Squero Blessi, storia dell’ultimo cantiere navale sulle Rive di Trieste

10.08.2024 – 07.01 – Il confine tra cantiere navale e officina, quando ci si riferisce a un’imbarcazione e non una nave, era un tempo sottile: bastavano infatti un capannone, un arenile e degli specialisti nella lavorazione del legno e nell’arte dei solventi necessari a impermeabilizzarlo. La facilità con la quale, senza impianti particolari, ma tanta maestria artigianale, era possibile realizzare un’imbarcazione, popolò di squeri, cantieri e cantierini tutta Trieste, Muggia e l’odierna Istria slovena e croata. L’esperienza nel campo, la disponibilità di materia prima e la continua richiesta di barche per molteplici usi facilitava la nascita di quanto oggigiorno definiremmo piccole e medio imprese. Il settore mutò però radicalmente quando si affermarono tanto le costruzioni in ferro quanto la propulsione meccanica; elevatissima allora la specializzazione richiesta, ingenti i capitali, spesso opera di conglomerati della finanza e giganti gli spazi necessari. Ciò nonostante, pur constatando una selezione naturale che portò all’estinzione del ‘vecchio’ squero triestino e istriano, occorre considerare che fino al secondo dopoguerra ancora sopravvivevano cantieri di piccola levatura specializzati nella costruzione di imbarcazioni da diporto. Spesso, invece di produrre l’imbarcazione da zero, erano specializzati in singoli ruoli, come il motore o lo scafo. Sovviene la SATIM nel 1920 che installava i motori sulle barche di piccolo cabotaggio a Capodistria, il cantiere I.S.T.R.I.A del 1940, lo squero dei Cadetti a Muggia, il San Giusto a Pirano, l’Officina Riparazioni e Costruzioni Navali Fratelli Pippa a Trieste e così via.

Rientra in quest’ambito la storia dello squero Blessi che fu tra gli ultimi ‘piccoli’ cantieri navali triestini. L’ingegnere Blessi sfruttò infatti un ‘varco’ lasciato a seguito dell’incompleta sistemazione delle Rive che seguì alla seconda guerra mondiale. Negli anni Trenta era stato infatti progettato di interrare il lembo di mare tra il molo Sartorio e il Magazzino Vini, oggigiorno sede di Eataly. Il progetto era a tal punto avanzato che, come scrive lo studioso Sergio Degli Ivanissevich, rimase accatastato il materiale da riporto necessario al riempimento, il quale formava quasi uno ‘scivolo’ verso il mare dalla banchina di sponda. L’ingegnere Antonio Blessi, proprietario di un’omonima società a garanzia limitata, colse l’occasione onde ottenere una concessione e inaugurare, in quello spiazzo rimasto ‘vuoto’ delle Rive, un piccolo cantiere navale. La società aveva in realtà una lunga storia, risalente agli anni Trenta del novecento. Antonio Blessi e Attilio della Longa avevano fondato la società nel 1932, costruendo all’interno dell’odierno Porto Vecchio l’imbarcazione Capitano Piero Blessi. Era una motonave da carico, di 161 tonnellate di stazza lorda; a questa seguì il piroscafo Sarga, da 1424. Questi ebbe un’esistenza infelice, perchè nel settembre 1945 prese fuoco e, dopo alcune esplosioni, colò a picco nella rada di Trieste. Trasportava un ingente carico di carburante destinato agli angloamericani; pertanto molti ipotizzarono un incidente. Il cantiere nato nel 1947 in quest’intersezione delle Rive permise di costruire il moto peschereccio Anna e nel 1950 la motonave d’acciaio, di nuovo da 1424 t.s.l., Luisa Blessi. Quest’ultima fu l’ultima costruzione dello squero che chiuse per dissesto finanziario; dapprima si vendette il Capitano Piero Blessi (1952), poi la Luisa Blessi (1957) e infine il cantiere dichiarò fallimento il 3 dicembre 1964.

È evidente come, guardando a cosa produsse e guadagnò, lo squero Blessi non fu una gran cosa; però involontariamente giunse ad essere l’ultimo rappresentante di due differenti realtà: l’ultimo squero, specie per navi a motore, ‘triestino’ in una zona centrale della città e l’ultima attività ‘industriale’ situata sulle Rive, prima della loro trasformazione in luoghi istituzionali e/o turistici. Il baricentro industriale della città, verso gli anni Sessanta, era ormai assiso altrove, tra le ciminiere e le catene di montaggio del canale industriale e del Porto Nuovo.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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