24 giugno 2026 – ore 10:30 – Austriaci, tedeschi, ungheresi, cechi, serbo-croati, polacchi, ucraini, rumeni, slovacchi, sloveni e italiani. La prima guerra mondiale sul fronte del Carso inghiottì ogni nazionalità in un grande carnaio che, alla conclusione della guerra, dovette essere sepolto. Fosse comuni, ossari, mausolei, cimiteri e lunghe file di tombe su entrambi i lati del confine. Il lavoro prosegue tutt’oggi, perché rimangono innumerevoli i morti senza nome. Rappresenta un esempio di questo tassello la scoperta delle salme di 32 soldati italiani, rivenuti durante degli scavi di un cantiere edile presso Vrtojba. La gestione dei resti è stata dunque affidata all’ente italiano proposto per le attività di ricerca e rimpatrio dei militari caduti all’estero; le salme sono state infatti consegnate, in via ufficiale, con una cerimonia presso il cimitero di Škofja Loka.
Alla presenza di autorità civili, militari e religiose, l’Ambasciatore d’Italia in Slovenia, dott. Giuseppe Cavagna, ha reso omaggio ai Caduti e ha sottolineato il valore simbolico del loro ritorno in Italia, e ha evidenziato come questo risultato sia il frutto di una cooperazione internazionale con le autorità slovene, una collaborazione che dimostra come la memoria dei Caduti possa costituire un terreno di dialogo e di rispetto tra popoli un tempo avversari e oggi uniti da rapporti di amicizia e collaborazione e dall’appartenenza alle organizzazioni internazionali.
Alle cassette contenenti i resti dei militari italiani sono stati resi gli onori militari in un momento di raccoglimento e commemorazione, e successivamente il convoglio con le spoglie mortali ha raggiunto Cargnacco, dove esse sono state deposte nella cripta del Tempio.
Il 24 settembre 2026 i Caduti saranno commemorati presso il Sacrario Militare di Redipuglia e successivamente tumulati nel Sacrario Militare di Oslavia.
Sono passati centocinque anni, nell’ambito delle commemorazioni per i caduti, da quando il 28 ottobre 1921 la mater dolorosa Maria Bergamas sceglieva una tra undici irriconoscibili salme destinate a diventare il simulacro del Milite Ignoto, il volto senza nome dei soldati italiani dispersi o morti durante “l’inutile strage” della Prima Guerra Mondiale.
La scelta avvenne all’interno della Basilica Patriarcale di Aquileia; e proprio dalla cittadina, il giorno dopo, la bara del Milite iniziò il viaggio verso Roma, attraverso le città di Udine, Treviso, Venezia, Padova, Rovigo, Ferrara, Bologna, Pistoia, Prato, Firenze, Arezzo, Chiusi e Orvieto. Il 2 novembre 1921 il treno funebre giunse a Roma e la salma venne sepolta all’Altare della Patria, dove dimora tutt’oggi (4 novembre 1921).
Articolo di Zeno Saracino


