24 giugno 2026 – ore 09:00 – Anche quest’anno centinaia di migliaia di studenti italiani si sono seduti davanti al foglio delle prove scritte con lo stesso carico di emozioni che accompagna generazioni di maturandi: ansia, aspettative, paura di sbagliare, ma anche entusiasmo per un traguardo finalmente raggiunto. A rendere ancora più impegnative le giornate d’esame e quelle di studio che precedono gli orali, contribuisce anche l’ondata di caldo africano che sta interessando gran parte dell’Italia, con temperature elevate che mettono a dura prova concentrazione, energie e resistenza degli studenti. Caldo a parte, l’esame di maturità continua a rappresentare uno dei momenti simbolici più importanti nel percorso scolastico dei giovani italiani, tanto da essere entrato nell’immaginario collettivo del Paese. Da decenni il tema della maturità ha ispirato libri, film e canzoni. È stata raccontata come una prova iniziatica, un passaggio obbligato verso l’età adulta, una sorta di confine tra il mondo protetto della scuola e quello, spesso più incerto, delle responsabilità future.
Le notti insonni, i ripassi dell’ultimo minuto, i pronostici sulle tracce e le attese davanti ai cancelli degli istituti fanno ormai parte di un rituale che si rinnova ogni anno. Nata come esame conclusivo degli studi superiori, la maturità dovrebbe certificare non soltanto le conoscenze acquisite dagli studenti, ma anche la loro capacità di ragionamento, di collegamento tra discipline e di affrontare con consapevolezza una prova complessa.
In teoria, dunque, non un semplice test nozionistico, ma una valutazione della crescita culturale e personale dello studente. La domanda che molti si pongono, però, è se oggi questo esame conservi ancora il significato che aveva per le generazioni precedenti. Negli ultimi decenni le regole sono cambiate più volte. Si sono alternati commissari interni ed esterni, sono state modificate le prove scritte, introdotti e poi eliminati test, percorsi e criteri di valutazione. Ogni riforma è stata accompagnata da polemiche e discussioni. Per alcuni la maturità è diventata un esame meno selettivo rispetto al passato; per altri rappresenta ancora una verifica seria e impegnativa.
C’è poi una questione ancora più profonda. In una scuola che molti osservatori descrivono come in difficoltà, alle prese con carenze strutturali, programmi spesso datati, disuguaglianze territoriali e crescenti fragilità educative, può un singolo esame riuscire davvero a misurare la maturità di una persona?
La stessa parola “maturità” sembra oggi prestarsi a diverse interpretazioni. Essere maturi significa conoscere una serie di nozioni o possedere spirito critico, autonomia, capacità di affrontare problemi e relazionarsi con gli altri? Se la seconda definizione appare più vicina alla realtà, è lecito chiedersi quanto un esame di pochi giorni possa fotografare un percorso umano che si costruisce nel corso di anni e anche fuori dai banchi di scuola.
Eppure, nonostante tutte le critiche, la maturità continua a conservare un valore simbolico che va oltre il voto finale. Per molti giovani rappresenta il primo vero confronto con una prova pubblica, il momento in cui si tirano le somme di un percorso scolastico e si guarda al futuro. Università, lavoro, viaggi, nuove esperienze: dopo la maturità si apre una fase diversa della vita. Forse il suo significato non risiede più soltanto nella capacità di valutare competenze e conoscenze, ma nel rappresentare un rito di passaggio collettivo. Un momento che segna la fine di un capitolo e l’inizio di un altro.
Resta aperto il dibattito sulla necessità di riformare ulteriormente l’esame e, più in generale, la scuola italiana. Ma una certezza sembra rimanere. Anche nell’era digitale, tra intelligenza artificiale, nuove tecnologie e cambiamenti sociali sempre più rapidi, la maturità continua a essere uno degli appuntamenti più attesi, discussi e temuti della vita di uno studente.
Forse non è l’esame che rende maturi. Forse è il percorso affrontato per arrivarci.
Articolo di Silvia Fatur


