19 maggio 2026 – ore 11:00 – Il turismo inclusivo non nasce quando una rampa viene aggiunta a un edificio, ma molto prima: nel momento in cui una persona può capire, scegliere, prenotare e immaginare il proprio viaggiosenza dover chiedere permesso a nessuno. È questa la soglia, spesso invisibile, su cui ha lavorato DATIS, progetto Interreg Italia-Slovenia che proprio oggi chiude simbolicamente il suo percorso, tramite una conferenza a Gorizia, intitolata “Il turismo accessibile inizia con informazioni accessibili”. L’incontro corona uno degli obiettivi del progetto, ossia parlare di turismo accessibile “con chi lo vive davvero”; cioè facendo dialogare tecnici e istituzioni con persone con disabilità, che possano manifestare testimonianze e bisogni reali. L’evento sarà anche sede di presentazione dei risultati del progetto, che ha lavorato per migliorare l’accessibilità digitale e inclusione sociale nel turismo per persone con disabilità e anziani nell’area transfrontaliera italo-slovena.
DATIS è un progetto nato da una constatazione concreta: in un’area ricca di patrimonio naturale e culturale, molti siti web, app di prenotazione e servizi informativi turistici non sono ancora davvero fruibili secondo standard adeguati, e anche la comunicazione con persone con disabilità diverse resta spesso insufficiente. Il progetto si è perciò posto l’obiettivo di lavorare per fare dell’accessibilità uno degli elementi strutturali dell’esperienza turistica; ricerca condotta sui bisogni e sulle esperienze di viaggio, su raccomandazioni operative e formazione degli operatori; che hanno visto la creazione di due azioni pilota nei musei del Monte San Michele e del Patrimonio industriale di Ajdovščina e l’istituzione di un portale DATIS che segue le linee guida WCAG (Web Content Accessibility Guidelines). Il progetto ha fatto affidamento su diversi partner italiani e sloveni, a partire da aprile 2024, contando su un budget complessivo di oltre 1,09 milioni € e un cofinanziamento FESR di circa 874mila €.
Ben prima di DATIS, il Friuli Venezia Giulia ha già riconosciuto il turismo accessibile come diritto alla fruizione completa, autonoma e in condizioni di parità dell’offerta turistica, coinvolgendo enti locali, operatori, Consulta regionale delle persone con disabilità, associazioni e turismo sociale. Dal 2015 infatti esiste “Friuli Venezia Giulia per tutti”, portale sviluppato da PromoTurismoFVG con la Consulta, che punta a superare non soltanto le barriere architettoniche e sensoriali, ma anche quelle informative e culturali: le schede non si basano su autodichiarazioni dei gestori, ma su sopralluoghi, fotografie, descrizioni puntuali e rilevazioni tecniche. Su questa traiettoria si collocano esperienze già molto concrete: “A-Mare il Mare”, attivo dal 2023 al 2025, ha lavorato su otto Comuni costieri, da Duino Aurisina a Lignano, da Grado a Trieste, con 1,32 milioni €, 644 strutture mappate, ausili per spiagge e mobilità, materiali multilingue, contenuti Easy to Read e formazione per operatori; “Udine Accessibile” ha censito più di quattrocento luoghi del centro storico; “Sauris Accessibile” ha portato la mappatura in montagna, coinvolgendo 28 strutture su 36 e rilevando che il 78% presentava soluzioni compatibili con un buon livello di accessibilità.
Il punto critico, e insieme la promessa, è ora trasformare queste esperienze da progetti esemplari a sistema stabile e qui si inserisce l’importante tassello elaborato da DATIS: mentre molte iniziative regionali hanno lavorato soprattutto su mappature fisiche, attrezzature, percorsi e servizi, il progetto Interreg insiste sulla qualità dell’informazione digitale, sulla validazione da parte degli utenti e sulla necessità di standard comuni oltre confine. Anche “I am FVG”, dedicato alla montagna accessibile, sembra muoversi nella stessa direzione: la Regione ha annunciato un finanziamento di 1,7 milioni € per interventi in 84 Comuni montani; con mappature di strutture alberghiere, scuole sci e impianti sportivi e di risalita, per riconfermare che il turismo inclusivo è possibile anche in area montana, come si è già sperimentato sulla costa e nei centri urbani.
Articolo di Agata Cragnolin


