29 giugno 2026 – ore 18:00 – Meno asfalto, più alberi e città progettate per resistere alle ondate di calore. È la ricetta indicata dal neurobiologo e divulgatore scientifico Stefano Mancuso in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, nella quale ha lanciato un allarme sulle conseguenze dell’aumento delle temperature e sulla necessità di ripensare profondamente gli spazi urbani. Un tema che riguarda anche Trieste, dove le estati stanno diventando sempre più calde e le ondate di afa sempre più frequenti. Secondo Mancuso, il caldo estremo rappresenta ormai un’emergenza sanitaria spesso sottovalutata. Citando uno studio pubblicato sulla rivista Nature, ha ricordato che nel solo luglio 2022 in Italia si sono registrati circa 16.500 decessi attribuibili alle elevate temperature. «Con numeri simili durante il Covid abbiamo chiuso il pianeta», osserva, sottolineando come gli effetti delle ondate di calore abbiano ormai un impatto diretto sulla salute pubblica. Per il docente la risposta non può essere affidata esclusivamente ai condizionatori, che definisce «un salvavita, ma non accessibile a tutti». La soluzione, sostiene, passa soprattutto dalla trasformazione delle città. «Le città sono raffreddabili», afferma, proponendo di eliminare il 20% delle superfici stradali asfaltate per lasciare spazio ad alberature e aree verdi capaci di abbassare sensibilmente le temperature urbane.
Trieste dispone già di numerose aree verdi e di un centro storico in parte pedonalizzato, ma presenta anche ampie superfici asfaltate, grandi parcheggi e importanti assi viari che durante i mesi estivi accumulano calore contribuendo al cosiddetto effetto “isola di calore”. In questo contesto, interventi come l’aumento delle alberature, la riqualificazione degli spazi pubblici e la riduzione delle superfici impermeabili sono indicati da numerosi urbanisti e climatologi tra le principali strategie di adattamento ai cambiamenti climatici. Più complessa appare invece l’ipotesi di una riduzione così consistente della rete stradale. La particolare conformazione di Trieste, sviluppata tra il mare e il Carso, con forti dislivelli e numerose direttrici di traffico obbligate, rende infatti difficile immaginare un’applicazione integrale della proposta avanzata da Mancuso senza un contestuale potenziamento del trasporto pubblico e della mobilità alternativa. Nell’intervista al Corriere della Sera, il neurobiologo sostiene inoltre che la progressiva pedonalizzazione delle città produca benefici anche dal punto di vista economico, favorendo il commercio di prossimità e restituendo spazio alle persone. «Le strade oggi sono luoghi delle automobili, ma sono nate per essere luoghi delle persone», osserva, invitando a superare un modello urbano costruito quasi esclusivamente intorno al traffico veicolare.
Articolo di Francesco Viviani
Dal Carso alle biblioteche: i rifugi climatici che potrebbero proteggere Trieste dal caldo


