17 giugno 2026 – ore 11:30 – “Mai assistite così tante famiglie”. Si può riassumere così il rapporto 2026 “La povertà in Italia secondo i dati della Rete Caritas”: con oltre 282 mila persone accompagnate nel 2025 e una crescita del 48% rispetto al 2015, il report segna il valore più alto mai registrato. A fornire i dati sono stati 3.520 servizi informatizzati distribuiti in 206 diocesi italiane (pari al 94,5% del totale), presenti nelle 16 regioni ecclesiastiche d’Italia e corrispondenti a circa la metà dei servizi Caritas. I risultati delle rilevazioni suggeriscono come la povertà in Italia non sia più un fenomeno temporaneo, bensì una condizione di “strutturale normalità”. Sono stati quasi 5 milioni gli interventi della rete Caritas nel 2025, di cui 3,6 milioni dedicati a beni e servizi come cibo e vestiario: particolarmente rilevanti anche gli interventi dedicati all’alloggio (oltre 430mila), alla sanità (oltre 76mila) e all’ascolto (quasi 300mila).
Secondo il Rapporto Caritas 2026, 5,7 milioni di persone in Italia vivono in condizioni di povertà assoluta. A chiedere aiuto sono soprattutto le famiglie con figli minori, che rappresentano il 52% dei nuclei accompagnati. Aumenta anche la povertà tra le persone anziane: in dieci anni, il numero degli over 65 assistiti dalla rete Caritas è cresciuto del 191%, dato che segnala una correlazione sempre più evidente tra invecchiamento, non autosufficienza, isolamento sociale e povertà economica. In questo contesto, la solitudine incide in maniera significativa, e non solo tra gli anziani: in Italia, 1 persona su 5 vive sola, mentre il 36,8% dei nuclei è unipersonale. Una condizione che contribuisce concretamente ad aggravare le situazioni di fragilità socio-economica: quasi un terzo delle persone (32,9%) assistite oggi dalla rete Caritas vive in solitudine, con una crescita notevole rispetto al 2015 (23,8%).
Colpiscono in particolare i dati relativi al fenomeno del “lavoro povero”: mentre il 47,3% degli assistiti non ha un impiego, il 24% dispone di un’occupazione che tuttavia non garantisce risorse sufficienti per vivere dignitosamente. Il fenomeno incide soprattutto nelle fasce d’età tra i 35 e i 44 anni (31,7%) e tra i 45 e i 54 anni (31%). Dieci anni fa, questo fenomeno si attestava appena al 13,3%. Il report invita inoltre a soffermarsi sulla correlazione sempre più marcata tra povertà e fragilità sanitarie: secondo i dati Istat, 5,8 milioni di persone in Italia rinunciano alle cure mediche a causa delle lunghe liste d’attesa e i costi spesso insostenibili delle prestazioni sanitarie. Un trend che si riflette chiaramente nei dati raccolti dalla rete Caritas: oltre 44 mila persone (16,1%) incontrate nel 2025 hanno infatti manifestato fragilità sanitarie. Dal 2015 al 2025, le richieste da parte di cittadini con problematiche sanitarie sono aumentate del 69%, registrando al contempo un incremento dei casi di depressione e malattie croniche.
Il tema abitativo continua a rappresentare una delle criticità più rilevanti: assieme alle oltre 24mila persone “senza casa” e “senza tetto” incontrate da Caritas nel 2025, vi sono anche coloro che si trovano in condizioni abitative precarie o inadeguate, o che in generale faticano a gestire affitti, utenze o sostenere spese ordinarie legate all’alloggio. L’abitare rappresenta dunque uno degli snodi più delicati della povertà in Italia, poiché “incide sulla stabilità delle famiglie, sulla salute, sui percorsi educativi e sulla possibilità stessa di progettare il futuro”.
“I dati offrono un importante contributo per definire la povertà” ha dichiarato il direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello, nelle sue conclusioni, “ma è importante che aiutino soprattutto ad orientare le nostre scelte”. Per Caritas Italiana, il Report statistico rappresenta dunque “uno strumento per animare le comunità, aiutare i territori a leggere ciò che cambia e sollecitare politiche più giuste e lungimiranti. Di fronte a povertà sempre più croniche, solitudini crescenti, lavoro povero e difficoltà abitative occorre costruire percorsi, alleanze e responsabilità condivise”.
Articolo di Benedetta Marchetti


