30.07.2020 – 08:00 – E’ già passato un anno da quel 29 Luglio 2019, quando il tetto in cristallo e armatura in ferro della Piscina Acquamarina di Molo Fratelli Bandiera 1, a Trieste, crollò rovinosamente nel cuore della vasca. Fortunatamente, in quei giorni, l’impianto natatorio era stato interdetto al pubblico per permettere a degli operai di eseguire alcuni importanti lavori di manutenzione sulla copertura. Nel giro di qualche settimana, la Procura aveva individuato 18 indagati, tra i quali spiccavano nomi di costruttori, progettisti, manutentori ma anche funzionari comunali; tutte persone che, a seconda della propria funzione, hanno avuto a che fare con la costruzione dell’edificio. Ad oggi, non si è ancora individuato un responsabile ne tanto meno una chiara soluzione su come ridare alla Città di Trieste, un’importante piscina terapeutica come lo fu l’Acquamarina dal 2000 al 2019.
L’impianto, infatti, era frequentato annualmente da migliaia di cittadini poichè ospitava attività sanitarie in acqua, fisiocure, corsi di acquaticità per donne in gravidanza, attività per bambini e ragazzi con disabilità e corsi di riabilitazione per anziani ed atleti reduci da infortuni. Grazie al cospicuo numero di servizi offerti, l’Acquamarina era divenuta nel tempo un vero e proprio motivo di vanto per il capoluogo giuliano, grazie soprattutto all’utilizzo dell’acqua di mare riscaldata, usata all’interno della sua vasca.
La raccolta firme:
Per tanto, nelle ultime settimane, alcuni triestini hanno avviato una petizione online per richiedere alle istituzioni locali di ricostruire nel più breve tempo possibile un impianto di eguale avanguardia. Sono già 2700 le persone che hanno aderito all’iniziativa. Tra loro troviamo la Signora Verin, madre di Giorgia Marchi, campionessa di nuoto paralimpico.
”L’interruzione dell’attività sportiva non significa solo smettere di allenarsi; per molti disabili significa anche restare senza quello strumento che permette loro di socializzare e rapportarsi con le persone e con il mondo” – ha dichiarato Verin ai microfoni del TGR FVG. ”Chiediamo alle istituzioni di ridare alla Città un impianto all’avanguardia, socialmente, economicamente e fisicamente accessibile” – ha concluso.
Dodici progetti in fase di valutazione:
Il pensiero espresso dalla signora Verin è stato condiviso pienamente dal primo cittadino del capoluogo giuliano Roberto Dipiazza, il quale ha dichiarato che ”al momento sono ben 12 i progetti al vaglio per la costruzione di un nuovo impianto” il quale, con molta probabilità (la decisione dovrebbe essere presa entro la fine di Agosto 2020, ndr) sorgerà all’interno dell’edificio 133 del Porto Vecchio di Trieste. ”Dobbiamo fare il fretta, c’è una grande esigenza da parte di 2000 cittadini’’, ha concluso Dipiazza.


