Faglia doppia | Il delicato equilibrio dell’AMP di Miramare, tra specie aliene e nuove sfide ambientali

20 giugno 2026 – ore 16:00 – Specie aliene, ondate di calore, perdita di habitat: termini ormai familiari, entrati di recente nel vocabolario del nostro mare e dei suoi ecosistemi. In un presente particolarmente segnato dal cambiamento climatico, anche l’equilibrio del Golfo di Trieste si fa sempre più delicato. A spiegarlo è Saul Ciriaco, responsabile dei servizi di gestione e monitoraggio dell’Area Marina Protetta (AMP) di Miramare, che descrive come lo stato di salute del Golfo di Trieste sia oggi compromesso da un progressivo aumento delle temperature.

Lo stato di salute dell’AMP di Miramare

“È evidente che le temperature superficiali sono in aumento nell’ultimo secolo”, spiega l’esperto: “Arpa ha rilevato un aumento di temperature e salinità nel nostro mare, in particolare nel periodo invernale. Per ora, questi valori non intaccano il valore complessivo della biodiversità monitorata nell’AMP di Miramare. Gli indici di biodiversità sono anzi decisamente alti: per il momento siamo ottimisti, nonostante l’Area risulti comunque sotto pressione.” I segnali di sofferenza più evidenti, osservabili con le attività di monitoraggio, risultano legati a due principali componenti: quella sessile da un lato, e quella che riguarda l’allargamento della presenza di specie termofile dall’altro. Nel primo caso, si fa riferimento agli organismi che vivono attaccati al substrato, senza la possibilità di spostarsi. Un esempio è la Cladocora caespitosa, un corallo duro che rappresenta l’unico madreporario nel Golfo di Trieste: durante il periodo estivo, la Cladocora presenta oggi episodi di sbiancamento (bleaching) sempre più evidenti. “Lo sbiancamento, che può essere anche temporaneo, sempre più spesso non riesce a regredire e diventa esiziale: ciò significa che gli animali muoiono, sempre più frequentemente. Quanto alle specie termofile (etimologicamente, amiche del calore, ndr), non sono necessariamente aliene e provengono in molti casi dal Mediterraneo: questi esemplari, che prediligono temperature più alte, sono sempre più frequenti a Miramare proprio a causa dell’aumento delle temperature”.

Il “termometro vivente” del mare

Nell’AMP di Miramare, le temperature vengono monitorate con termometri specifici, che danno indicazione delle temperature superficiali e di quelle che si registrano a diverse profondità. Tuttavia, a queste misurazioni si aggiungono diversi indicatori fondamentali per monitorare lo stato di salute del mare. La già citata Cladocora caespitosa, in particolare, costituisce una sorta di “termometro vivente”, utile a segnalare gli effetti del cambiamento climatico nel Golfo. “La letteratura afferma che si può utilizzare la Cladocora come specie indicatrice per monitorare il cambiamento climatico, in quanto segnala con lo sbiancamento che la temperatura ha superato i limiti dei 26-27 gradi al fondo”, prosegue Saul Ciriaco: “Anche l’adattamento di specie aliene o termofile sono un indicatore tipico, così come alcuni fenomeni di mortalità di massa. Sotto questo aspetto, attenzioniamo in particolare la Pinna nobilis (il più grande bivalve del Mediterraneo, a rischio estinzione). Anche se non c’è prova di un legame diretto tra l’aumento della temperatura e la mortalità di massa di questo mollusco, è probabile che il calore abbia provocato condizioni ecologiche ideali affinché il protozoo che l’aggredisce, o più in generale dei patogeni, potessero prosperare e farne strage.”

Emergenze e progetti di conservazione

Tra le emergenze più gravi c’è il crollo della popolazione della già citata Pinna nobilis, la cui mortalità è passata dal 95% registrato tra il 2019 e il 2022 all’attuale 99%. Nella sola Area Marina Protetta di Miramare si stimava la presenza di circa 30 mila esemplari; oggi ne sopravvivono soltanto due, in linea con quanto osservato in gran parte del Mediterraneo. Per contrastare questo declino, nell’ambito del progetto LIFE Pinna, l’AMP collabora con l’Università degli Studi di Genova, l’Università degli Studi di Sassari, ARPA Liguria e il National Institute of Biology. Le attività si concentrano sul miglioramento dell’efficienza riproduttiva della specie, sia in mare, attraverso il posizionamento di collettori larvali destinati alla raccolta di giovani individui per successivi trapianti, sia in cattività.

Parallelamente, gli interventi puntano a mitigare gli effetti del riscaldamento delle acque e a favorire il ripristino degli habitat marini. Tra le misure sperimentate vi è lo spostamento delle colonie di Cladocora caespitosa verso fondali più profondi, dove le temperature risultano più basse. Si tratta di una soluzione temporanea, pensata per aumentare le possibilità di sopravvivenza delle specie più vulnerabili in attesa di strategie di conservazione più durature ed efficaci.

L’impatto delle onde di calore

Un argomento a sé per rilevanza è rappresentato dalle ondate di calore. “Le cosiddette heat waves sono aumenti di temperatura particolarmente spiccati, fino a +2 o +4 gradi rispetto alla media stagionale, che si protraggono per tempo prolungato, non necessariamente d’estate”, spiega ancora il naturalista: “È proprio nei periodi invernali che danno squilibri maggiori, legati soprattutto ai cicli vitali di vegetali e animali. Un dato per tutti è il numero straordinario di heat waves registrato nel 2024, con diverse anomalie termiche tra gennaio e maggio nonché a luglio e nelle prime due decadi di agosto. Lo sostengono i dati Arpa, in base ai quali il 2024 è considerato un anno record dalla comunità scientifica, così come è generalmente accettato che le heat waves sono sempre più frequenti.” A esserne maggiormente colpiti sono gli organismi più sensibili, quelli che non possono muoversi, come i delicati organismi sessili. Come già anticipato, nell’area di Miramare gli effetti principali si osservano sugli esemplari di madrepora e di Pinna nobilis: non vanno tuttavia dimenticate le spugne, che da almeno tre o quattro anni presentano una mortalità spiccata, in particolare per quanto riguarda le spugne nere, che per il loro colore accumulano maggior calore. Da citare inoltre la lunga fioritura di mucillagini del 2024, protrattasi da metà giugno per gran parte dell’estate: anche in questo caso, le heat waves hanno giocato un ruolo fondamentale.

L’impatto sugli ecosistemi e sulla pesca

Quali conseguenze può avere il cambiamento climatico sulle attività economiche legate al mare? “Se l’effetto più diretto a livello ecosistemico è la moria di massa o lo sbiancamento sulla fauna invertebrata e sessile, sul piano economico c’è dimensione problematica legata al comparto della pesca e dell’acquacoltura“, risponde Saul Ciriaco: “Come già accennato, le mutate temperature favoriscono specie aliene come il granchio blu. L’influenza dell’aumento delle temperature non è legata solo ad alcune specie, ma più in generale alla modifica dei cicli riproduttivi e dunque a distribuzione e abbondanza dei pesci, con un effetto indiretto su pesca ed acquacoltura. Si registrano in particolare difficoltà dei pesci a riprodursi e aumento di predatori provenienti da mari più caldi.

Gli habitat più colpiti

Le biocenosi dei fondi duri risultano tra gli habitat del Golfo maggiormente colpiti dagli effetti dell’aumento delle temperature. Anche le praterie di fanerogame marine, in particolare quelle di Cymodocea nodosa, mostrano segnali di sofferenza. A livello di specie, alcune sono oggi a rischio o stanno registrando forti contrazioni; è il caso appunto della Pinna nobilis, al centro di un’emergenza di scala mediterranea. Parallelamente, si osserva una diminuzione di specie cosiddette ‘fredde’, come la papalina”. Va sottolineato che ci sono fattori che contribuiscono, assieme al cambiamento climatico, alla perdita di habitat e alla regressione delle specie. “Le temperature sono un fattore contribuente, non scatenante. A queste si aggiungono ad esempio inquinamento, eutrofizzazione e fenomeni locali di anossia.

Specie aliene e nuovi equilibri nel Golfo di Trieste

Quanto alla presenza di specie aliene nel Golfo di Trieste, “la frequenza sembra in aumento, ma è anche vero che aumentano gli osservatori e la rapidità della diffusione delle informazioni raccolte, anche grazie ai social. Potrebbe esserci un bias nel dire che la frequenza è aumentata. Certo è che almeno ogni anno c’è una specie nuova, dal pesce coniglio al pesce scoiattolo, attirando l’attenzione dei media. Lo stesso vale per il granchio blu, che però già negli anni ’40 era arrivato a Grado. In generale, le specie aliene arrivano nel Golfo di Trieste sia dal Mediterraneo meridionale sia da altri mari, come nel caso di pesce coniglio e scoiattolo. Più spesso, gli organismi risalgono l’Adriatico dal Mediterraneo: si tratta di specie termofile, ma comunque mediterranee. È il caso di specie ubiquitarie come il pesce serra o il barracuda, una volta molto raro da trovare a queste latitudini, che sembra essere diventato di casa negli ultimi anni, perlomeno nel Golfo.”

Il fenomeno produce alcuni cambiamenti negli equilibri ecologici locali. “Ciò che meglio si nota è il rapporto tra predatori, la crescente competizione per spazio e prede. Il granchio blu, estremamente vorace, che si nutre di piccoli pesci e molluschi, ha messo in crisi le popolazioni locali delle vongole, alterando gli equilibri ecologici. Dal punto di vista delle specie marine si nota uno spostamento della composizione dei gruppi, con meno ‘specie fredde’ (canocchia) e più specie tipiche di acque calde (mazzancolla). Dal punto di vista dell’interazione tra specie, ci serve un piano di monitoraggio che non si limiti a segnalare sporadicamente la presenza di determinate specie, ma che sia pluriennale, per avere dati storici su variazioni e presenza di esemplari differenti”.

Censire l’Area Marina Protetta di Miramare

Necessario un focus sui dati raccolti regolarmente nell’Area Marina Protetta di Miramare. “Storicamente da quando è nata l’AMP si svolge con maggiore frequenza il censimento ittico, a cura dei subacquei, in maniera non invasiva e in tutti i mesi dell’anno, con particolare attenzione in estate. Ciò permette di censire specie aliene, composizioni relative delle abbondanze, anche suddivise per taglia. Questa osservazione, comparata con le rilevazioni a Grignano e a Santa Croce, fanno capire se l’Area Marina ha una popolazione più o meno ricca rispetto all’esterno. I dati sono confortanti. C’è un effetto di spillover, ovvero l’uscita di pesci dall’AMP, che si rende evidente nella diga frangiflutti di Grignano.” Oltre al censimento ittico, vengono eseguite valutazioni anche sulla macrofauna bentonica. “Lavoriamo anche su alghe brune e fanerogame, in forte regressione nel golfo dal 2014, benché con timidi segnali di ripresa tra il 2019 e il 2020”.

Prospettive future

“L’aumento delle temperature, l’innalzamento del livello del mare e l’incremento della salinità non potranno che influire in maniera significativa sulla salute del Golfo. La natura è sicuramente in grado di adattarsi, ma ci sono situazioni in cui la resilienza e la capacità di rispondere in modo efficace ai cambiamenti climatici dipendono dallo stato di salute dell’ecosistema. Dobbiamo mantenere un buono stato di conservazione di habitat e specie. Migliore è l’equilibrio, migliore è la capacità di organismi di rispondere allo stress ambientale.”

Approfondimento a cura di Benedetta Marchetti e Lilli Goriup
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