12.05.2020 – 07.30 – Nonostante il Governo abbia ordinato la (ri)chiusura de negozi e dei ristoranti aperti in Calabria e abbia de facto smentito i piani di ripartenza di Veneto e Friuli Venezia Giulia, rimane un’unica regione che prosegue sulla strada della riapertura: l’Alto Adige.
L’altro ieri notte il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano ha votato con 28 sì e 1 solo no alla legge per “la ripresa graduale delle libertà di movimento delle cittadine e dei cittadini, delle attività economiche e delle relazioni sociali“.
Sebbene la legge contenga dettagliate misure di contenimento – dai disinfettanti, all’uso delle mascherine, al rispetto delle distanze interpersonali – lo si può ben definire un “apritutto” perché ripartono negozi e parrucchieri, bar e ristoranti.
Il presidente Arno Kompatscher ha difeso a spada tratta la riapertura giustificandola con il privilegio dell’autonomia e facendo affidamento su due valori rispettivi: la sicurezza e il senso di comunità.
Accanto all’elemento economico, occorre notare come la legge elimini l’obbligo di autocertificazione, concedendo libertà di movimento sul territorio regionale.
Kompatscher ha osservato che “Roma per settimane non ha ascoltato le richieste per una differenziazione regionale delle misure, abbiamo deciso di intraprendere il nostro percorso legislativo“. Secondo il presidente questa sarà una crisi persino peggiore di quella del 2008; pertanto ripartire in sicurezza, ma ripartire presto è l’unica soluzione possibile.
Tuttavia se, come nel caso della Calabria, l’Alto Adige fosse obbligato dal governo a chiudere nuovamente, il danno economico sarebbe grave, specie considerando come solo una settimana separi ormai le regioni dalla possibile riapertura del 18 maggio.
Ci si può domandare, a soli 7 giorni dalla ripartenza “governativa”, se la mossa di Kompatscher valga il rischio di una “rottura” con Roma.


