contrastare efficacemente la produzione e l’esportazione dei precursori chimici utilizzati dai cartelli messicani per sintetizzare il fentanyl destinato al mercato americano. Il tema è entrato stabilmente nei negoziati diplomatici tra le due superpotenze, diventando uno dei dossier più delicati nei rapporti tra Pechino e Washington. In Italia il fenomeno resta ancora circoscritto, ma gli esperti invitano a non abbassare la guardia. Le analisi delle acque reflue hanno già individuato tracce di fentanyl in numerose città italiane e la Relazione annuale al Parlamento sulle tossicodipendenze ha registrato i primi decessi attribuibili alla sostanza. Fra questi figura anche il caso di Trieste. A maggio, all’Ospedale di Cattinara è stato accertato quello che viene considerato il primo decesso documentato in Friuli Venezia Giulia riconducibile al fentanyl, episodio che ha contribuito ad accendere l’attenzione delle autorità sanitarie regionali sul rischio di diffusione dell’oppioide sintetico. Il caso triestino è stato uno dei segnali che hanno confermato come il fenomeno non riguardi più soltanto il Nord America, ma stia iniziando a interessare anche il territorio italiano.
Articolo di Francesco Viviani
La droga degli zombie uccide anche a Trieste: primo morto per Fentanyl


