Faglia Doppia | Il futuro del lavoro nell’era dell’IA: ‘la sfida è governare il cambiamento’. Intervista all’assessore Alessia Rosolen

26 luglio 2026 – ore 10:00 – L’intelligenza artificiale non è più una prospettiva futura, ma una realtà che sta già modificando il modo di lavorare, produrre e organizzare imprese e pubbliche amministrazioni. Se da un lato promette maggiore efficienza e produttività, dall’altro alimenta interrogativi sul destino di molte professioni, sulla necessità di nuove competenze e sul rischio di ampliare le disuguaglianze tra chi saprà coglierne le opportunità e chi resterà indietro. In questo scenario, il ruolo delle istituzioni diventa decisivo. In questa nuova puntata di Faglia Doppia, l’assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen spiega come il Friuli Venezia Giulia si stia preparando alla trasformazione in atto, quali settori saranno maggiormente coinvolti e quale futuro attenda lavoratori, imprese e pubblica amministrazione nell’era dell’intelligenza artificiale. L’intelligenza artificiale non è un evento improvviso destinato a cambiare il mondo del lavoro da un giorno all’altro: è piuttosto il naturale sviluppo del lungo processo di digitalizzazione che imprese e pubbliche amministrazioni stanno vivendo da anni. Per questo, secondo l’assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen, la vera sfida non consiste nel fermare l’IA, ma nel governarne gli effetti, investendo sulle competenze e mantenendo la persona al centro della trasformazione.

Una rivoluzione che non nasce oggi

Rosolen invita innanzitutto a ridimensionare l’idea dell’intelligenza artificiale come fenomeno improvviso. «È una rivoluzione, certamente, ma come tutte le rivoluzioni non sempre è governabile – osserva – ma non è qualcosa che è comparso da un giorno all’altro. È un’infrastruttura che continua a svilupparsi sotto i nostri occhi ed è la prosecuzione del percorso di digitalizzazione iniziato molti anni fa». Secondo l’assessore, tuttavia, il vero problema è che le istituzioni stanno costruendo regole e correttivi mentre la tecnologia è già entrata nei processi produttivi, rendendo necessario un continuo adattamento normativo.

I settori che corrono più veloce

Alcuni comparti stanno già sperimentando questa trasformazione con maggiore intensità. r cita in particolare l’industria manifatturiera, la meccanica e la meccatronica, ma anche la sanità e la finanza, dove algoritmi, capacità computazionale e analisi dei dati rappresentano ormai strumenti quotidiani. In questo contesto inserisce anche l’esperienza di Agorai, la fondazione nata nel territorio regionale insieme a Generali per sviluppare ricerca, gestione dei dati e applicazioni dell’intelligenza artificiale.

Non spariranno i lavori, cambieranno

Uno dei timori più diffusi riguarda la possibile sostituzione dei lavoratori da parte delle macchine. Su questo punto Rosolen assume una posizione netta. «Non vedo mestieri a rischio nel senso tradizionale del termine – afferma – credo che l’intelligenza artificiale eliminerà soprattutto una parte delle attività ripetitive, mentre resterà indispensabile il contributo umano nella verifica dei risultati, nelle decisioni e nelle competenze specialistiche». Come esempio propone quello degli architetti o dei disegnatori Cad: «l’IA potrà predisporre una prima elaborazione – spiega – ma la progettazione definitiva, la verifica tecnica, la valutazione economica e la responsabilità finale continueranno a essere affidate alle persone». Per Rosolen, dunque, più che una sostituzione sarà una profonda ridefinizione delle professioni. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’IA colpisce soprattutto i lavori qualificati, ben retribuiti, basati su testo e analisi.

ProfessioneEsposizione osservata
Programmatori74,5%
Operatori customer service70,1%
Addetti data entry67,1%
Specialisti cartelle cliniche66,7%
Analisti di mercato64,8%
Sales rep (B2B)62,8%
Analisti finanziari57,2%
QA analyst (software)51,9%
Analisti cybersecurity48,6%
Supporto tecnico IT46,8%

Fonte: professione-lavoro.it

La formazione non finirà con la scuola

Formazione è una parola che ricorre costantemente nelle sue risposte. «L’idea per il futuro è che non sarà più sufficiente prepararsi prima di entrare nel mercato del lavoro, ma l’aggiornamento dovrà accompagnare tutta la vita professionale e in tal senso la Regione – prosegue Rosolen – sta già investendo in questa direzione attraverso gli Its Academy, i Digital Innovation Hub, i programmi finanziati dal Fondo Sociale Europeo e dal Pnrr e il programma Gol, inserendo competenze digitali e tecnologiche nei percorsi formativi destinati sia ai giovani sia ai lavoratori.

Queste le competenze più richieste nel mercato del lavoro

Competenze tecniche

CompetenzaPerché sarà richiesta
Prompt engineeringSaper comunicare efficacemente con i modelli IA
Data literacyInterpretare, validare e contestualizzare dati e output IA
AI managementSupervisionare, correggere e integrare il lavoro dell’IA nei processi
CybersecurityProteggere sistemi sempre più automatizzati
Automazione e integrazioneCollegare strumenti IA ai flussi di lavoro esistenti

 

Competenze trasversali (soft skills)

CompetenzaPerché sarà richiesta
Pensiero criticoValutare la qualità e l’affidabilità degli output IA
Problem solving complessoAffrontare situazioni ambigue che l’IA non gestisce
CreativitàGenerare idee originali, strategia, innovazione
Intelligenza emotivaGestire relazioni, negoziazioni, leadership
AdattabilitàApprendere continuamente, cambiare ruolo o settore
ComunicazioneTradurre insight tecnici per pubblici diversi

Fonte: professione-lavoro.it

La lezione dell’artigianato

Per spiegare perché sia necessario continuare a investire sulle competenze, Rosolen ricorre a un paragone. «Negli ultimi decenni – osserva – si è pensato che la produzione industriale avrebbe progressivamente sostituito molti mestieri artigiani. Il risultato è che oggi mancano falegnami, idraulici, elettricisti e numerose professionalità tecniche che il mercato fatica a trovare». L’errore, secondo l’assessore, non dovrà ripetersi con l’intelligenza artificiale. «Anche nel futuro continueranno a servire competenze umane elevate, perché la qualità del lavoro sarà determinata dalla capacità delle persone di governare gli strumenti tecnologici».

Il paradosso dell’automazione

Rosolen evidenzia in particolare un aspetto spesso trascurato: quello dell’automazione, che assieme all’intelligenza artificiale nasce per alleggerire il lavoro umano, ma che oggi rischia allo stesso modo di produrre l’effetto opposto. «Molti lavori da scrivania vengono affidati agli strumenti digitali – osserva ancora – mentre alle persone rimangono spesso quelli più faticosi». Per questo motivo, a detta di Rosolen, la trasformazione dovrà essere accompagnata da nuove politiche industriali e da investimenti anche in settori collegati, come quello energetico, destinato a diventare sempre più strategico per alimentare data center e infrastrutture digitali.

Anche la pubblica amministrazione dovrà cambiare

L’intelligenza artificiale investirà inevitabilmente anche la pubblica amministrazione. Rosolen ricorda come recenti pronunce della giustizia amministrativa abbiano ribadito un principio fondamentale: l’applicazione delle norme non può essere affidata esclusivamente agli algoritmi. «L’IA potrà supportare il lavoro degli uffici, ma l’interpretazione delle norme, le valutazioni discrezionali e le decisioni finali dovranno rimanere responsabilità dell’essere umano».

Le nuove sfide sociali

L’assessore invita infine a guardare oltre gli aspetti puramente tecnologici. La diffusione dell’intelligenza artificiale pone interrogativi sul rapporto tra lavoro e vita privata, sull’organizzazione dello smart working e sull’equilibrio tra produttività e qualità della vita. Riguardo a ciò, però, sottolinea Rosolen, anche il quadro normativo dovrà evolversi. «Molte delle regole che disciplinano oggi il lavoro agile sono state concepite prima della diffusione dello smart working e risultano ormai parzialmente superate rispetto ai cambiamenti organizzativi degli ultimi anni».

L’uomo deve restare al centro

La conclusione dell’assessore guarda al prossimo decennio e il suo auspicio è che il Friuli Venezia Giulia sappia vivere questa nuova rivoluzione industriale senza perdere la propria dimensione umana. «Dobbiamo continuare a investire nella formazione – conclude Rosolen – ma soprattutto fare in modo che sia sempre l’uomo a governare l’intelligenza artificiale. Solo così ciascuno potrà continuare a mettere quel valore aggiunto che nessun algoritmo può sostituire. Altrimenti rischiamo di diventare tutti uguali».

Secondo Rosolen, quindi, il futuro del lavoro non dipenderà dalla tecnologia in sé, ma dalla capacità di istituzioni, imprese e lavoratori di utilizzarla come uno strumento al servizio delle persone, e non come un loro sostituto.

Approfondimento a cura di Benedetta Marchetti e Lorenzo Degrassi

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