21.11.2019 -18.00 – “Un vile attacco alla memoria di Pierluigi Rotta e Matteo Demenego” così lo ha definito il SAP – Sindacato Autonomo di Polizia, il comizio choc che si è tenuto davanti al Carcere del Coroneo, qualche giorno fa a Trieste. Un attacco alla memoria non solo dei due colleghi barbaramente uccisi a Trieste lo scorso 4 ottobre, ma anche per tutti i caduti delle Forze dell’Ordine e per gli Agenti che ogni giorno indossano la divisa per mettersi a servizio del cittadino e tutelarne la sicurezza. Per tale ragione, il Sindacato ha deciso di rivolgersi direttamente al Capo della Polizia Franco Gabrielli, scrivendo una lettera e allegando il video di quanto accaduto, chiedendogli intervenire a tutela dell’onorabilità e della memoria delle Forze dell’Ordine, in modo da mandare un messaggio chiaro e forte affinché episodi come questi non restino impuniti e si ripetano. Di sotto riportiamo la lettera inviata dal SAP al Capo della Polizia Franco Gabrielli:
“Signor Capo della Polizia,
sarà sicuramente venuto a conoscenza del comizio choc tenutosi qualche giorno fa a
Trieste, all’esterno della casa circondariale e che aveva come oggetto la tragedia che ha
colpito il 4 ottobre scorso, non solo la Polizia di Stato, ma tutta l’Italia.
Poliziotti e cittadini si sono stretti attorno alle famiglie dei colleghi Pierluigi Rotta e
Matteo Demenego, barbaramente uccisi mentre indossavano con onore e senso del
dovere la nostra divisa. Quanto proferito dall’attivista, durante il suo comizio, ci ferisce profondamente. Si minimizza una tragedia come quella di Trieste, facendo quasi ricadere sulle vittime la colpa per la loro morte. L’attivista dice che il nostro, Eccellenza, è un lavoro che limita le libertà; un lavoro da mercenari e che loro non verseranno lacrime perché abbiamo scelto consapevolmente di impugnare le armi. Secondo questo ragionamento, chi sceglie di indossare la nostra divisa, chi sceglie la nostra missione, ovvero la tutela dei cittadini e della loro sicurezza, non merita lacrime ed è un mercenario che ha scelto consapevolmente di morire. Noi non abbiamo scelto di morire, abbiamo scelto di difendere la brava gente. I colleghi sono indignati per questa affermazione. Lei di recente ha detto che la Polizia di Stato è un bene di tutti. In fede a ciò che ha detto e che condividiamo, Le chiediamo di valutare quanto affermato nel corso di questa manifestazione a Trieste e di attivarsi al fine di tutelare l’onorabilità e la memoria di chi veste una divisa. Un vero Capo difende i suoi uomini e lo fa soprattutto se vilmente attaccati. Capo Gabrielli, è stato offeso l’intero Corpo della Polizia di Stato che Lei rappresenta. Ci difenda. I poliziotti non sono mercenari, ma fedeli servitori dello Stato.”


