18.01.2022 – 10.24 – Sono state pubblicate lo scorso 9 gennaio e rimarranno disponibili fino al 24 per eventuali osservazioni le integrazioni alla Valutazione di impatto ambientale per il progetto di potenziamento della linea ferrovia Trieste-Venezia. Non si tratta, nonostante i proclami passati, dell’alta velocità, ma di un potenziamento della linea necessario per ‘tagliare’ i tempi di dodici minuti sul tragitto. Si tratta di una partita fondamentale per il Friuli Venezia Giulia, sul quale si gioca l’evoluzione di Trieste; il riferimento solitamente è al turismo congressuale che ormai dispone delle strutture e della qualità necessaria (es. grazie al Centro Congressi del Porto Vecchio), ma il punto cruciale rimane il trasporto delle merci dallo scalo giuliano. Anche il Porto, onde essere competitivo, deve poter disporre di una linea ferroviaria veloce e soprattutto con più linee; e rimangono in tal senso nel FVG alcuni colli di bottiglia che nemmeno il potenziamento risolve.
Scendendo nello specifico il progetto prevede la modifica del tracciato attraverso interventi per ‘rettificare’ le curve, adeguare le opere civili e la trazione elettrica, potenziamento tecnologico della linea, eliminazione dei passaggi a livello e inserimento di variazioni del tracciato usuale laddove le modifiche impediscano di migliorare le prestazioni poste come obiettivi.
Alcuni interventi, finanziati dal decreto ‘Sblocca Italia’, sono già in corso; quelli invece concernenti Portogruaro, Latisana e il fiume Isonzo e in particolar modo la soppressione di 23 passaggi a livello, sono previsti sul medio periodo. Infine, sul lungo periodo, sono previsti interventi di realizzazione della Fase 1 della nuova linea AV/AC Ronchi-Trieste, la tratta Ronchi–Aurisina (con il nuovo bivio S. Polo), il nuovo Posto di Movimento con modulo 750 metri (San Donà di Piave) e l’adeguamento Categoria ‘D4′, la Fase 2 della linea AV/AC Ronchi–Trieste e la tratta Aurisina-Trieste. A livello di logistica e trasporto merci il piano di RFI prevede l’adeguamento del modulo a 750 m e del peso assiale appena sul lungo periodo, oltre il 2026; una scelta che inevitabilmente porrà anche il porto triestino e gli interporti friulani in condizioni di svantaggio a confronto con altre regioni europee. Non si tratta in questo caso infatti di potenziamenti, ma di caratteristiche richieste come fondamentali dal piano europeo per le reti ferroviarie sui corridoi Ten T. L’insieme degli interventi di RFI costerà un gran totale di 1,51 miliardi di euro.
[z.s.]


