“Far Liston” Le passeggiate della Trieste bon ton di un secolo fa

26.10.2019 – 09.00 – Solitamente vengono definite “liston” le lunghe lastre di marmo utilizzate per la pavimentazione delle piazze tra Settecento e Ottocento, tanto in Veneto, quanto in Friuli Venezia Giulia. Il caso di Trieste è peculiare, perchè qui ritroviamo i masegni, dall’arenaria muggesana, che ha bene dimostrato di saper perdurare nei secoli. “Fare il listone” diventa allora camminare su tutte queste lastre, ovvero percorrere la Piazza o il viale nella sua interezza. Una passeggiata cittadina, certo; ma anche un modo per farsi ammirare e notare. Le lastre, a Venezia, così come a Belluno, dipingono vere e proprie strisce su cui passeggiare, da cui il detto “far el liston”.
Il caso triestino è diverso dal “liston” veneto; secondo infatti Silvio Rutteri, la Trieste di un tempo aveva il lato destro di Piazza Grande riservato alla passeggiata dei patrizi. Era un tratto “listato”, ovvero segnato come privilegio esclusivo dell’aristocrazia.
Una corsia preferenziale d’Ancient Regime, potremmo scherzare.
Quando il ceto dei patrizi scomparve a favore del ceto mercantile e successivamente della borghesia, quest’ultima fu ben lieta di ereditare questa “tradizione”, democratizzando il liston per la bella gioventù. Il passeggio partiva dal Piazzale di Sant’Antonio Nuovo, passava attraverso Via Dante, il Corso, Piazza della Borsa, culminando o in Piazza Grande (Oggi dell’Unità) o alla fine del molo san Carlo (oggi Audace). La tradizione del “liston” favorì la nascita di veri e propri caffè situati lungo il percorso: d’alcuni baracchini all’inizio del molo, ai punti di ritrovo presso il Tergesteo e il Caffè degli Specchi.
Il “liston” era particolarmente amato dai giovani e dalla borghesia il giorno di domenica, quando trascorrevano ore intere a provare i vestiti e le acconciature, prima di uscire a passeggiare.
I “lioni”, ovvero i damerini alla moda, con i guanti gialli o verdi, il cappello a cilindro chiaro e il bastone dal pomo d’argento, erano tra i primi a uscire. La segreta speranza era far colpo sulla propria fiamma del cuore; o attirando l’attenzione con il proprio portamento, o sbirciando tra i giornali – molto sfogliati, ma poco letti – del Tergesteo.
Le giovani, con il nuovo cappellino alla moda o col parasole inghirlandato, passeggiavano più tardi, verso mezzogiorno. Il programma prevedeva solitamente le visite di riguardo, alle ore 11, dai quindici ai venti minuti; successivamente, alle 12, la borghesia frequentava la messa nobile nella Chiesa di S. Antonio Vecchio o di S. Pietro. Quell’ora segnava in ogni caso il maggiore affollamento tra Piazza Grande, il molo San Carlo e il Corso triestino. Solitamente le giovani erano accompagnate, ma sarebbe corretto scrivere “sorvegliate”, dalla madre o dalla zia.
Se il “lione” non trovava la sua bella, andava a bere un sorso di rosolia o a sgranocchiare biscotti e fondenti presso il negozio di confetture del cav. Wunsch. I negozi fiutavano l’affare, rimanevano aperti fino a tardi; le fonti menzionano “Tropeani, Cappelletti e Zampieri” dove lo shopping femminile impazzava tra cappellini, nastri e altre chincaglierie.

Francesco Benque, Molo San Carlo, 1898. Dalla Fototeca di Trieste

I passeggi durante il pomeriggio si diversificavano a seconda della funzione: Barcola e in special modo S. Andrea servivano per andare in carrozza e dimostrare così la possanza dei propri destrieri, la ricchezza dei propri trasporti; molto frequentati erano anche il Giardino Rossetti e l’Acquedotto, mentre chi aveva buone gambe preferiva camminare fino al Boschetto.
Quando la passeggiata domenicale terminava e la borghesia si recava a pranzo, le famiglie di operai e popolani andavano anch’esse a pranzare con la “borida”, i cibi freddi che consumavamo con i picnic sui prati dei parchi o del Carso.
Oggigiorno “far il liston” sopravvive sul molo Audace, così come in Piazza dell’Unità.
Risulterebbe interessante considerare quali vie e zone hanno sostituito la passeggiata tradizionale ottocentesca. Sicuramente il Viale XX Settembre rimane tra le zone più battute, ma è altrettanto interessante considerare il successo del “Ponte Curto” che assiste a un continuo via vai.

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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