19.11.2024 – 14.00 – Era il 1912, ma la vocazione a Trieste era identica: vendere, anzi smerciare tutto l’occorrente per il cucito e la sartoria. Dagli aghi, agli spilli, ai nastri, ai bottoni, agli elastici e così via. Ci riferiamo alla merceria Servadei di via Dante n. 7, le cui origini affondano nella Trieste austriaca quando il primo negozio Servadei aprì i battenti. Ora, dopo oltre cent’anni di attività e molteplici generazioni triestine, la merceria chiude definitivamente: i proprietari hanno scelto di trascorrere gli ultimi anni in pensione e, non avendo trovato negozianti interessati a subentrare, serrano il negozio.
“Non si vorrebbe mai dire questo, ma è giunto il momento di dirlo: chiudiamo il negozio – spiega la proprietaria tramite un video sui Social – Era una decisione che volevamo assumere da tempo, avendo io e il mio socio Alessandro raggiunta l’età della pensione”.
“Non è stato possibile trovare chi volesse subentrare nella gestione del negozio – spiega Servadei – per cui adesso facciamo un’ultima svendita, con tante occasioni per il fai-da-te, il ricamo e tante altre soluzioni per il cucito”.
“Non posso fare altro che ringraziare coloro che, nel corso degli anni, sono venuti nel nostro negozio, ci hanno apprezzato, hanno ricambiato la nostra fiducia…” conclude la proprietaria.
La chiusura effettiva, preannunciata da una lunga stagione di sconti e svendite già in corso (è forte l’affollamento infatti dei triestini in questi giorni nel piccolo negozio), avverrà a fine febbraio; contattata telefonicamente la merceria anzi specifica “a inizio marzo, vi sono dei tempi tecnici da rispettare”.
Con il tempo, specie dalla metà del duemila in poi, la merceria si era sempre più specializzata anche nel bricolage e nelle soluzioni usa-e-getta, vendendo accanto ai classici bottoni anche capi di biancheria, specie per i più piccoli. Impressiona la posizione centralissima, tra Ponterosso e piazza dell’Unità, ad un passo dal caffè Stella Polare.
La chiusura della merceria rientra in un trend generale di chiusure post pandemia Covid dovute non alla concorrenza, né agli insufficienti affari, ma all’età avanzata dei proprietari. Se è naturale che un’attività, anche storica, chiuda per una scelta del proprietario, lo è meno invece che non vi siano persone disposte a rilevare negozi con un gruppo di clienti affezionato e il materiale già pronto. In altre parole se il vecchio mondo muore pian piano, il nuovo ancora fatica a nascere; ed è d’altronde caratteristico della crisi del retail a Trieste, con la macroscopica eccezione del sistema ristorativo e dei negozi rivolti ai turisti.
[z.s.]


