Corteo del Primo Maggio. Cobas, Usb e Usi scaldano i motori, “istituzioni impotenti e quadro legislativo inadeguato. La Flex è il simbolo della disfatta”

30.04.2025 – 14.00 – Impotenza delle Istituzioni e inadeguatezza del quadro legislativo. Sono le principali “accuse” mosse dalle sigle sindacali Cobas, Usb e Usi alla vigilia del corteo del Primo Maggio che partirà domani mattina alle 9 da San Giacomo per approdare in Piazza Garibaldi. Stamattina – non a caso – Massimiliano Generutti ha fatto il punto della situazione proprio davanti ai cancelli di Adriatronics (ex Telettra, ex Alcatel Lucent, ex Flex). “Scomparsa del cliente principale (cioè unico) Nokia a cui nessuno ha mai osato chiedere nulla, 200 esuberi, “vendita” delle quote ad un fondo d’investimento tedesco che riceve in realtà da Flex 20 milioni di euro per gestire gli esuberi (e lo ammette candidamente), con ogni probabilità chiudere il sito cancellando un’esperienza nata nel1946 a Milano e dagli anni ‘70 anche a Trieste” si legge sul comunicato stampa. «La Flex – spiega – non è solo il simbolo dell’incapacità legislativa di rispondere alle aziende ma anche di Cgil, Cisl e Uil che abbiamo già cambiato campo, non siamo più di fronte ad una crisi che poi si riprende ma strutturale in cui è chiaro che le aziende chiudono una dietro l’altra». Dunque aggiunge: «Anche sugli ammortizzatori sociali ci deve essere una risposta chiara, per la U-blocks noi non abbiamo firmato gli ammortizzatori sociali per chiudere, riteniamo che debbano servire per traghettare l’azienda da una situazione di un certo tipo ad un altro di prosecuzione dell’attività, se servono per chiudere non li firmiamo e ciò ha mandato nel panico le istituzioni».  Secondo Generutti «non è possibile affrontare una crisi strutturale diversa da quella che c’era prima nello stesso modo. L’ultimo errore è stato proprio quello di firmare nonostante ci fosse al Ministero un percorso chiaro, un advisor cioè un soggetto che troverà l’acquirente vero industriale. Poi subentra l’ammortizzatore sociale e poi il passaggio dell’azienda. Lì invece hanno firmato l’ammortizzatore sociale prima dell’advisor e l’azienda per due settimane non ha fatto nulla. Dovevano alzarsi dal tavolo dicendo “non firmiamo finchè non abbiamo l’advisor” e invece continuano ad accompagnare e avvallare questi comportamenti».

E ancora: «Era evidente la speculazione con 20 milioni di euro in mano ad un faccendiere. Il classico esempio di ciò che non bisogna fare né sindacalmente né come governo dunque occorre cambiare struttura e sistema legislativo. Ho coetanei 60enni che usciti da questa realtà non troveranno più uno sfogo, lo stato sociale come risponde? Le politiche industriali come rispondono a lavoratori con esperienza trentennale nel mondo delle telecomunicazioni?». A fargli eco, ricordando altri due pilastri della mobilitazione di domani è Mario Verzegnassi dell’Unione sindacale italiana: «Una delle cose importanti riguarda le politiche di riarmo e le spese militari che avranno un effetto devastante. Abbiamo perso l’otto per cento come valore medio di salario nel giro di pochi anni, i salari sono bassi e le pensioni in crisi, dislocare risorse che andrebbero utilizzate per rilanciare sanità, scuola e ricerca ma anche il settore della casa completamente abbandonato significa peggiore una situazione in cui la gente non ce la fa più. Abbiamo il dieci per cento di lavoratori a tempo pieno che hanno problemi di povertà».  Per ultimo, ma non ultimo per importanza il “genocidio del popolo palestinese che si consuma quotidianamente nell’ipocrisia delle istituzioni internazionali che balbettano scuse cui non credono neanche loro».

[e.b.]

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