Consultori a rischio, Trieste. Comitato e Non Una di Meno contro il silenzio delle istituzioni

11.12.2023 – 08.30 – 6 dicembre 2023, ore 12. Davanti al Consiglio Regionale di Trieste numerose voci si uniscono per fare rumore, gridando vergogna a chi ha deciso di non ascoltarle.
“Oggi era stata annunciata un’audizione in III Commissione Salute, ma non si tratta di un’audizione perchè nessuna, nemmeno dal Comitato di partecipazione per i Consultori, verrà audita. Non ci sarà una possibilità di interlocuzione”, racconta Marta di Non Una di Meno Trieste (Nudm).
Già a luglio era stato richiesto un incontro per far luce sul dimezzamento dei due consultori – sulle quattro sedi presenti – di San Giacomo e San Giovanni. L’assessore Riccardi parla di un “miglioramento dei servizi”, sottolineando che i consultori – malgrado le chiusure – resterebbero aperti sulle 10 ore invece che sulle 7 ore, ma il dissenso di Nudm, del Comitato e della società civile è molto ampio. Fare un passo indietro ai mesi scorsi è, quindi, fondamentale per capire cosa comporterebbe la chiusura di due consultori a Trieste e da dove nasce la necessità di un confronto con le istituzioni.

Cos’è successo, quindi, prima del 6 dicembre?
Maggio 2023. Nel Piano ASUGI scompare la parola consultorio, fino alla scoperta della volontà di volerne chiudere due. Iniziano, così, delle manifestazioni spontanee di alcune donne: flash mob rivolti alla cittadinanza per informarla sulla preannunciata chiusura.
Dalla prima mobilitazione nasce una riflessione da parte di ex-lavoratrici del consultorio, sindacaliste, femministe e donne coinvolte direttamente nella storia triestina dei consultori.

A fine maggio nasce, così, il Comitato di partecipazione dei Consultori, un organo istituzionale previsto da una legge nazionale (n405/1975) e da una legge regionale (n81/1978).
“Secondo la norma regionale, aziende sanitarie possono interloquire con comitati di partecipazione composti da cittadini, associazioni, rappresentanti di sindacati e società civile e operatori; ci siamo unite, quindi, in un comitato per comprendere le motivazioni della scelta di ASUGI e dare, così, il nostro contributo”, spiega Vittoria Sola, pediatra e membro del Comitato.

Il Comitato è legato, inoltre, alla storia dei consultori triestini, un unicum in Italia. “I cosiddetti Comitati di Gestione erano stati fortemente voluti dai movimenti femministi negli anni ‘70. Ogni singolo Consultorio aveva il suo Comitato di Gestione e al suo interno eleggeva gli organi, la presidenza e la vicepresidenza. Ma negli ultimi anni, ci siamo distratte”, afferma Adriana Causi, tesoriera nel direttivo della Casa Internazionale delle Donne e membro del Comitato.
Nel contesto triestino sono state, infatti, registrate – secondo un’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) – buone ‘performances’ delle équipe multidisciplinari che operano in consultorio (ginecologa, ostetrica, assistente sociale); gli auspici affinché i consultori venissero tutelati c’erano tutti.

È tempo, ora, di fare un passo indietro. Cosa caratterizza i consultori?
I consultori nascono nel 1975 (Legge n. 405) per volontà dei movimenti femministi. Erano concepiti come punti di cura e salute, ma soprattutto come centri di aggregazione e discussione: luoghi politici di quartiere che parlassero della salute delle donne. Ma non solo; da questa prima necessità – come sostenuto da Adriana Causi – i consultori si sono aperti al dialogo con gli adolescenti: entrare nelle scuole permetteva di parlare di educazione sessuale e di affettività con i più giovani.
E poi, ancora, è arrivata l’attenzione alla parte materna ed infantile: la garanzia di un supporto alla genitorialità nel percorso nascita, per famiglie migranti o appena trasferite da altre città italiane. Il consultorio è diventato, così, uno spazio per solidarizzare con altre famiglie.

I consultori sono fondamentali, quindi, per il sostegno alla nascita dei bambini, dagli incontri pre-natali allo sviluppo delle competenze genitoriali. Il supporto materiale alle famiglie dev’essere, quindi, accompagnato da un percorso di crescita che spinga ad una genitorialità responsiva; le cure affettive che nutrono i primi anni del bambino, i cosiddetti ‘1000 giorni’, sono basilari per la crescita – un documento (2018) frutto di una ricerca coordinata dal Dipartimento per le cure a donne e bambini dell’OMS lo testimonia (intervento di Giorgio Tamburlini, pediatra e presidente del Centro per la salute del Bambino ONLUS – Convegno “I consultori familiari: un presidio di salute pubblica da tutelare organizzato dal Comitato per i Consultori e Articolo 21, 22/11/23).

Il principio di territorialità è un altro elemento cardine del consultorio.
“Il consultorio nasce come un servizio territoriale ad accesso diretto, dev’essere vicino a dove le persone vivono. Pensiamo ai casi di violenza di genere; è importante che ci sia un rapporto di fiducia e vicinanza tra operatrici e donne che abitano nel rione”, sottolinea Michela (Nudm).

Nel termine consultorio sono contenute, quindi, delle specificità; il modello ‘Hub Spoke’ – menzionato dall’assessore Riccardi come nuovo servizio possibile – propone centri specializzati e strutture periferiche territoriali, lontane dal concetto di prossimità fisica, psicologica e sociale e dalla gratuità che caratterizza il consultorio, uno degli ultimi superstiti di una salute pubblica e universale.

Esiste già, inoltre, uno scollamento tra la legge (L. 34/96, confermata dal D.M. 77/22) e la realtà: è previsto un consultorio ogni 20mila abitanti. Oggi, a Trieste, ne esiste uno ogni 47mila, e in più questi servizi si stanno già impoverendo dall’interno. “Lo spazio giovani del consultorio di San Giovanni è temporaneamente sospeso, nel Consultorio di San Giacomo la ginecologa appena andata in pensione non è mai stata sostituita”, continua Marta (Nudm).

IL RITORNO ALL’OGGI. INIZIA LA MOBILITAZIONE
28 Giugno 2023. E mentre il Comitato continuava con i flashmob per intercettare gli utenti del consultorio mai avvisati dei cambiamenti in atto, Nudm – nodo locale di una rete nazionale transfemminista contro la violenza di genere, a Trieste dal 2017 – aveva già iniziato la sua mobilitazione. Durante la manifestazione organizzata in Piazza Unità D’Italia – il cui permesso della Questura era stato negato per un evento Rolex concomitante – c’è stata una grande partecipazione; è stata ripercorsa la storia del consultorio e il relativo Comitato ha lanciato una petizione su Change.org che, in poche ore, ha raggiunto 5mila firme.

‘UN’ALLEANZA INASPETTATA’
“L’abilità delle compagne di Nudm è eccezionale, hanno una creatività che è tutta loro, che caratterizza i diversi gruppi in tutte le città”, sottolinea Adriana Causi.
C’è un accordo informale tra le parti: Nudm si occupa della parte movimentista e di piazza, mentre il Comitato cura la relazione con le istituzioni. “E’ stata un’alleanza inaspettata”, confessa Michela (Nudm).

IL PRIMO CONFRONTO
Luglio 2023. Il Comitato ottiene un incontro con Antonio Poggiana, direttore di ASUGI, per esprimere il suo dissenso rispetto al progetto di chiusura di due consultori. “C’è stato, tuttavia, un uso strumentale delle nostre parole con un’interlocuzione calmierante della loro decisione. Il Comitato ha continuato, quindi, a presidiare davanti ai consultori in procinto di essere chiusi, ogni martedì”, afferma Vittoria Sola.

IN CERCA DELLE ISTITUZIONI
Dopo l’incontro con l’azienda sanitaria, il Comitato riesce ad ottenere un confronto con la Commissione delle Pari Opportunità Regionale, illustrando le preoccupazioni della preannunciata chiusura dei due consultori. La Commissione, intanto, si mobilita per un incontro con l’assessore Riccardi. L’incontro c’è stato, in agosto, ma una sua restituzione non è mai avvenuta.

Dal Comune di Trieste, intanto, tutto tace. Molte circoscrizioni – soprattutto quelle interessate alla chiusura – si sono, invece, espresse e hanno votato una mozione in difesa dei consultori; ci sono state delle prese di posizione. Anche la cittadinanza, inoltre, si è mossa con diverse segnalazioni all’URP (Ufficio Relazioni Pubbliche) per esprimere il dissenso per il dimezzamento di questi servizi.

Il Comitato, durante la ricerca di risposte istituzionali, ha continuato sempre con i flash mob del martedì per sensibilizzare i cittadini, fino ad un presidio di settembre, contemporaneo in tutte le quattro sedi consultoriali.

VERSO IL 25 NOVEMBRE
E con i mesi più bui, arriva anche la Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne. “Quest’anno, il 25 novembre si è avvicinato con una pesantezza incredibile, il caso di Giulia Cecchettin ci ha scosso molto”, racconta Adriana Causi. Comitato e Nudm decidono, così, di confluire per la prima volta in una stessa manifestazione: un flash mob e un’assemblea di due giorni nel Consultorio di San Giacomo alla vigilia del 25 novembre, per riflettere sul significato del consultorio in caso di violenza di genere.
“Il nostro scopo era attirare la visibilità, l’ASUGI sta continuando questo smantellamento silenzioso e vuole che nessuno lo sappia”, afferma Michela (Nudm). Da quello spazio di riflessione collettiva è partito, quindi, il corteo del 25 novembre, che dal Consultorio di San Giacomo è sceso fino a Piazza Unità d’Italia, convogliando sempre più persone in quel flusso umano.

LA RESISTENZA
Dicembre 2023. Nudm e il Comitato continuano a chiedere risposte alle istituzioni, ma non solo. “Pensiamo sia necessario fare rete con le altre istanze sul territorio, dalla questione della Pineta di Cattinara alle criticità legate al CSM. Cercheremo di tenere insieme le diverse battaglie sul fronte della salute facendo sì che le persone che sono d’accordo si mobilitino”, sottolinea Michela (Nudm).

“ASUGI, intanto, ha già tolto davanti alle sedi la parola consultorio, ha cambiato le tabelle. La segnaletica è importante. È necessario che ci sia un accesso facile, un giovane dev’essere certo di trovare quel servizio. È una scortesia istituzionale”, sottolinea Adriana Causi.

Ma il dissenso resiste nonostante la ‘scortesia’. “Senza la nostra presenza, i consultori sarebbero già stati chiusi”, conclude.

[m.p]

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