Diventare macchinista ferroviario, a Trieste il corso ITS tra stage e certificazioni

7 giugno 2026 – ore 09:00 – Luca T., 25 anni, lavora oggi nel settore ferroviario dopo essersi formato al corso di Macchinista ferroviario dell’Accademia Nautica dell’Adriatico. Il macchinista ferroviario è una figura capace di condurre e gestire un mezzo ferroviario, ma le sue mansioni non finiscono qui. A dire qualcosa in più è lo stesso Luca.

Cosa fa davvero un macchinista ferroviario?

“Il macchinista non è semplicemente ‘quello che guida il treno’: nonostante la condotta sia la parte più visibile, dietro ci sono preparazione, controlli, comunicazioni e capacità di gestire situazioni impreviste. Ci sono molte cose da sapere sia prima di partire che durante la corsa: che mezzo hai, quali condizioni ci sono, che tipo di linea percorri, quali prescrizioni devi rispettare… Non si può improvvisare nulla e ogni gesto deve avere un motivo.

Inoltre procedure specifiche cambiano anche in base al settore in cui ti inserisci, c’è differenza tra mobilitare merci e mobilitare persone”.

Durante il corso come ci si prepara alla professione? Cosa si studia?

“Si studiano prima di tutto le basi per capire il mezzo ferroviario e il contesto in cui si muove. Non è un corso fatto solo di teoria, ma devi comunque studiare tanto: sicurezza, circolazione, caratteristiche del treno, segnali, procedure, elementi tecnici del mezzo, basi di fisica ed elettrotecnica. La parte più interessante per me, è stata capire che il macchinista deve ragionare sempre in anticipo; non guardi solo quello che hai davanti in quel secondo, ma devi saper prevedere cosa può succedere dopo. Come reagisce il treno? Quanto spazio serve? Che cosa dice la linea? C’è una prescrizione? Il mezzo sta rispondendo bene?”.

Quanto dura il corso?

“Il corso è biennale. In pratica sono due anni belli pieni perché ci sono lezioni, ore di laboratorio e stage. Ufficialmente il corso è di 1800 ore: 1080 tra aula e laboratorio e 720 di stage presso imprese ferroviarie. A queste si aggiunge anche un modulo dedicato alla Licenza Europea. Quindi sì, dura due anni, ma sono due anni intensi.” 

Quanto è importante lo stage?

“Moltissimo. Si fanno più di 700 ore di stage e ti permettono di capire come si prepara un servizio, come si controllano le informazioni, quanto contano puntualità e precisione. La prima cosa che ho imparato è che nel ferroviario non ci si può permettere di fare le cose ‘alla buona’; soprattutto quando bisogna controllare che tutto funzioni davvero, come si deve. Lo stage ti fa anche capire se reggi l’ambiente, perché magari uno pensa solo alla guida, ma il lavoro è fatto anche di responsabilità, turni, attenzione mentale e rispetto delle procedure. A me ha confermato che era la strada giusta, però mi ha anche fatto capire che dovevo diventare molto più preciso”.

Insomma ti sei trovato a cambiare abitudini?

“Abitudini, sì, ma più che altro ho dovuto cambiare mentalità. A scuola spesso si studia per passare l’interrogazione o l’esame, invece durante il corso ti rendi conto che le cose le devi imparare perché ti serviranno in modo specifico per il lavoro che andrai a fare. Ti responsabilizza, anche nei confronti degli altri impegni quotidiani. Giustamente adattarsi all’inizio può essere complesso, soprattutto se la materia è nuova: bisogna stare a ricordare passaggi, definizioni, segnali, casi particolari… se però ti entra in testa che non sono cose fini a se stesse, ma ogni procedura serve a evitare (o risolvere) problemi, allora cambi approccio allo studio”.

Si ottiene solo il diploma ITS o anche certificazioni ferroviarie?

“Il Diploma ITS è una parte del percorso, ma nel ferroviario contano anche le certificazioni di settorecome la Licenza Europea e il Certificato Complementare Armonizzato. La cosa che mi aveva colpito era proprio questa: non stai facendo un corso generico sui trasporti, ma un percorso costruito intorno alla professione”.

Ci sono requisiti fisici o attitudinali?

“Sì, ed è giusto così, perché si tratta di un lavoro che richiede attenzione, lucidità, gestione dello stress e capacità di seguire procedure anche quando sei sotto pressione, quindi sono richieste condizioni fisiche e psico-attitudinali adatte. Il fatto che ci sia una selezione secondo me contribuisce a prendere il percorso in modo anche più serio”.

È meglio un ITS o l’università?

Dipende da quello che vuoi fare. Se vuoi fare ingegneria, progettazione o ricerca, l’università ha senso. Se invece vuoi entrare in una professione tecnica e operativa, l’ITS è più diretto. A me personalmente piaceva l’idea di guidare un mezzo vero e non volevo rimandare troppo il contato con il lavoro e cercavo un percorso che mi avvicinasse al mestiere di macchinista – non settore dei trasporti in generale. Quindi l’ITS qui a Trieste era il percorso ideale”.

Che consiglio daresti a chi sta pensando di iscriversi al corso Macchinista Ferroviario?

“Di informarsi bene e di non scegliere solo perché ‘gli piacciono i treni’, perché oltre alla passione servono disciplina, voglia di studiare, accettare che in questo settore le regole vengono prima dell’ego. Consiglierei anche di prepararsi mentalmente al fatto che non sarà tutto immediato: ci sono passaggi, esami, idoneità, tirocinio, certificazioni. Però se ti interessa davvero lavorare nella conduzione ferroviaria, è un percorso che ti fa entrare nel settore in modo serio”.

Articolo di Francesco Ferrari 

Ultime notizie

Dello stesso autore