Grado, nuovo studio dell’OGS di Trieste sulle antiche palizzate romane

11.10.2025 – 09.00 – Una nuova ricerca, pubblicata sulla rivista ‘Scientific Reports‘, che ha visto il coinvolgimento di studiosi e ricercatori dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS, del Dipartimento di Fisica e Astronomia ‘Augusto Righi’ dell’Università di Bologna, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – INGV e della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, con il coordinamento di Dario Gaddi di Archeotest s.r.l., ha riportato alla luce a Grado tre palizzate di età romana e altomedievale. L’analisi multidisciplinare di queste strutture, che avevano anche una funzione protettiva contro l’erosione costiera, ha permesso di ricostruire come sia cambiato il livello del mare in quest’area lagunare. Grado è infatti un prodotto dell’ultima espansione glaciale, ma nel contempo è stato anche modificato dal II secolo a. C. proprio dall’uomo.

Il commento dell’OGS di Trieste

“Le aree costiere sono tra le più vulnerabili e risultano particolarmente a rischio”, spiega Emiliano Gordini dell’OGS, precisando che “secondo i rapporti dell’ISPRA, in Italia circa il 30% della popolazione risiede in queste zone e, secondo le stime relative allo scenario climatico meno critico, entro il 2100 il livello del mare potrebbe innalzarsi di circa 0,5 metri. Questa tendenza, aggravata dalla crescente frequenza di eventi meteorologici estremi, rischia di provocare profondi cambiamenti morfologici nel paesaggio e danni ingenti a infrastrutture e insediamenti situati in prossimità del litorale”.

“Anche in passato, le variazioni del livello del mare hanno avuto un impatto significativo sull’occupazione e sulla distribuzione degli insediamenti umani nelle aree costiere”, aggiunge Dario Gaddi di ArcheoTest Srl.
“Talvolta, il mutamento delle condizioni ambientali ha costretto le popolazioni ad abbandonare definitivamente i siti minacciati dall’allagamento. In altri casi, fin dalla preistoria, l’uomo ha risposto con interventi anche radicali sull’ambiente naturale, costruendo strutture difensive per contrastare l’ingressione delle acque e preservare l’abitabilità del territorio. Un esempio emblematico è rappresentato da Grado, porto romano e insediamento lagunare la cui storia si intreccia strettamente con due grandi città adriatiche del mondo antico: Aquileia e Venezia”, spiega l’esperto.

L’iter burocratico

Le indagini hanno preso avvio dal procedimento di verifica preventiva dell’interesse archeologico per un’opera pubblica commissionata da Irisacqua, che ne ha pertanto finanziato tutte le fasi, dal documento preliminare di valutazione del rischio, ai carotaggi eseguiti nell’area da parte di Andreiα (Studio Associato per l’Archeologia delle Acque), allo scavo in areale, condotto da ArcheoTest s.r.l., alle analisi di laboratorio, sulla base delle prescrizioni e sotto la Direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Friuli Venezia Giulia.

Perché studiare le palizzate?

Già negli anni ’80 del secolo scorso, numerosi studi avevano messo in luce come i resti archeologici, in gran parte di epoca romana, trovati sull’isola e nella sua laguna, permettessero stime del livello marino relativo. Lo scavo archeologico del 2021 vicino al Castrum di Grado ha portato alla luce tre palizzate con data tra il I e il VI secolo d.C.

La più antica (I-II secolo d.C.) venne costruita con l’infissione di tavole di legno per formare una barriera continua, la cui parte superiore si trova a circa 60 centimetri sotto il livello del mare odierno. L’ottimo stato di conservazione porta a pensare che le tavole fossero state piantate sul bordo della riva, in un’area per lo più asciutta, con l’intento di creare un contenimento per il materiale di bonifica scaricato dalla terraferma (costituito da macerie edilizie e rifiuti domestici come pietrame, laterizi, vasellame e avanzi di cibo).

Questi detriti sono il risultato di una grande e lunga operazione di bonifica e di innalzamento del suolo della zona costiera dell’insediamento gradese, collocabile tra la metà del I e gli inizi del II secolo d.C., in un periodo in cui il livello del mare era di circa 1,2 metri (± 0,50 metri) più basso di quello attuale. La palizzata sarebbe stata in seguito ricoperta da sedimenti di origine lagunare.

Un’altra palizzata, datata con dendrocronologia al 566 d.C., rappresenta un probabile tentativo di contrastare gli effetti dell’innalzamento del livello del mare. Le tavole di legno mostrano chiari segni di attacco da parte della Teredo navalis, un microrganismo che vive solo in legni permanentemente sommersi. Questo prova un innalzamento del livello del mare di almeno 40 centimetri e suggerisce che a metà del VI secolo il mare fosse tra 80 e 90 centimetri più basso rispetto al livello medio attuale.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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