Maturità 2026: 6 strategie per affrontare al meglio l’esame orale

24 giugno 2026 – ore 11:30 – Volendo essere lapalissiani, il modo migliore per prepararsi all’orale di maturità è esercitarsi a ripetere ad alta voce – registrandosi, riascoltandosi e annotando eventuali punti da migliorare. Che sia l’intonazione (monocorde o esitante), il ritmo (troppo lento, altalenante o paragonabile a Eminem), o la gestione più o meno maldestra di pause e silenzi, c’è sempre almeno un dettaglio da correggere. Sono proprio queste sottigliezze a fare la differenza davanti alla commissione: a parità di ore studiate, il risultato più brillante arriva a chi sa esprimersi con maggior chiarezza, efficacia e sicurezza di sé. Come riuscirci? Basta qualche semplice accorgimento, da mettere in pratica già durante il ripasso, per affrontare l’esame orale con “calma, dignità e classe”.

1. Curare la postura

Il linguaggio del corpo precede la parola, spesso rivelando più di quanto si vorrebbe far trapelare. Niente panico: modificare consapevolmente la propria postura e sembrare sicuri di sé è più semplice di quanto sembri. Evitare di incrociare le braccia o le gambe è forse il primo accorgimento da adottare per scongiurare un atteggiamento di chiusura. Ma perché è così importante? Mantenere una postura aperta ha un duplice beneficio, sia fisiologico che emotivo: da un lato, il fatto di tenere la schiena dritta e le spalle aperte favorisce una respirazione più profonda, migliorando il controllo della voce e la chiarezza dell’esposizione. Dall’altro, una postura ottimale contribuisce a ridurre la tensione e, di conseguenza, trasmettere una maggiore sensazione di sicurezza a chi ascolta.

Può sembrare incredibile, ma la postura influenza l’umore così come l’umore influenza la postura: secondo la teoria dell’ embodied cognition, la posizione del corpo ha un’influenza diretta tanto sulle emozioni quanto sui livelli ormonali. In altre parole, posture aperte ed erette stimolano il sistema parasimpatico, riducendo lo stress e contribuendo ad aumentare la fiducia in se stessi, mentre posture chiuse e incurvate attivano il sistema simpatico, innescando ansia e pensieri negativi. Emblematico il caso dellepower poses (posture espansive e aperte) che, secondo le ricerche di Cuddy e Carney, possono modificare la biochimica del corpo, aumentando i livelli di testosterone e riducendo quelli di cortisolo (l’ormone dello stress).

2. Intonazione e ritmo

Una volta corretta la postura, è il momento di dedicarsi all’esposizione vera e propria. Spoiler: un’esposizione incerta potrebbe vanificare mesi di studio matto e disperatissimo. Così come un’esposizione strategica potrebbe mascherare eventuali lacune (è il caso dei più abili arrampicatori di specchi). I concetti assimilati vanno espressi con cura: intonazione e ritmo possono infatti influenzare in modo decisivo la percezione di competenza e sicurezza da parte della commissione.

Fondamentale mettersi nei panni dei professori: ascoltano uno studente dopo l’altro, alternano domande, accumulano valutazioni. Tra gli ingranaggi dell’esame di maturità, la strategia vincente è distinguersi: durante l’esame orale, variare il tono per sottolineare passaggi importanti e concetti chiave è indispensabile per coinvolgere l’attenzione della commissione, dando l’idea di aver interiorizzato (e non semplicemente memorizzato) le nozioni in questione.

Anche il ritmo ha un ruolo fondamentale: quando si è nervosi si tende ad accelerare, ma una velocità eccessiva riduce la comprensibilità del discorso, oltre a dare agli interlocutori un’impressione di insicurezza. Rallentare consente invece di organizzare meglio le idee e di scegliere con maggiore precisione le parole. Inoltre, parlare a un ritmo moderato favorisce l’ascolto e trasmette in genrale maggiore autorevolezza. Durante la preparazione all’esame orale di maturità è quindi utile registrarsi e verificare non solo cosa si dice, ma anche come lo si dice, prestando attenzione a tono, chiarezza e velocità dell’esposizione.

3. Pause e silenzi

E se il silenzio all’esame di maturità non fosse necessariamente un nemico? L’obiettivo del colloquio non è rispondere immediatamente a ogni domanda e riempire l’aria di parole. A dire il vero, le pause sono uno degli strumenti più efficaci della comunicazione orale. Chi fa teatro lo sa già: una pausa ben collocata permette al pubblico di elaborare le informazioni appena ascoltate, accresce l’aspettativa e aumenta l’impatto del messaggio successivo. Durante il colloquio di maturità, fermarsi per uno o due secondi prima di fornire una risposta o introdurre un concetto importante può aiutare a mantenere l’attenzione della commissione e a mostrare di avere il controllo della situazione. Le pause hanno anche una funzione pratica: consentono allo studente di respirare, recuperare la concentrazione e organizzare mentalmente il discorso. Una breve pausa può essere interpretata come un momento di riflessione, mentre una continua successione di parole può dare un’impressione di agitazione o scarsa preparazione. Imparare a gestire i silenzi significa quindi trasformare una debolezza apparente in un elemento di forza comunicativa.

4. Tipo, cioè, appunto

Nel linguaggio quotidiano è normale utilizzare espressioni come “tipo”, “cioè”, “appunto”, “praticamente” oppure suoni come “ehm” e “uhm”. Queste parole, definite dagli studiosi “filler words” o parole riempitive, aiutano spesso a guadagnare tempo mentre si pensa a cosa dire. Tuttavia, quando vengono ripetute troppo frequentemente possono compromettere l’efficacia dell’esposizione. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Advances in Physiology Education evidenzia che l’uso eccessivo di filler words riduce la credibilità del relatore e rende più difficile la comprensione del messaggio. Gli esperti suggeriscono una soluzione semplice ma risolutiva: sostituire le parole riempitive con brevi pause silenziose. Registrarsi mentre si ripete ad alta voce serve anche a questo: annotare i propri intercalari più frequenti e impegnarsi ad abbandonarli.

5. Catturare l’attenzione

Come anticipato nei paragrafi precedenti, una delle sfide più impegnative all’esame di maturità e distinguersi. La commissione ascolta numerosi candidati in pochi giorni: per questo motivo, riuscire a catturare l’attenzione fin dall’inizio può fare davvero la differenza. Distinguersi può significare semplicemente presentare i contenuti in modo personale e coinvolgente. Un buon metodo consiste nel cominciare da un dato sorprendente, da un collegamento originale tra discipline o da un riferimento all’attualità pertinente all’argomento trattato. Può essere interessante anche iniziare l’esposizione di un determinato argomento con una domanda, per accendere la curiosità della commissione.

Anche il linguaggio del corpo contribuisce a mantenere viva l’attenzione: guardare gli interlocutori, mantenere una postura aperta e accompagnare il discorso con gesti naturali (senza gesticolare troppo, s’intende) rafforza il messaggio e aiuta a trasformare l’orale di maturità in un dialogo, piuttosto che in uno sterile botta e risposta. Anziché limitarsi a elencare informazioni, è utile costruire un percorso logico che metta in relazione idee, esempi e riflessioni personali: l’obiettivo non è stupire a tutti i costi, ma dimostrare di aver compreso e interiorizzato gli argomenti, al punto da saperli comunicare in maniera chiara e coinvolgente.

6. E se ho un vuoto?

La strategia migliore è prendere tempo: se la risposta proprio non arriva, può essere utile chiedere al professore di riformulare la domanda per essere sicuri di averla compresa, guadagnando così più tempo per riflettere. Piuttosto che rispondere impulsivamente rischiando di fraintendere la domanda, è consigliabile fermarsi: piuttosto che riempire incongruamente il silenzio o, al contrario, fare scena muta, è meglio utilizzare frasi di transizione come “Ho bisogno di un attimo per organizzare il discorso”. Altra piccola strategia: contestualizzare l’argomento, prima di rispondere alla domanda specifica, dimostrando di possedere le conoscenze generali a riguardo e cercando, per associazioni mentali, di arrivare alla risposta corretta. L’ultima spiaggia è ammettere di non ricordare l’informazione richiesta.

Dopotutto, i commissari non hanno l’interesse di mettere in difficoltà i candidati: al contrario, il loro intento è accompagnarli nell’ultima tappa del percorso scolastico. Ciò che la commissione valuta è il livello di preparazione complessivo degli studenti, nonché la loro capacità di ragionare e formulare collegamenti, piuttosto che la semplice memorizzazione di singole nozioni. L’esame di maturità, ancora oggi percepito come una sorta di rito di passaggio, non si conclude con una banale interrogazione: non a caso, l’ultima prova si chiama “colloquio”. La tappa finale della maturità è, tutto sommato, un dialogo che non va temuto, ma affrontato con le giuste strategie.

Articolo di Benedetta Marchetti

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