Di fragilità e futuro. La crescita e la rinascita della Serbia

di Vlatko Sekulovic
25.10.2023 – 16.01 – La Serbia, negli ultimi 30 anni, ha vissuto un dramma ed una rinascita economica. A causa della disintegrazione della Jugoslavia, delle guerre per i territori e le sanzioni economiche, l’economia serba nell’ultimo decennio del XX secolo è stata devastata. Alcuni dati sono indicativi per illustrare la catastrofe: il PIL si è dimezzato, con un calo della produzione industriale oltre il 60%, e della produzione agricola di circa 40% nel periodo dal 1991 al 1993. Le esportazioni ed importazioni dei prodotti praticamente inesistente. L’inflazione aveva raggiunto gli strabilianti 313 milioni percentuali in due anni, ovvero 113% al giorno. Lo stipendio diminuiva durante il giorno, la mattina 10 marchi tedeschi – la valuta di riferimento all’epoca – valevano 15.000 dinari, la sera 20.000 dinari.

Le conseguenze sociopsicologiche di quel periodo hanno avuto una effetto molto negativo sulla demografia del paese, che ha registrato oltre il 10% di perdita della popolazione. Un paese che all’epoca non era membro delle Nazioni unite, aveva pagato un prezzo altissimo per una politica che fu condannata da oltre 30 risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite.

All’epoca soltanto i Paesi come lo Zimbabwe di Mugabe non erano contrari al regime di Milošević. I membri della Comunità Europea, Stati Uniti e anche la Russia erano schierati contro un regime che aveva completamente isolato la Serbia dal mondo. Persino la Cina, rimase neutrale. Il cambiamento arrivò con le dimissioni forzate di Milošević, il quale aveva rifiutato di cedere la sconfitta elettorale al neo-eletto Koštunica, il 5 ottobre del 2000. In breve tempo la Serbia normalizzò i rapporti con gli stati confinanti e fu accettata nelle Nazioni unite insieme al Montenegro. Negli anni successivi furono fatti importanti passi avanti nell’integrazione nel sistema economico europeo e mondiale. L’adesione alla CEFTA nel 2006 e lo status di paese candidato all’UE nel 2012 segnarono alcuni punti cardine.

Il Paese ottenne un supporto finanziario da parte delle istituzioni europee e mondiali, partendo con il cancellamento del debito estero del 66%. In breve tempo la Serbia riusci ad imporsi come una delle destinazioni più attraenti per gli investimenti, con una serie di riforme economiche e fiscali. Paragonato agli altri, ad esempio, il sistema fiscale serbo in materia societaria è molto semplice e trasparente, con una tassa sugli utili che fu del 9% e gradualmente aumentata al 15% da ormai più di 10 anni, senza tendenza di crescita. Le società non hanno bisogno di commercialisti o altre figure per dialogare con gli enti competenti, data la semplicità dell’esercizio.

I dati confermano la validità delle riforme intraprese basate sull’idea di integrazione della Serbia. Il PIL procapite è cresciuto da 915 USD nel 2000 a circa 9000 nel 2022 – da 6 miliardi a 63 miliardi – registrando la crescita più alta nella regione nel periodo 2017 al 2021, del 46%. Lo stipendio medio è cresciuto da 90 euro nel 2000 (valore da considerare in marchi tedeschi) a oltre 700 a gennaio 2023. Per un’economia completamente distrutta, è un risultato significativo. In particolare gli investimenti esteri sono cresciuti da 396 milioni di USD annui nel 2002 a oltre 2 miliardi di USD soltanto nei primi 6 mesi del 2023. La Serbia aveva puntato molto sull’industria l’innovazione agriculturale, non avendo un traino “naturale” come il turismo.

Nomi importanti come Fiat, Golden Lady, Ferrero per quanto riguarda la produzione o Unicredit, Intesa, Assicurazioni Generali e Unipol sono diventate parte del tessuto economico della Serbia. L’Italia si piazza al secondo posto come partner negli scambi commerciali – e non soltanto dal punto di vista degli investimenti – godendo della vicinanza del territorio e della qualità dei prodotti. Nel futuro a causa del contesto globale che ha cambiato a causa di fenomeni tectonici quali la pandemia da Covid-19 e la guerra in Ucraina, la Serbia, grazie alla sua mentalità produttiva, ha delle ulteriori opportunità di crescita. L’inclinazione naturale delle giovani generazioni all’ingegneristica e alle lingue, ha fatto della Serbia un hub per l’industria IT, non soltanto con colossi come Microsoft, Oracle o NCR che hanno costituito i loro campus di operazioni di sviluppo, ma anche grazie a società locali che hanno conquistato importanti fette di nicchia del mondo informatico; come l’istituto Biosense all’avanguardia dell’utilizzo di AI e big data nel settore agroindustriale.

La Serbia, oggi, è completamente integrata all’economia UE, con oltre il 60% dello scambio con l’estero pari a un valore di 39 miliardi di euro, paragonati ai 6 miliardi con gli stati dei Balcani (CEFTA), 4 della Russia o 5 della Cina.

La stabilità della regione e dell’Europa, è indispensabile per un futuro sereno della Serbia e dei suoi cittadini, Paese la cui esperienza degli ultimi 30 anni dimostra tutta la fragilità di una società guidata da emozioni ataviche, discorsi irrazionali, senza libertà di pensiero e soppressione dei diritti umani e della democrazia. Al contrario, un presente ed un futuro dignitoso richiedono quello che il premio Nobel Kahneman definì slow thinking o ragionamento lento, deliberato e logico. Gestire in modo razionale le paure che possono scatenare la scintilla che porta alla disintegrazione dell’ordine democratico e del rispetto della dignità dell’essere umano, guardando all’esperienza serba, si impone come imperativo di ogni politica responsabile.

[dell’avv. commendatore Vlatko Sekulovic]

Ultime notizie

Dello stesso autore