26.08.2022 – 08.12 – Con Claudio Giacomelli, capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Friuli Venezia Giulia, c’eravamo già dati appuntamento sul tema: importante, delicato, complesso. Ed ecco l’occasione: Chiara Ferragni contro Giorgia Meloni sull’aborto, con tanto di appello, di fatto, a non votare per Fratelli d’Italia dalla sua posizione di Influencer più influenzante d’Italia con quasi 28 milioni di follower. Ed è di nuovo polemica. Scontro fra donne, e fra donne e uomini, con al centro la politica e le elezioni del 25 settembre 2022.
Giacomelli, tutti contro Giorgia Meloni?
“Partiamo dalla base. Oggi c’è astio nei confronti di Giorgia Meloni; è la storia di tutta la seconda Repubblica, fatta di guerre sante della sinistra italiana contro l’avversario più forte che via via le si presenta davanti. Prima la guerra santa contro Silvio Berlusconi, poi la guerra santa contro Umberto Bossi, poi Gianfranco Fini, poi di nuovo Berlusconi, poi Matteo Salvini… adesso tocca a Giorgia Meloni. È il modo della sinistra di mobilitare l’elettorato: per farlo, si avvalgono anche di Influencer e uomini e donne di spettacolo. Devo dire: un’aggressione davvero intollerabile”.
Secondo lei la sinistra non è abbastanza di sinistra?
“Negli ultimi dieci anni, il Partito Democratico è stato al governo per nove, e di sinistra non dice più nulla da tempo. Non parla più di diritti fondamentali: il diritto al lavoro, il diritto alla casa, alla famiglia e alla maternità. Che cosa ha fatto, il PD, in questi anni? Invece di parlarne e di spiegarlo, riecco la guerra santa contro il pericolo per la democrazia, il candidato di destra di turno. Lo sentiamo dire da trent’anni, e credo che gli italiani non ci credano più”.
Che cosa intende, Giorgia Meloni, quando parla di necessità di parlare di aborto in modo diverso?
“In realtà la Legge 194 viene applicata, oggi, soltanto in parte. La 194 dice anche che ci sono una serie di misure da mettere in atto per aiutare le donne a non avere di fronte, come possibilità, solo l’aborto. Dice di parlare con loro, e affiancarle nella decisione, anche quella di non abortire. L’aborto è una scelta estremamente difficile per qualsiasi donna; mi rifiuto di pensare che si possa fare a cuor leggero. Quando si parla di Legge 194 ci si dimentica completamente tutta la parte in cui sono previsti proprio gli aiuti a non abortire: sono stati completamente dimenticati. Sarebbe quindi l’applicazione effettiva della Legge 194 nella sua interezza, a essere un grandissimo passo avanti. La scelta può essere anche a favore della vita”.
Volevamo parlare con lei, dopo la decisione presa contro la Roe-Wade, proprio di questo; l’occasione, con Ferragni, torna oggi.
“C’è stato un amplissimo dibattito sulla sentenza della Corte Suprema americana. La Corte Suprema non ha vietato l’aborto: ha sentenziato che il diritto all’aborto non è compreso nella Costituzione degli Stati Uniti, rimandando la scelta ai legislatori dei singoli stati. È esattamente la situazione italiana in un contesto europeo. Il resto poi fa parte del mondo dei media, dove spesso si esagera: quando gli Stati Uniti hanno aperto ai matrimoni omosessuali, si è detto, in Italia, che gli Stati Uniti erano molto più avanti rispetto a noi e l’Italia era al medio evo. Quando c’è stata la sentenza sull’aborto, si è detto l’Italia è avanti e gli Stati Uniti sono al medio evo”.
In definitiva in Italia, sull’aborto, dove siamo? E dov’è Fratelli d’Italia?
“In Italia ci sono due punti cardine, entrambi riguardanti l’aborto. La proposta del Movimento per la Vita di abolire la Legge 194 non è passata; e l’aborto terapeutico è parte del diritto alla salute, che è garantito dalla Costituzione. L’altra proposta del Partito Radicale, che proponeva di liberalizzare completamente l’aborto, allo stesso modo non è passata; e non c’è una chiara definizione del nascituro dal momento del concepimento. Il diritto innato alla vita si ritrova anche nella convenzione internazionale di New York, sottoscritta anche dall’Italia. In sostanza, e così hanno deciso gli italiani: ‘l’aborto è un diritto che non si può abolire del tutto, ma non può essere un diritto liberalizzato del tutto’. Fratelli d’Italia si muove in questo ambito”.
C’è anche il video dello stupro, e di nuovo Giorgia Meloni è nella bufera. Quanto pericolosi sono i Social media?
“Credo che la strumentalizzazione del video sia parte della campagna, che definisco di vero e proprio odio, contro Giorgia Meloni. Partiamo dall’inizio: non è stata Giorgia Meloni a rendere pubblico il video e a metterlo in rete. L’ha scaricato dal sito di un quotidiano. Già qui, dico: fino a quando il video era pubblicato solo sui media, nessuno ha detto una parola. Nel momento in cui a ripubblicarlo è stata Giorgia Meloni, invece, si è scatenato un putiferio, comprese le richieste di scuse. Mi domando se queste richieste sono state fatte ai quotidiani nazionali che hanno una responsabilità ben precisa: mi viene in mente il quotidiano ‘La Stampa’. E mi rispondo di no. Credo che di certi episodi contro le donne bisogni parlare; che su di essi sia necessario riflettere. Quando si protegge l’identità della persona, una cosa come questa, sebbene così forte, serve a prendere coscienza di una situazione molto difficile dal punto di vista dei reati sessuali. Posso dire di non aver visto le stesse polemiche quando è stato messo in rete il video della tragedia che ha coinvolto l’ambulante picchiato e strangolato a morte. Una vicenda terrificante. Quel video, però, era ovunque: ciò che accadeva era ripreso in tutte le fasi. Se i giornali pubblicano una notizia in un certo modo e non si dice niente, mentre si dice tutto quando la pubblica Giorgia Meloni, ci rendiamo conto di una cosa precisa: siamo in piena campagna elettorale”.
Scontro frontale sui media?
“Con Enrico Letta che va sui giornali internazionali a dire: ‘Se vince la Meloni, questa è una tragedia per la democrazia’, e spaventa i mercati. La sinistra fa di tutto per vincere; lo fa in modo scorretto, io credo così, e credo che Fratelli d’Italia stia facendo una campagna sui contenuti. E non sono mai stato più convinto di oggi che la nostra sia la miglior coalizione che si presenta alle elezioni”.
In Fratelli d’Italia, di donne ce ne sono tante, ne parlavamo già. Pronte, anche quelle del Friuli Venezia Giulia, all’impegno in Parlamento.
“Giorgia Meloni è l’unica donna in Italia che ha fondato e presiede un partito. L’unica italiana a presiedere un raggruppamento di partiti europei, quello dei Conservatori riformisti. Devo dire che vedo le donne a sinistra procedere per quote rosa, e allora mi chiedo come sia possibile ritrovarsi su alcuni giornali a leggere: ‘Fratelli d’Italia è un partito maschilista’. ‘Giorgia Meloni è maschilista’. Siamo al ‘tutto va bene’, al ‘tutto è valido’ contro di noi. In Friuli Venezia Giulia, nella lista proporzionale, abbiamo come candidata capolista per tutta la regione Nicole Matteoni. È la donna che per prima nel 2012 ha creduto in Giorgia Meloni a Trieste; oggi è una delle più giovani amministratrici d’Italia come assessore in un comune capoluogo. E ha dimostrato quanto vale, e quanto merita”.
Se parliamo di rappresentanza, si stava meglio prima del taglio dei parlamentari, o si sta meglio adesso?
“Lo scopriremo. Solo dopo il voto scopriremo per davvero quale sarà il grado di rappresentanza in seno agli organismi nazionali che il nuovo sistema porta alle regioni più piccole. Arrivati a questo punto, tra un mese lo sapremo”.
Se la destra vince e soprattutto se Fratelli d’Italia vince, le responsabilità che si ritroverà sulle spalle saranno tante. E c’è una grandissima aspettativa. Cosa si potrà fare di diverso in Friuli Venezia Giulia? Di concreto?
“In questo momento non abbiamo ancora presentato il programma per Trieste. Sappiamo che la situazione sarà estremamente complessa, e la finanziaria che ci aspetta difficilissima. Non sappiamo se ci sarà ancora una nuova ondata di pandemia Covid, abbiamo un PNRR che presenta già elementi di anzianità rispetto alla situazione reale, e i quadri economici delle opere da mettere in atto dopo lo scoppio della guerra in Ucraina sono probabilmente sballati dopo l’aumento del costo dell’energia e delle materie prime. La missione sarà molto impegnativa; sentiremo i portatori d’interesse e i rappresentanti di categoria di tutta la regione per formulare un vero e proprio programma per il Friuli Venezia Giulia e per la nostra città. Posso dire fin da subito che alcune cose ci saranno sicuramente: l’emergenza Wärtsilä, e per il quinquennio di legislatura il compimento dell’extra doganalità dei punti franchi del porto di Trieste. Sarà necessario risolvere la situazione dei siti inquinati, che stanno fermando la nostra imprenditoria. E dal punto di vista sociale, una nuova consapevolezza sul problema dell’immigrazione clandestina attraverso la Rotta Balcanica. Sono partite di competenza statale e sono convinto che i nostri rappresentanti le porteranno avanti”.
Per Wärtsilä Italia, Giacomelli, quale futuro immagina?
“La questione Wärtsilä non è solo una questione triestina ma nazionale, non solo per il numero di lavoratori coinvolti ma per la natura e tipologia delle lavorazioni e per la tecnologia. Fondamentali. Ovviamente la competenza deve essere statale e ovviamente i rapporti soltanto tra Stati; il governo deve fare tutto ciò che può, per mantenere la competenza e la tecnologia in Italia e nello stabilimento di Trieste. Anche con un massiccio investimento statale, se questo è il caso”.
Rotta Balcanica, problema irrisolto.
“Non fa mai notizia a Roma. Ma Giorgia Meloni ne ha piena consapevolezza ed è stata la prima leader di partito che ha visto di persona di cosa si tratta, venendo nei boschi di Muggia”.
C’è chi rimprovera Fratelli d’Italia per essersi, come partito, ammorbidito. Per non aver dato le risposte che qualcuno si aspettava nel corso della pandemia, e ora sulla guerra in Europa. E guarda molto più a destra, a Italexit di Gianluigi Paragone, o arriva addirittura al qualunquismo.
“Io ho un grandissimo rispetto per tutti i movimenti. Devo anche dire che Giorgia Meloni è stata la guida dell’unico partito di opposizione al governo in carica durante la pandemia, e più posizione di rottura di questa non credo ci possa essere. Molte persone, oggi, sono esasperate; fanno delle scelte che io rispetto, ma non condivido, né condivido il giudizio negativo sulla nostra posizione. Fratelli d’Italia ha fatto una politica molto intelligente durante gli ultimi due anni di grandi difficoltà, e se non ci fosse stata saremmo stati l’unico paese dell’Unione Europea ad avere un governo senza opposizione. Certo, a volte abbiamo votato i provvedimenti del governo Draghi: in particolare se contenevano gli aiuti alle imprese. Figurarsi se non si doveva fare”.
Temete i partiti come Italexit, o il non voto, i cittadini che disertano le urne?
“Dopo nove anni di governi nei quali il PD c’era sempre, a fianco di un colore o dell’altro, siamo di fronte a un’occasione storica: quella di vedere un governo di centrodestra con la prima donna, Giorgia Meloni, a governare. Ci dicono che non ci conviene, proprio perché è un momento molto difficile, però il treno della storia passa: chi è affine alle nostre idee deve sapere che per partecipare a una svolta reale di questo paese il voto che bisogna dare è quello a Fratelli d’Italia”.
E poi, subito dopo le elezioni di settembre, ci saranno quelle regionali. Non c’è un minuto da perdere.
“Assolutamente, e in Friuli Venezia Giulia si ripresenta il presidente Massimiliano Fedriga. Si ripresenta Fratelli d’Italia. Abbiamo governato molto bene in anni difficilissimi. Lo faremo ancora, col massimo impegno e la voglia di avere un punto di vista ancora più ascoltato, e un ruolo più centrale grazie al consenso elettorale che stiamo riscuotendo”.
[r.s.]


