Negozi di vicinato, Trieste peggio di tutti in Regione. Chiusi oltre 700 negozi in 10 anni

3 giugno 2026 – ore 07:00 – Il panettiere ‘di casa’, col latte e le pagnotte; il barbiere poco più avanti, intento ad affilare il rasoio; il fruttivendolo con le ultime primizie dai campi (e un po’ di vino); molto del tessuto sociale che rende una città vivibile e la definisce come tale deriva dalla compresenza di queste piccole attività, di questa selva di negozi, spesso frequentati da clienti fidelizzati. Ed è dagli anni Ottanta, con la prima, grande, offensiva mossa dai centri commerciali e dalle catene retail, a cui seguirono, a inizio duemila, i grandi marchi delle multinazionali straniere e, negli ultimi dieci anni, la stagnazione delle paghe, che i negozi di vicinato sono in crisi. Altri paesi europei, in primis la Francia, tutelano i piccoli negozi storici, in particolare le librerie; in Italia prevale invece un darwinismo sociale. Le conseguenze, sul lungo periodo, si iniziano ad avvertire se si considera come in Friuli Venezia Giulia, stando all’Osservatorio reciprocità e commercio locale di Nomisma, i negozi di vicinato siano diminuiti dell’11,3% negli ultimi dieci anni (2015-2025) con la chiusura di 2.521 esercizi commerciali. E proprio il capoluogo giuliano, Trieste, accusa danni pesantissimi: un calo del 15,3%, pari a 733 negozi in meno. Danni altrettanto pesanti, ma non comparabili con il grande malato triestino a Gorizia, con 360 esercizi commerciali in meno (13,2%), Udine con -1100 (11,2%) e Pordenone con -328 negozi, cioè una diminuzione del 7,2%.

I settori che chiudono e invece quelli che prosperano sono rispettivamente la cultura, il tessile e l’abbigliamento, tutti egualmente malmessi; anche i settori del fai-da-te e in generale delle riparazioni come ferramenta e cartolerie non se la cavano bene. E, di market in supermercato, anche i piccoli alimentari chiudono progressivamente. Il dato invece in crescita – evidente in tal senso il collegamento col turismo – viene dato dalla ristorazione: sempre più bar, stando all’indagine, e in generale sempre più locali di ristorazione. Ne consegue come sia anche diventato più difficile affittare un locale commerciale: i costi sono saliti del 19,3% in soli dieci anni; soprattutto a Udine, con un +34,6%, ma anche a Pordenone con +6,1%. I negozi invece chiudono a Trieste e Gorizia e pertanto qui si verifica un calo (dato in controtendenza con quello invece degli affitti delle case, in fortissima crescita): -12,1% e -10,6%. Un numero da porre in correlazione col moltiplicarsi incontrollato, anche in centro città, di attività di rivendita fiori, di compro oro e di bar di basso costo.

Articolo di Zeno Saracino

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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