Situational Awareness: quanto sei pronto? [seconda parte]

13.11.2018 – 12.50 –Riprendiamo e concludiamo la descrizione semplificata dell’argomento “Situational Awareness” (SA) con un po’ di suggerimenti per la pratica e per sviluppare questa importante abilità.

Per una maggiore “SA”, cerca sempre una posizione ottimale per l’osservazione. Per ottenere un’efficace “Situational Awareness” è necessario essere in grado di osservare l’ambiente in cui ti trovi con lo spettro visivo più ampio possibile. Quindi, ogni volta che entri in un ambiente, mettiti in una posizione che ti consenta una visione più ampia possibile. Scegli un posto da dove è possibile visualizzare tutti o la maggior parte dei punti di uscita, e che ti permette di tenere le spalle al muro. Questa posizione ti prepara a un’eventuale rapida fuga, ed elimina la possibilità di essere attaccati alle spalle.

Abituati ad usare la visione periferica. Il nostro occhio percepisce prima il movimento di un corpo, e poi tutti gli altri dati. Vedi quindi prima qualcosa che si muove e poi il suo colore e la sua forma. Utilizza più spesso che puoi la visione periferica, così noterai precocemente qualunque cosa si muova fuori dalla tua visuale nitida. Con questa abitudine il tuo corpo reagirà “in anticipo”, senza aspettare che la situazione diventi “chiara e nitida” di fronte a te. In questo modo velocizzerai veramente molto qualunque tua reazione rispetto all’evento, che sia la fuga o la protezione.

“Scannerizza” l’ambiente attorno a te. Abituarsi a girare la testa per vedere cosa accade intorno a noi è molto utile, soprattutto per compensare il pericoloso effetto della visione a tunnel. Infatti, quando sei sotto stress, avviene qualcosa di particolare, che può risultare in un pericoloso fenomeno: il tuo campo visivo si restringe, impedendoti di vedere cosa accade lateralmente rispetto a te.

E può essere talmente intenso come fenomeno, che soggetti vittime di rapina, per lo stress e la paura, ricordavano il tipo di pistola del criminale, ma non i suoi vestiti. Avevano visto solo quel particolare!

Quindi, addestrandoti costantemente a “scannerizzare” l’ambiente circostante, compenserai questo pericoloso fenomeno, con tutti i vantaggi che puoi dedurre da solo.

Guarda le vetrine! Le vetrine sono uno strumento comodo e invisibile che, in città, puoi utilizzare per osservare l’ambiente intorno a te – e soprattutto dietro di te – senza farti notare. Abituati a guardare il riflesso nelle vetrine, o sui vetri delle auto, da diverse angolazioni.

Allenati a memorizzare. Un’altra divertente attività che contribuirà a migliorare la tua “Situational Awareness” è quella di abituarti a memorizzare le cose. Allenare la memoria visiva velocemente è una dote molto importante nella “SA”. Ricordare ad esempio i dettagli dell’ambiente in cui sei passato poco fa ti aiuta a riconoscere se, quando ci torni, qualcosa è cambiato, attirando così la tua attenzione. O memorizzare i negozi e i bar aperti lungo il tragitto ti servirà in caso di fuga, per chiedere aiuto.

Un esempio reale.

Cito un episodio realmente accaduto a Trieste, proprio al fine di fornire qualche spunto sull’utilizzo di una corretta “SA”.

Un ragazzo torna in città in treno e, all’ultima fermata prima della destinazione, salgono altri due ragazzi. Da subito mostrano segni di maleducazione, aggressività e provocazione: parlano ad alta voce, ascoltano musica ad alto volume e disturbano. Quando manca poco alla stazione, il ragazzo si alza e si accorge che lo stanno guardando con aria di sfida. Poi gli chiedono la destinazione. Lui risponde, e loro iniziano ad offenderlo. Lui chiede se ce l’hanno con lui e di abbassare la musica, che disturba i passeggeri. Da lì parte l’escalation: iniziano a tirargli oggetti, e lui non reagisce. All’improvviso uno gli sferra un pugno al viso, mentre anche l’altro sta per attaccarlo. Lui estrae lo spray anti-aggressione e lo usa verso di loro che indietreggiano, continuando ad urlare e a insultarlo. Il ragazzo chiama il 112, ma senza riscontro immediato; il treno si ferma, loro scappano, lui scende col volto tumefatto e sanguinante, attirando l’attenzione della Polizia. Agli agenti fornirà poi un’accurata descrizione. Da notare che soltanto un passeggero si è offerto di soccorrerlo, ad aggressione avvenuta.

Cosa possiamo notare in questo episodio? Vediamo, a nostra opinione, 3 cose fatte bene, e 3 cose fatte meno bene.

Tra le cose gestite in modo poco efficace, possiamo notare:

  • ha “ingaggiato” con i ragazzi: ha mantenuto lo sguardo su di loro e ha risposto al loro approccio verbale, in modo da dare il pretesto all’attacco. Non puoi dare ordini o istruzioni a chi vuole attaccarti, come: “Ce l’hai con me?” o “Abbassa la musica che disturbi gli altri”
  • mancato riconoscimento precoce: a causa della mancanza di addestramento, non si accorto della cosiddetta “escalation” nel comportamento degli aggressori. Questa mancanza si è manifestata sia nella difesa tardiva (l’aggressore è riuscito a colpirlo con un pugno, dopo evidenti segnali che la situazione stava evolvendo in “attacco” vero e proprio), sia nella risposta tardiva all’attacco (appena dopo il primo colpo, e per pura fortuna, ha pensato di estrarre e utilizzare lo spray)
  • mancato utilizzo dell’ambiente circostante: in quella situazione, una persona formata efficacemente si sarebbe alzata insieme agli altri passeggeri, invece che farlo da sola, al fine di non attirare l’attenzione sul singolo. Inoltre, una volta individuato come bersaglio, avrebbe dovuto dare istruzioni ad alta voce ai vicini: “Chiami i Carabinieri!”, “Chiamate il 112!”. In questo modo è più facile coinvolgere i presenti, altrimenti affetti dal cosiddetto “effetto spettatore”, ossia il comportamento degli altri che osservano senza intervenire. Coinvolgendo i presenti è più facile inibire le eventuali intenzioni aggressive degli assalitori, vista la presenza di eventuali testimoni.

Invece, i comportamenti positivi, seppur con i limiti visti sopra (soprattutto dovuti a scarsa formazione), sono presumibilmente stati:

  • utilizzo dello spray: non essendo esperto di autodifesa, si è affidato ed uno strumento che, benché non riesca a neutralizzare la minaccia, fornisce comunque il tempo per la fuga o per chiamare i soccorsi
  • allertare le Forze dell’Ordine: giustamente chiamati in causa, gli agenti sono una risorsa fondamentale per la propria incolumità. Naturalmente, nei tempi e nei modi che consentono un intervento precoce e preventivo. È comunque meglio se vengono allertati da terzi, in modo da potersi concentrare sulla gestione subitanea della situazione.
  • memorizzazione delle informazioni: questo si rende necessario per il successivo riconoscimento degli aggressori, sia personalmente, sia dopo attenta analisi dei filmati delle telecamere di sicurezza. È stato bravo a ricordare l’età presunta, il vestiario e l’accento caratteristico emerso nella fase verbale.

Quello che emerge è che, con una corretta formazione nella prevenzione, gestione e riconoscimento precoce dell’evento critico, ossia con una efficace consapevolezza situazionale, forse gli eventi sarebbero stati meno pericolosi e traumatizzanti per lo sfortunato protagonista di questa vicenda.

Pratica, pratica, pratica! La Consapevolezza Situazionale è una mentalità che devi coltivare di proposito, intenzionalmente. Non è qualcosa di innato, o che salta fuori in caso di bisogno. Anzi, in assenza di allenamento, puoi stare tranquillo che non avrai a disposizione questo importantissimo strumento, e probabilmente il panico e il blocco fisico e psicologico ne prenderanno il posto. Quindi? Ti interessa sviluppare questa capacità?

In caso affermativo, sappi che ci devi lavorare. Se vuoi che diventi un meccanismo automatico, devi fare pratica ogni giorno. Magari per gioco, magari per sfidare te stesso o sfidarvi tra amici, ma allenati. Il segreto è fare pratica in modo regolare, quotidiano e intenzionale, magari per pochi minuti. Poi i minuti diventeranno sempre di più, fino al punto che sarà un processo automatico per te. Potresti salvare te, o qualche tuo caro, solo con pochi minuti al giorno. A partire da oggi, inizia a fare attenzione agli ambienti che frequenti, ricorda di guardare i punti di entrata e di uscita ogni volta che vai in un posto nuovo. Prova a pensare a un piano d’azione prima di entrarci la prossima volta. Chiediti: “Cosa farei se…?”. È garantito che non vedrai più le cose come prima.

Non devi diventare paranoico, ma solo più consapevole: uno studioso delle situazioni e dei loro possibili sviluppi. Fallo ogni giorno e per te la “SA” diventerà un meccanismo naturale. Per chi è interessato alla sicurezza, questa capacità dovrebbe essere la prima e la più importante da coltivare ed allenare.