03.02.2025 – 11:55 – Il Friuli Venezia Giulia continua a muoversi controcorrente. Mentre in altre parti d’Italia la fiducia degli imprenditori del commercio, del turismo e dei servizi sta subendo un lieve calo, in Friuli Venezia Giulia e a Trieste il settore terziario dimostra stabilità e capacità di adattamento. Questo è quanto emerge dall’ultima indagine congiunturale condotta da Confcommercio Friuli Venezia Giulia in collaborazione con Format Research, che fotografa la situazione economica delle imprese nel terzo trimestre del 2024 e le prospettive per l’anno appena iniziato. Uno degli indicatori chiave dell’indagine è il livello di fiducia degli imprenditori. A livello nazionale, il 2024 si è chiuso con un lieve calo del sentiment nel terziario, riflesso delle tensioni geopolitiche e delle incertezze economiche globali. In Friuli Venezia Giulia, tuttavia, il dato è rimasto sostanzialmente stabile: se nel secondo trimestre dell’anno l’indice di fiducia delle imprese del terziario si attestava a 38, nel terzo trimestre è sceso solo leggermente a 37, mantenendosi comunque sopra la media nazionale (che nello stesso periodo ha toccato quota 35). Il turismo continua a trainare il settore, con hotel e ristoranti che beneficiano del costante afflusso di visitatori, italiani e stranieri. E se il 2024 è stato un anno di consolidamento, il 2025 promette di essere cruciale per la riforma del commercio e il rilancio dei Distretti urbani.
Non tutto, però, è semplice. Il 21% delle imprese del terziario triestino si è rivolto alle banche per ottenere credito nel 2024: il 60% ha ricevuto l’intera somma richiesta, mentre un 22% ha dovuto accontentarsi di meno. La buona notizia? I tassi d’interesse sono in calo e le condizioni di finanziamento si sono leggermente alleggerite rispetto all’anno precedente.
Le principali motivazioni per cui le imprese hanno chiesto credito sono:
- Esigenze di liquidità e cassa: 59,2%
- Investimenti: 33% (in aumento rispetto al trimestre precedente, che si attestava al 31,6%)
- Ristrutturazione del debito: 7,8%
Eppure, il fabbisogno finanziario resta un nodo da sciogliere. Molte imprese, soprattutto quelle più piccole, si trovano a gestire margini stretti, tra il rincaro dei costi e la necessità di investire per rimanere competitive. Ciononostante, il 33% delle aziende ha chiesto credito per investimenti, un segnale di fiducia nel futuro.
Uno degli aspetti più monitorati dagli imprenditori è quello dell’occupazione. Anche in questo caso il Friuli Venezia Giulia si distingue per una maggiore stabilità rispetto al resto d’Italia. L’indice occupazionale, che si posiziona sulla soglia del 50, indica un equilibrio tra nuove assunzioni e calo degli addetti.
Trieste registra un valore di 48, in linea con la media regionale e leggermente superiore al dato nazionale. Se si osservano i settori, il comparto turistico continua a trainare la domanda di lavoro: il settore della ricezione turistica ha un indice occupazionale di 64, la ristorazione di 55 e i servizi alle imprese di 51. Più in difficoltà il commercio non alimentare (39) e i servizi alla persona (45).
«I numeri confermano una situazione di stabilità e tenuta – commenta Antonio Paoletti, presidente di Confcommercio Trieste – ma il 2025 sarà decisivo. Il rilancio dei Distretti e l’attuazione della riforma del commercio saranno determinanti per dare slancio al settore. Inoltre, la sinergia con Nova Gorica per Go!2025 rappresenta un’opportunità unica per tutto il territorio».
A livello regionale, l’appuntamento con Gorizia Capitale Europea della Cultura potrebbe fungere da traino per l’intero sistema turistico del FVG, portando benefici anche a Trieste, che già oggi registra una costante crescita dei flussi turistici.
[c.v.]


