Titolo: Italia quarta potenza mondiale dell’export: supera il Giappone e rafforza il made in Italy

11 luglio 2026 – ore 08:00 – L’Italia sorpassa il Giappone e conquista il quarto posto tra i maggiori esportatori mondiali. È il dato che emerge dalle statistiche sul commercio internazionale relative al 2025, un risultato che conferma la solidità del sistema produttivo italiano nonostante uno scenario globale segnato da tensioni geopolitiche, dazi commerciali e rallentamento della crescita economica. Secondo i dati riportati dalla stampa economica nazionale, il made in Italy si è stabilmente collocato alle spalle soltanto di Cina, Stati Uniti e Germania. Un traguardo accompagnato anche da un sensibile miglioramento della bilancia commerciale: negli ultimi dodici mesi il surplus dell’Italia ha raggiunto i 63,4 miliardi di dollari, con un incremento di oltre 16 miliardi rispetto all’anno precedente.

Il risultato assume un peso particolare perché arriva in un contesto internazionale complesso, caratterizzato dall’incertezza legata ai dazi annunciati dall’amministrazione del presidente americano Donald Trump e dalle persistenti tensioni in Medio Oriente, fattori che molti osservatori ritenevano potessero frenare l’export italiano.

Nel frattempo è cambiata anche la natura del made in Italy. Se negli anni Settanta il marchio evocava soprattutto moda, design, arredamento, vino e agroalimentare, oggi il paniere delle esportazioni comprende comparti ad alto contenuto tecnologico e scientifico. Tra questi spiccano la farmaceutica, diventata uno dei principali motori della crescita, la meccanica avanzata, il biomedicale, la chimica specializzata e la produzione di beni strumentali. Un’evoluzione che ha trasformato il made in Italy in un sinonimo non solo di qualità estetica, ma anche di innovazione, competenza e affidabilità industriale.

Il risultato contribuisce inoltre a smentire uno dei luoghi comuni più radicati sull’economia italiana, quello secondo cui la dimensione medio-piccola delle imprese rappresenterebbe un limite alla competitività internazionale. Secondo l’economista Marco Fortis, infatti, il Paese può contare su circa diecimila aziende di medie e medio-grandi dimensioni capaci di esportare con successo in tutti i continenti e di occupare posizioni di leadership in numerose nicchie ad alto valore aggiunto.

Si tratta di un modello produttivo fondato sui distretti industriali, sulle filiere e sulle specializzazioni territoriali, capace di competere con i grandi conglomerati internazionali facendo leva su qualità, flessibilità e rapidità di adattamento ai mercati.

Nel dibattito economico non manca anche una riflessione sul ruolo delle istituzioni. Secondo alcune analisi, tra cui quella pubblicata da Il Giornale, la stabilità politica e il sostegno all’internazionalizzazione delle imprese garantiti negli ultimi anni avrebbero contribuito a creare un contesto favorevole alla crescita dell’export. Una lettura che viene affiancata, tuttavia, alla considerazione che il successo resta soprattutto il frutto della capacità competitiva delle aziende italiane.

A confermarlo è anche il peso crescente del mercato statunitense, oggi il principale sbocco extraeuropeo per i prodotti italiani, con esportazioni pari a circa 70 miliardi di euro e un surplus commerciale superiore ai 34 miliardi. Numeri che testimoniano come, nonostante le incertezze dell’economia mondiale, il sistema manifatturiero italiano continui a rafforzare la propria presenza sui mercati internazionali, consolidando il ruolo del Paese tra le principali potenze esportatrici del mondo.

Articolo di Lorenzo Degrassi

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