Tagli alla Sanità, Trieste. Consultori chiusi e denunce dei sindacati: il dissenso aumenta

 

CONSULTORI, IL DISSENSO CRESCE.
UN CLIMAX DI TENSIONE DAVANTI AL CONSIGLIO REGIONALE

02.02.2024 – 11.43 – “La chiusura di due consultori triestini è l’ennesimo segno di uno smantellamento progressivo del servizio pubblico, già sottostimato per le necessità e il numero di persone sul territorio. Ad oggi, le piazze sono uno dei pochi luoghi dove far sentire le proprie istanze”, racconta Emiliano, 25 anni, presente tra i manifestanti al presidio organizzato ieri da Non Una di Meno (Nudm) e il Comitato di Partecipazione per i Consultori in Piazza Oberdan, davanti al Consiglio Regionale. Oltre 150 le persone presenti alla protesta, unite per farsi sentire a fronte della chiusura, già avvenuta, delle due sedi consultoriali di San Giacomo e San Giovanni in nome di una “riorganizzazione dei servizi” da parte dell’Azienda Sanitaria.

“I consultori hanno chiuso da un giorno all’altro, nonostante fosse stato promesso un largo preavviso. La nostra rabbia non è calata: i servizi territoriali diffusi sono una necessità. Ci troviamo di nuovo sotto un palazzo istituzionale che ha responsabilità decisionali. Un passo indietro non è detto che non si possa fare, riaprirli non è detto che non si possa”, afferma Nudm. Ed è proprio in quel palazzo istituzionale, il Consiglio Regionale, che nel pomeriggio di ieri si discuteva, per la prima volta, una mozione sottoscritta da tutto il centrosinistra a “potenziamento dei servizi sanitari pubblici di prossimità”, di Consultori e Distretti in tutta la Regione del Friuli-Venezia Giulia.

Prima della ripresa pomeridiana dei lavori nel Consiglio, una delegazione del Comitato è stata accolta; invitata a ricordare le iniziative condotte a favore del mantenimento delle quattro sedi consultori. Una richiesta spiazzante – si legge nel comunicato stampa del Comitato – dopo le numerose uscite su stampa, televisioni e siti locali.

Nel pomeriggio è continuata, poi, la manifestazione cittadina in piazza, spazio di democrazia e di sguardi che si incrociano per riconoscersi. Un incontro per esprimere, a gran voce, il dissenso per la chiusura dei due presidi – simbolo della salute pubblica e territoriale –  che si è concluso con alti momenti di tensione per i tentativi della folla di entrare nel palazzo del Consiglio Regionale, seguito dall’intervento dei Carabinieri con scudi antisommossa. La seduta del Consiglio è ripresa alla 17, dopo una sospensione di una ventina di minuti per “ragioni di ordine pubblico”. È stato concesso, a quel punto, il permesso di entrare ad alcune attiviste (in numero limitato), ma con risultati vani: la discussione in Consiglio era il sesto dei sette punti previsti all’ordine del giorno: sospesi i lavori alle 18.30. La mozione è stata rimandata a data da destinarsi, forse a marzo.

SANITÀ, TAGLI E POCA TRASPARENZA. LA DENUNCIA DEI SINDACATI

Un taglio agli stipendi di almeno 300 euro netti al mese per i dipendenti di Asugi e Burlo. È questa la denuncia dei sindacati Fp Cgl, Cisl e Fials a fronte della nuova manovra regionale che prevede un versamento diverso delle quote RAR (risorse aggiuntive regionali).

“ASUGI e Burlo saranno colpite in maniera drastica da questo ridimensionamento delle risorse. Si contano già quasi 3milioni in meno per ASUGI e un taglio di 380mila per il Burlo. Non sarà possibile pagare ai dipendenti le maggiorazioni del notturno e del festivo, i turni aggiuntivi, i rientri in servizio; nemmeno le reperibilità e l’indennità dei corsi di laurea”, afferma Francesca Fratianni, Responsabile Sanità Fp Cgil. Le risorse, secondo i dati raccolti dai sindacati, saranno ridistribuite a Udine, Pordenone e al CRO di Aviano. “La perequazione, termine tecnico usato dall’assessore che indica una distribuzione basata su criteri di equità, non contempla nuove risorse. Abbiamo chiesto un tavolo tecnico per rendere trasparenti le modalità con cui si è arrivata a questa ridistribuzione”, sostiene Fabio Potoscnig (Fials).

Un altro capitolo buio, a detta dei sindacati, sono le assunzioni nel comparto sanitario. “Non c’è un piano di assunzione per il 2024 e nell’ultimo semestre del 2023 non c’è mai stato un turnover. Vogliamo risposte”, conclude Giorgio Lurkic (Cisl).

[m.p]

 

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