Faglia Doppia | Alla scoperta della Val Rosandra, un ecosistema da proteggere 

19 luglio 2026 – ore 16:00 – Una passeggiata in Val Rosandra può rappresentare molto più di un’evasione momentanea dalla frenesia della città: se attraversata con consapevolezza, la Riserva può offrire il contesto ideale per una riflessione più profonda sulla tutela dell’ambiente, oltre a suggestivi scorci panoramici. Se nella scorsa puntata di Faglia Doppia a nostra firma avevamo esplorato il delicato equilibrio dell’ecosistema dell’area marina protetta di di Miramare, oggi proseguiamo dunque il nostro viaggio, com’è nello spirito di questa proposta editoriale, alla scoperta della nuda vita nei siti naturalistici della provincia di Trieste, andando a conoscere meglio questa speciale porzione di landa carsica, al confine tra Italia e Slovenia, e i suoi abitanti. Qual è allora l’impatto del turismo su un ecosistema così ricco di biodiversità? Cosa significa rispettare un’area protetta come la Val Rosandra? E quali sono le sfide che oggi la Riserva si ritrova ad affrontare? L’abbiamo chiesto a Jasmin Pečar, referente del Comune di San Dorligo della Valle-Občina Dolina, Area Lavori pubblici, Ambiente e Cultura, per far luce sugli aspetti meno visibili di quest’area naturale protetta e conoscere il lavoro che sta dietro alla sua gestione.

Equilibrio tra tutela e fruizione. La Riserva della Val Rosandra – Glinščica è una delle aree naturali più frequentate del Friuli Venezia Giulia, il suo successo rappresenta al contempo una grande opportunità e una grande responsabilità. Come spiega Jasmin Pečar, ogni visitatore che entra nella Riserva è una persona che si avvicina alla natura e ne scopre il valore, ma anche una presenza che può provocare un impatto sugli habitat, sulla fauna e sui delicati equilibri dell’ecosistema. “Il senso non è impedire alle persone di frequentare l’area, ma trovare un equilibrio tra due esigenze entrambe legittime: tutelare un patrimonio naturale unico e consentire a tutti di viverlo in modo consapevole e rispettoso”. Proprio per questo motivo, quando si parla della Val Rosandra l’associazione con il turismo sostenibile sorge spontanea.

“È un tema di cui oggi si parla sempre più spesso” sottolinea Pečar, “forse anche perché il rapporto delle persone con la natura è cambiato, e comportamenti un tempo considerati spontanei oggi devono essere nuovamente spiegati e condivisi”. Entrare in Val Rosandra da escursionisti, climber o turisti significa in ogni caso varcare la soglia di un’area protetta: bisogna quindi adottare le stesse attenzioni che si dovrebbero avere frequentando un ambiente naturale di montagna. “Non bisogna viverla come un luogo fatto di divieti”, puntualizza Pečar, “ma come uno spazio da rispettare e attraversare con responsabilità”. In questo contesto si inserisce anche il progetto europeo Engreen II, che a breve verrà completato con la nuova segnaletica verticale, finora carente nella Riserva: l’obiettivo non è solo orientare i visitatori, ma anche favorire una fruizione più consapevole del territorio, senza che questa debba dipendere da cellulari o Gps. Insomma, il progetto vuole suggerire ai visitatori un modo più autentico di vivere la natura.

Il patrimonio della Val Rosandra. “Il territorio della Riserva si estende fino al Monte Cocusso e racchiude geologia, biodiversità, storia, archeologia, patrimonio culturale e una forte dimensione transfrontaliera, spesso non immediatamente percepibili a una prima visita” racconta Jasmin Pečar. Qui il bilinguismo fa parte della quotidianità, e la collaborazione con il territorio sloveno nasce in modo spontaneo: la natura non conosce confini e gli ambienti della valle proseguono oltre il limite amministrativo, collegandosi con il vicino Krajinski park Beka, con cui condivide valori naturalistici e paesaggistici comuni. La Val Rosandra vanta inoltre un’elevatissima biodiversità, tanto che “non è possibile indicare un numero preciso delle specie presenti”, spiega Pečar. Tra le specie di maggiore interesse conservazionistico c’è il gambero di fiume (Austropotamobius pallipes), particolarmente sensibile alla qualità dell’acqua e alle alterazioni dell’ecosistema. Proprio per tutelarlo è stato avviato, in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste, un progetto di eradicazione della trota fario, specie alloctona che esercita una forte pressione predatoria sul gambero e minaccia gli equilibri dell’ecosistema. Inoltre, la Riserva partecipa al progetto europeo PALLIPES, dedicato alla conservazione di questa specie e dei suoi habitat.

La gestione della Riserva: il ruolo del Comune. Spesso, la fruizione della Riserva si limita alla dimensione naturalistica e paesaggistica, senza sconfinare in una riflessione più ampia sulla gestione di un sito così esteso. “Gestire una Riserva significa molto più che mantenere i sentieri”, racconta Pečar: “Significa monitorare habitat e specie, grazie ad un piano decennale sul monitoraggio della flora e della fauna; promuovere attività di ricerca scientifica, come il progetto realizzato con l’Università di Trieste per l’eradicazione della trota fario; significa anche sviluppare progetti europei di valorizzazione e tutela del territorio, come Engreen, che ha portato al ripristino della ghiacciaia di Draga, Engreen II, dedicato alla nuova segnaletica e alla pubblicazione sui mulini, e KASTellieri, per la valorizzazione dei castellieri del Monte Carso.”

Le sfide di oggi. Tra le principali criticità che la Riserva si ritrova oggi ad affrontare, Pečar cita l’aumento delle temperature e l’impatto del turismo. “Nei periodi di siccità, il torrente Rosandra ha una portata sempre più ridotta e questo si ripercuote sull’intero ecosistema”, spiega. “Un altro problema è la concentrazione di molte persone negli stessi luoghi e negli stessi periodi. Questo può provocare disturbo alla fauna, maggiore pressione sugli habitat più delicati e un aumento dei comportamenti non compatibili con un’area protetta”. Fare il bagno nel torrente, abbandonare rifiuti, produrre rumori molesti o uscire dai sentieri: sono questi i principali comportamenti da evitare durante la visita in Riserva. “La maggior parte dei visitatori la frequenta con rispetto, ma è fondamentale ricordare che la Val Rosandra è un’area naturale protetta e non un semplice luogo ricreativo”, puntualizza Pečar. Fanno riflettere anche i recenti imbrattamenti con vernice spray che, nella zona delle pozze lungo il torrente, hanno deturpato la roccia carsica porosa, penetrando in profondità. “Al momento sono ancora in corso gli accertamenti”, rivela Pečar.

“Fatti di questo tipo dimostrano quanto sia ancora importante sensibilizzare i visitatori al rispetto del sito. Desidero trasmettere un messaggio semplice, ma fondamentale: la Val Rosandra è un ambiente naturale protetto, aperto e fruibile da tutti, ma proprio per questo richiede attenzione, responsabilità e rispetto da parte di ciascun visitatore. Se riuscissimo a far passare questo concetto, avremmo già raggiunto uno degli obiettivi più importanti della gestione della Riserva”. Una delle oasi naturalistiche più amate non solo dai residenti nella provincia di Trieste ma anche dal resto del Friuli Venezia Giulia e dalla vicina Slovenia, la Val Rosandra si rivela dunque come un autentico crocevia di biodiversità, dove vari habitat nonché specie animali e vegetali s’incontrano a formare un delicato equilibrio, che oggi si trova ad affrontare le sfide del presente legate ai cambiamenti climatici e al turismo: sfide che la Riserva naturale potrà vincere più facilmente con il contributo di ciascuno, se sceglierà di visitarla con rispetto e consapevolezza. La suggestiva immagine che accompagna questo testo è una gentile concessione del Comune di San Dorligo della Valle-Občina Dolina ai fini della pubblicazione dell’articolo: a questo indirizzo la foto originale.

Approfondimento a cura di Lilli Goriup e Benedetta Marchetti 

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