24 giugno 2026 – ore 19:00 – Ripensare il ruolo di Trieste nella filiera europea delle materie prime critiche, valorizzando non solo il porto ma anche il sistema del retroporto, del porto franco e degli interporti, con una visione capace di coniugare logistica, commercio internazionale ed economia circolare. È il messaggio lanciato dal segretario generale dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale (AdSP MAO), Natale Ditel, protagonista dell’incontro “Terre rare e altri materiali/metalli strategici”, promosso dal The International Propeller Club Port of Trieste nella Sala Maggiore della Camera di Commercio Venezia Giulia. L’iniziativa, organizzata dall’associazione presieduta da Fabrizio Zerbini, ha riunito operatori del settore marittimo, portuale e logistico per discutere delle prospettive di Trieste quale piattaforma europea per le terre rare e le materie prime critiche. A moderare il confronto è stato il presidente di ASPT-ASTRA, Stefano Visintin. Sono intervenuti anche Renata Casaro, capo dipartimento Global Risk e Analisi macroeconomica di Schaeffer AG, Anna Carnielli, avvocato marittimista esperta di commercio internazionale, Luigi Grillo, General Manager di Access World Italy, e Walter Gregori, segretario generale di ASPT-ASTRA.
Nel suo intervento Ditel ha evidenziato come la candidatura di Trieste debba basarsi su un modello moderno, capace di valorizzare il porto franco, la profondità dei fondali, gli interporti e il patrimonio storico della città. “Nella scelta del modello che Trieste propone al Governo italiano per avere l’hub delle terre rare e delle materie prime critiche è fondamentale avere anche, oltre a tutto quello che ha il porto di Trieste, dal porto franco alla profondità dei fondali, al porto stesso e agli interporti, anche il portato storico”, ha affermato. Secondo Ditel, la lunga tradizione della Borsa Metalli cittadina può rappresentare un punto di partenza per costruire una moderna piattaforma di riferimento per un mercato caratterizzato da forti oscillazioni. “Oggi le terre rare, che subiscono fluttuazioni di mercato enormi anche nell’arco di pochi giorni, hanno bisogno di un concetto ammodernato di borsa metalli. Trieste ha tutto per poterlo fare, avendo anche la profondità storica che gli deriva da quello che aveva previsto Maria Teresa d’Austria.” Tra i temi affrontati anche il ruolo strategico del retroporto. Grazie al regime di porto franco, infatti, le merci destinate allo stoccaggio o alla successiva riesportazione possono beneficiare della sospensione del pagamento di Iva e dazi fino all’immissione in consumo, un vantaggio competitivo che rende Trieste particolarmente attrattiva per la gestione delle materie prime critiche e dei materiali strategici destinati ai mercati internazionali.
Ampio spazio è stato dedicato anche all’economia circolare e al recupero delle terre rare dai rifiuti elettronici. Tra gli elementi maggiormente presenti nelle apparecchiature dismesse figurano neodimio, disprosio, praseodimio e ittrio, materiali indispensabili per magneti permanenti, motori elettrici, batterie e numerose applicazioni ad alta tecnologia. Anche in questo ambito il sistema del retroporto è stato indicato come un’infrastruttura strategica, grazie ai vantaggi fiscali e doganali che possono favorire le operazioni di trattamento, stoccaggio, recupero e successiva commercializzazione verso i mercati esteri. Nel corso dell’incontro è stato inoltre ricordato come le terre rare comprendano diciassette elementi chimici – i quindici lantanidi più scandio e ittrio – ormai essenziali per la transizione energetica e digitale. La loro crescente importanza rende necessario dotare l’Europa di una filiera logistica efficiente e di scorte strategiche, obiettivo per il quale Trieste intende mettere a disposizione il proprio sistema integrato fatto di porto, retroporto, interporti e collegamenti ferroviari con il Centro e il Sud-Est Europa. Anche il presidente del The International Propeller Club Port of Trieste, Fabrizio Zerbini, ha richiamato la vocazione internazionale dello scalo, sottolineando la sua posizione quale porta di accesso verso i Paesi del Sud-Est Europa e la presenza di fondali che consentono l’attracco di navi di grandi dimensioni, elementi che rafforzano la candidatura di Trieste come piattaforma logistica per le materie prime strategiche del futuro.
Articolo di Francesco Viviani


