Attacco all’Iran. Le conseguenze per il porto di Trieste, tra petrolio e accordi

02.03.2026 – 07.00 – Come era già avvenuto durante la ‘guerra dei dodici giorni’ tra Iran e Israele, iniziata il 13 giugno 2025, il porto di Trieste risente/irà delle conseguenze connesse al conflitto appena scatenato. L’elemento di maggiore rilievo è senza dubbio la chiusura dello stretto di Hormuz, ma occorre anche evidenziare la notevole quantità di traffico petrolifero e di merci solide che passavano attraverso lo scalo giuliano dalla Repubblica Islamica. Naturalmente molto dipenderà dall’andamento del conflitto e se questo cesserà a breve o se conoscerà una prosecuzione di lungo periodo. Il porto di Trieste ha molto da perdere da un blocco dell’Iran come partner logistico-commerciale: il dato maggiore sono le rinfuse liquide che vengono poi trasportate tramite l’oleodotto della SIOT. La chiusura dello stretto comporta infatti, come era già stato analizzato l’anno scorso, la rinuncia al 20% del petrolio mondiale; e ricordiamo come Teheran produca 3,3 milioni di barili di petrolio al giorno, dei quali ne esporta la metà, pari a 1,5 milioni. Risulta infatti, nonostante i dazi e le misure oppositive, il nono produttore globale.

All’interno della diplomazia scientifica e dei rapporti commerciali, Trieste e il Friuli Venezia Giulia avevano intrecciato molteplici accordi con la Repubblica Iraniana: collaborazioni con Area Science Park ed Elettra Sincrotrone e in particolare dal 2016 accordi con le sette Zone Franche dell’Iran. In particolare, nel febbraio del 2016, una delegazione iraniana aveva anche firmato a questo proposito un memorandum, sancendo il ruolo di Trieste come uno dei principali hub per l’export dall’Iran, il quale a propria volta è un’importante cerniera logistica/ piattaforma trasportistica nel medio oriente.
La ripresa dell’attività, quale ritorsione, degli Houthi impone inoltre un nuovo blocco del canale di Suez e del mar Rosso; proprio in un periodo dove le principali compagnie logistiche stavano paventando un possibile ritorno delle proprie navi, abbandonando il lungo tragitto presso il capo di Buona Speranza.
Insomma, per la posizione di Trieste e il suo rivolgersi ai mercati dall’oriente l’attuale guerra rappresenta un danno, fermo restando le cautele sull’evoluzione odierna dello scontro.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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