La (dimenticata) Rosa dei Venti del molo San Carlo, oggi Audace

08.02.2020 – 07.30 – Tra le lapidi e le statue ammantate di rovi del “Giardino del Capitano“, all’interno dell’Orto Lapidario, è possibile rinvenire un oggetto incongruo, dalla misteriosa collocazione: una bitta di pietra calcarea, quale se ne usavano per agganciare le gomene, con alla sommità una bella rosa dei venti.
Si tratta di uno dei tanti elementi dimenticati della storia di Trieste prima del passaggio all’Italia: è infatti la rosa dei venti che originariamente ornava il molo San Carlo, oggi molo Audace. Un tempo luogo di approdo di un porto vivo e in fermento commerciale, oggi la bitta riceve solo le navi fantasma di una storia che rifiuta d’inabissarsi.

Il molo San Carlo venne così chiamato a seguito della nave che ivi vi affondò nel 1740, andando a costituire, con la sua immensa stazza, una base per la costruzione dell’odierna banchina. La “San Carlo” era una possente nave da guerra della Marina Austriaca, ma le sue – ahimè – ingloriose vicende ne dimostrano una costruzione fallace.
Lo ricorda lo storico Pietro Kandler all’interno di “Istria” (1848): “La sera del 20 maggio 1734, nel Porto di Trieste, aveva gettato l’ancora la nave da guerra “San Carlo”, armata con 70 cannoni, di costruzione napoletana. Rimasta in porto per tre anni cominciò per causa rimasta ignota, a far acqua in modo allarmante, così che il 3 il 4 ottobre 1737 fu tratta a Riva, presso il molo detto Bandiera, precisamente nel sito e nella direzione della metà dell’attuale molo. Risultato vano ogni tentativo di recupero nel marzo 1740 fu smantellata e rimase con la chiglia poggiata sul fondo melmoso. Nel 1754 si pensò di trarne profitto riempiendola di sassi e costruendovi sopra un molo di pietra“.

Gruppo di persone presso la rosa dei venti sul molo S. Carlo (oggi molo Audace), 1891 circa. Dal sito La grande Trieste

Le prime dimensioni del molo San Carlo erano piuttosto ridotte rispetto a quelle attuali: una lunghezza di 94,8 metri per una larghezza di 19. L’attracco era stato costruito nell’arco di otto anni, dal 1743 al 1751. L’aspetto era profondamente diverso da quello attuale, perché era separato dalle Rive, onde evitare che le correnti marine depositassero sedimenti ed erodessero le fondamenta della struttura. Lo si poteva raggiungere con un ponticello di legno. Il molo verrà poi prolungato di 19 metri nel 1778 e di altri 132,7 nel 1860-61, raggiungendo così l’attuale lunghezza di 264,5 metri.
In epoca vittoriana il molo era uno dei luoghi preferiti dal “Liston” della borghesia triestina. Affollatissimo di navi e piroscafi, presentava grosse colonne di pietra per le gomene e alla sommità una serie di panchine di pietra. Tra queste venne posto, nel settembre del 1860, un grande candelabro a tre fiamme e dinanzi una bitta di pietra con la rosa dei venti.

La bitta venne costruita con pietra calcarea, con una base a otto facce e un’altezza di 96 cm. Il fusto cedeva poi il passo a una ruota di 96 cm di diametro, decorata da un’elegante corda intrecciata. La faccia superiore, incavata rispetto alla ruota, presentava una rosa dei venti incisa leggerissimamente. È un classico fiore con bottone centrale e foglie lanceolate; ai margini vi sono otto triangoli/frecce che indicano i punti cardinali. Il nord è simboleggiato da una triestinissima alabarda.

Fotografo Ettore Antoniazzo (1866-1917), Molo San Carlo, ottobre 1902. Dal sito La grande Trieste

Il molo venne successivamente rinominato “Audace” su proposta del pittore Cesare Sofianopulo, dal nome di guerra della cacciatorpediniera che vi aveva preso possesso.
Su proposta dei “noti” Arduino Berlam e Umberto Nordio, a partire dal 1925 venne posta sul molo una nuova rosa dei venti. Collocata su una colonna di pietra istriana d’Orsera, la rosa dei venti era un disco fuso con il bronzo dei cannoni austro-ungarici. L’iscrizione venne dettata da Silvio Benco: “Qui approdò la R. nave Audace prima col vessillo d’Italia – III NOVEMBRE MCMXVIII“. La “nuova” rosa dei venti fu poi danneggiata durante la Seconda Guerra Mondiale e successivamente ricollocata nel 1949.
Ma nel frattempo, cos’era successo all’umile rosa dei venti “asburgica”?
Scampata alla demolizione di tanti altri monumenti austriaci, era stata relegata nel ricreatorio comunaleE. de Amicis” (Via Colautti) accanto al campo di pallacanestro. Finalmente nel 2005, su iniziativa del direttore dei Civici Musei di Storia ed Arte, la vecchia bitta è stata recuperata, restaurata e ricollocata nell’Orto Lapidario, dove rimane tutt’ora.

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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