13.03.2023 – 08:00 – Iniziata lo scorso Sabato 4 Marzo per entrare nel vivo l’8, giorno della Festa Internazionale della Donna, si è conclusa nella giornata di ieri, in Piazza Goldoni, la settimana organizzata dalla Questura di Trieste per sensibilizzare la cittadinanza e supportare la popolazione di sesso femminile sull’annosa tematica della violenza di genere e sugli strumenti di tutela messi a disposizione delle vittime da parte delle Forze dell’Ordine. Dopo aver compiuto con il proprio furgone un “tour” di sette giorni tra le vie e le piazze della città di Trieste, nel corso del quale il personale della Divisione Anticrimine ha illustrato, mediante la distribuzione di volantini multilingue, i principali aspetti di questa importante problematica sociale, la Questura del Capoluogo Giuliano ha voluto sottolineare che continuerà a restare attiva sul territorio con l’iniziativa “….questo non è amore”, consolidata campagna permanente della Polizia di Stato per contrastare le violenze e prevenire i femminicidi.
Negli ultimi anni, sono state perfezionate le procedure sia del “pronto intervento” che quelle investigative ma, soprattutto, si è agito sul piano della “prevenzione”, ove si gioca la partita contro il femminicidio, in primis con lo strumento dell’Ammonimento del Questore, che i dati testimoniano essere estremamente efficace perché evita che i comportamenti violenti si ripetano, bloccando il “ciclo della violenza”, ed evitando che esso possa sfociare, in casi estremi, nella fisica soppressione della donna. Nel 2022 gli ammonimenti irrogati sono aumentati sensibilmente: quelli per violenza domestica addirittura del 50%; il soggetto ammonito, nel 70% circa dei casi, era un partner o un ex-partner. Dal 2020 ad oggi sono stati oltre 7.500 i soggetti a cui è stato notificato l’ammonimento per violenza domestica o atti persecutori: solo uno di questi si è reso autore di quello che può essere definito “femminicidio”, un termine spesso abusato, che finisce per ricomprendere tutti gli omicidi di donne, anche quelle uccise per pietas o interesse economico, ma che invece è doveroso circoscrivere a quei casi dove le vittime sono “donne uccise in quanto donne”, secondo la definizione della Convenzione di Istanbul.
Dai dati raccolti dalle Divisioni Anticrimine delle Questure, che ricostruiscono ogni singolo evento analizzando il movente dell’omicidio, emerge che le vittime di “femminicidio” sono il 34% di tutte le donne uccise, (gennaio-novembre 2021/gennaio-novembre 2022); nello stesso periodo, il numero di femminicidi si rivela in forte diminuzione (-26,1%), più di un quarto in meno rispetto all’anno scorso; è fortemente significativo, inoltre, che nello stesso periodo gli ammonimenti sono aumentati della metà.
Grazie al Protocollo Zeus, ormai operativo in 54 Questure, l’azione di prevenzione della Polizia di Stato prosegue anche dopo la notifica dell’ammonimento, poiché al destinatario del provvedimento è offerta la possibilità di intraprendere un percorso virtuoso di “recupero”, precipuamente finalizzato a far maturare nell’interessato la consapevolezza del disvalore del proprio comportamento, usufruendo delle capacità specifiche di professionisti impiegati nei centri dedicati agli autori di comportamenti violenti o persecutori. Inoltre, alcuni di questi protocolli prevedono l’operatività di strumenti di “follow up”, che potremmo definire la nuova frontiera della prevenzione, dal momento che le situazioni più pericolose sono assoggettate ad un costante monitoraggio congiunto operato dalle Divisioni Anticrimine delle Questure e dai centri per il recupero dei maltrattanti, il cui risultato informativo potrà mettere in condizione l’Autorità di Pubblica Sicurezza di adottare le iniziative necessarie per prevenire la commissione di gravi reati, come l’adozione di misure di prevenzione più incisive (ad esempio la Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza) oppure l’attivazione di servizi di vigilanza specifici per le donne in pericolo.


