Ddl Caccia: tutte le novità della riforma che sta spaccando l’Italia

27 giugno 2026 – ore 11:30 – Martedì 23 giugno, il Senato ha approvato il DDL 1552, ormai noto come “ddl Caccia”, con 80 voti favorevoli, 56 contrari e due astenuti. A favore del disegno di legge si sono schierati i partiti di centrodestra, mentre le opposizioni – tra cui Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra, Italia Viva e Azione – hanno votato contro. Se anche la Camera approverà il testo, questo diventerà legge a tutti gli effetti. Presentato per la prima volta a giugno 2025, il ddl sulla caccia consiste in una revisione della legge 157 del 1992, ovvero la principale legge italiana sulla tutela della fauna selvatica omeoterma e sulla regolazione delle attività venatorie. Per il governo, l’obiettivo della riforma è aggiornare una normativa ritenuta ormai datata; per opposizioni e associazioni ambientaliste, invece, il testo riduce le tutele per gli animali e gli ecosistemi.

Cosa prevede il ddl Caccia

Il disegno di legge introduce diverse novità, a cominciare dal riconoscimento della caccia come strumento di “gestione” della fauna selvatica e di conservazione degli ecosistemi. Il provvedimento attribuisce infatti ai cacciatori il ruolo di “bioregolatori”, figure che contribuirebbero a garantire il mantenimento dell’equilibrio faunistico. Al tempo stesso, il ddl modifica l’elenco delle specie cacciabili, introducendo tra queste l’oca selvatica e il piccione di città. Per quanto riguarda invece l’elenco delle “specie particolarmente protette”, c’è una novità ampiamente contestata dall’opposizione: il ddl rimuove il lupo dalla lista, di fatto allentando le restrizioni che ne garantiscono la tutela.

L’attività venatoria sarà regolata da specifici calendari venatori, che indicheranno quando e come si potrà cacciare. Tuttavia, il provvedimento amplia la possibilità per le Regioni di definire i propri calendari venatori, riducendo alcuni vincoli oggi esistenti: tra i punti più contestati c’è la possibilità di estendere l’attività venatoria ad alcuni periodi oggi maggiormente tutelati, come quelli della nidificazione e la migrazione delle specie. Le regioni dovranno comunque orientarsi sulla base delle fonti scientifiche indicate dalla Commissione europea e acquisire i pareri dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), e del Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale.

In questo contesto, il ruolo dell’ISPRA verrebbe però ridimensionato rispetto alla normativa vigente: il parere dell’Istituto non sarebbe più vincolante, bensì consultivo. Di conseguenza, alle Regioni verrebbe garantita maggiore autonomia nelle decisioni relative al calendario venatorio.

Regole più flessibili ma pene più severe

Il ddl sulla caccia introduce una serie di modifiche alle norme che regolano l’attività venatoria, rendendo più flessibili alcune disposizioni attualmente in vigore. Tra le principali novità figurano una disciplina meno restrittiva sull’utilizzo dei richiami vivi, cioè animali impiegati per attirare la selvaggina, e la possibilità di utilizzare, nei casi previsti dalla legge e per specifiche attività di controllo faunistico, strumenti come visori notturni e silenziatori.

Il ddl inasprisce tuttavia diverse sanzioni penali e amministrative previste dalla legge sulla caccia del 1992. Aumentano le pene per chi caccia nei periodi vietati o nelle aree protette, o utilizza mezzi non consentiti, mentre viene introdotta una multa per chi ostacola i piani di controllo della fauna selvatica. Al tempo stesso, viene eliminata la sanzione per chi pratica una forma di caccia diversa da quella inizialmente scelta, poiché il provvedimento supera l’obbligo di optare per una sola modalità venatoria (la cosiddetta “opzione caccia”).

“La legge sparatutto”

Emblematico il titolo attribuito dalle opposizioni al ddl sulla caccia, “la legge sparatutto”. Mentre il governo e le associazioni venatorie ritengono che la riforma migliori la gestione della fauna selvatica e aggiorni una normativa ferma da oltre trent’anni, le opposizioni, le associazioni ambientaliste e parte della comunità scientifica contestano con forza il ddl: in particolare, i detrattori denunciano “un grave arretramento nella tutela della fauna selvatica e del rapporto tra natura e comunità umane”, ritenendo inoltre che il provvedimento entri in conflitto con le direttive europee sulla conservazione della biodiversità.

Durante il voto del 23 giugno, davanti a Palazzo Madama si è svolto un sit-in promosso da Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu e WWF. In un comunicato rilasciato il giorno successivo, WWF ha definito il ddl sulla caccia “una pessima riforma che liberalizza l’attività venatoria e pone l’Italia a rischio di nuove procedure d’infrazione per il mancato rispetto delle direttive europee.”

L’associazione riassume così il testo della riforma: “Aree protette intese come un problema e non una risorsa, caccia nelle aree demaniali, aumento delle specie cacciabili, prolungamento dei calendari venatori, eliminazione dell’indirizzo tecnico-scientifico di ISPRA, deregolamentazione dei richiami vivi, natura mercificata e offerta a cacciatori stranieri che potranno venire in Italia senza alcun limite, sanzioni a chi prova a protestare contro gli abbattimenti.” Una descrizione che racchiude le contestazioni e le perplessità di tutti i soggetti contrari alla riforma.

E adesso?

Ottenuta l’approvazione del Senato, l’iter si sposta ora alla Camera dei deputati. Il testo dovrà affrontare l’esame delle commissioni e successivamente il voto dell’Aula. Se la Camera apporterà modifiche, il disegno di legge dovrà tornare al Senato prima dell’approvazione definitiva: se invece sarà approvato nello stesso testo, potrà essere promulgato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, entrando poi in vigore secondo i tempi previsti dalla legge.

Articolo di Benedetta Marchetti

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