Nazionale Italiana di Calcio, la nuova maglia verde tra storia e polemiche

12.10.2019 – 11.00 – Questa sera, alle 20.45, allo Stadio Olimpico di Roma, si disputerà l’attesissimo match Italia-Grecia. Questa partita sarà decisiva; in caso di vittoria, infatti, la nostra Nazionale si qualificherebbe per partecipare all’imminente campionato europeo 2020 (NDR: Il primo itinerante della storia). Nonostante l’importanza sportiva dell’evento, in questi giorni, più che delle formazioni e dello stato di salute dei giocatori, i riflettori sono stati per lo più puntati sulla colorazione della terza divisa, che verrà utilizzata, dai nostri ragazzi durante l’incontro.

Stiamo parlando della nuova maglia verde ‘’Italia Renaissance’’, nata dalla collaborazione tra FIGC ed il marchio sportivo PUMA per celebrare l’attuale formazione della Nazionale Italiana di Calcio, la più giovane di sempre. Il verde del tessuto, infatti, è un chiaro riferimento alla speranza; quella di vedere questi giovani calciatori italiani conquistare i più importanti trofei nelle future competizioni internazionali.

La nuova terza divisa della Nazionale Italiana di Calcio.
Foto: Puma.com

Nonostante le buone intenzioni del progetto, la maglia verde della speranza si è trasformata, sin dalla sua presentazione, in maglia verde della discordia, scatenando polemiche, più o meno comprensibili (l’Italia indossò la divisa verde già nel 1954 contro l’Argentina, anch’essa bianco/azzurra), tra tifosi, politici e amanti del calcio in generale.

Siamo onesti, al di là dell’intento scaramantico, ci troviamo al cospetto di una mera operazione di marketing studiata ad hoc dalla federcalcio per alimentare le proprie casse con la vendita del merchandising; un aspetto che, al giorno d’oggi, un team calcistico non può più fare a meno di considerare. Esemplare è stato infatti il caso della Juventus che, nel 2018, dopo aver sborsato 105 milioni per il fuoriclasse portoghese ‘’Cristiano Ronaldo’’, in un paio di mesi è riuscita a rientrare nelle spese grazie alla vendita delle repliche delle sue divise da gara ufficiali.

Ad aver progettato, disegnato e prodotto la terza maglia della nostra Nazionale di Calcio è stato il marchio tedesco di abbigliamento sportivo Puma, sponsor tecnico dell’Italia da quasi un ventennio. Ogni anno, il brand del felino, versa circa 18 milioni di euro nelle casse della Federazione Italiana Giuoco Calcio, con una clausola di bonus/malus dipendente dai risultati conseguiti dalla squadra. Un’operazione commerciale, quindi, nata dal bisogno di trovare, altrove, le risorse economiche che il CONI, annualmente, continua a tagliare.

Nel 2017 sono stati venduti in giro per il mondo oltre 600.000 prodotti ufficiali ‘’Puma-Italia’’ contro l’1.200.000 del 2016, anno dell’Europeo, e l’1.400.000 del 2014 anno del Mondiale. Sorprendentemente il merchandising della nostra Nazionale tira più all’estero che nel nostro paese; in primis USA, Germania e Francia, tutti e tre paesi che vedono una forte presenza sul territorio, di comunità di Italiani.

Perchè gli sportivi italiani indossano divise azzurre?

La prima disciplina sportiva ad adottare una divisa di colore azzurro, quale simbolo di appartenenza all’Italia, fu il calcio; il 6 Gennaio del 1911. Le fonti storiche più accreditate ricordano che l’azzurro è stato scelto in onore di Casa Savoia, in quanto celebrava il colore del loro casato; il ‘’Blu Savoia’’. Questa particolare tonalità cromatica, a sua volta, era stata tratta dalla tinta del manto di Maria Vergine a cui la famiglia reale era devota.

Il colore dei cieli, impiegò qualche anno a diffondersi anche sulle divise delle altre discipline sportive nazionali. Gli atleti italiani adotteranno unanimamente l’azzurro, solo a partire dall’Olimpiade del 1932, poichè colore istituzionale approvato dal CONI.

E quindi giusto definire, oggi, il ‘’Blu Savoia’’, colore ufficiale dell’Italia e incriminare la divisa verde, che invece propone uno dei colori principali del vessillo tricolore? A voi l’ardua sentenza.

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