Tra diplomazia e cultura. La storia dei rapporti tra Italia e Serbia

di Vlatko Sekulovic
18.03.2024 – 07.53 – La settimana scorsa è stato inaugurato, con un evento solenne e particolare presso l’Ambasciata d’Italia a Belgrado, un anno di attività focalizzate su alcuni anniversari simbolici dei rapporti tra i due paesi. Nel 2024 difatti si celebrano 145 anni di istaurazione dei rapporti diplomatici tra la Serbia e l’Italia ed i 100 anni dall’inizio della costruzione dell’edificio dell’Ambasciata d’Italia a Belgrado. I rapporti diplomatici furono stabiliti subito dopo il riconscimento internazionale dell’indipendenza della Serbia, avvenuto al Congresso di Berlino nel 1878, e diciotto anni dopo la proclamazione del Regno d’Italia nel 1861. Il periodo precedente – quasi un secolo e mezzo – fu caratterizzato da alti e bassi tra i due stati, durante il quale cambiarono diverse volte le identità delle due nazioni. La Serbia e l’Italia, si trasformarono da regno a monarchia, passando da regimi autocratici a democratici, inserendosi anche in contesti più ampi come quello iugoslavo o europeo.

Si sono trovate dalle due parti opposte della divisione creata durante la Guerra fredda, perfino scontrandosi quando il Kosovo fu parte della Grande Albania, sotto il protettorato fascista nella Seconda guerra mondiale. Un riflesso di questi mutamenti si intravede anche nella storia della regina Elena di Savoia e principessa del Montenegro, che volle la costruzione dell’edificio monumentale dell’Ambasciata d’Italia a Belgrado. Nata come una delle quattro figlie del re Nicola I del Montenegro, ha visto il suo paese natale assorbito nel 1918 in un nuovo stato, il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, quando lei era già regina d’Italia dal 1900. Anche se a suo padre e a sua madre fu proibito il rientro nel Montenegro dopo la I guerra mondiale, dal loro cognato Pietro I di Serbia, lei nutrì un rapporto particolare verso il nuovo Stato, considerandolo un’emanazione emancipatoria della volontà politica degli Slavi del Sud (jugoslavi) che andava oltre le differenze etno-nazionaliste. Alla fine Elena, come i suoi genitori, venne esiliata e i suoi ultimi anni di vita li passò in Francia, come anche l’ultimo re della Jugoslavia, Pietro II negli Stati Uniti.

Nonostante lo scontro globale tra comunismo e democrazia liberale – e grazie a una vicinanza storica – per i cittadini serbi, come anche per tutti gli iugoslavi, l’Italia era una porta verso un progetto di vita diverso. L’influenza culturale italiana si fondava sugli storici rapporti con la città di Trieste, con testimonianze della comunità serba e montenegrina, legate al fatto che grandi parti della Serbia odierna (Vojvodina), e del Montenegro (le Bocche di Cattaro), facevano parte dell’Impero Austroungarico. La vicinanza moderna è dovuta maggiormente agli aspetti economici e alla strabiliante forza d’attrazione culturale italiana – chi scrive si ricorda ancora gli anni Ottanta del secolo XX, quando mezza Belgrado cantava L’Italiano del grande Toto Cutugno. Oggi i negozi belgradesi portano nomi delle grandi marche, nomi serbi o italiani e nei ristoranti e bar dominano cibi locali e piatti della cucina del Bel Paese.

I forti legami politici si esprimono anche nel fatto che quindici anni fa, durante il Governo Berlusconi IV, fu firmato un accordo di collaborazione strategica tra l’Italia e la Serbia. Questo non sarebbe stato possibile se i due stati, le due società, non avessero condiviso gli stessi valori di diritti e libertà dell’uomo e della democrazia come fondamento dell’identità culturale e politica. La fecondità dei rapporti serbo-italiani dell’ultimo quarto di secolo non sarebbe stata possibile senza questa vicinanza che accomuna i due territori in un grande progetto del futuro europeo. Questo quadro culturale sovranazionale è una garanzia che, in un mondo più imprevedibile che mai, i rapporti tra i due paesi e i due popoli si sviluppino sulla comprensione e la realizzazione di interessi comuni, permettendo un futuro meno incerto e più prospero, evitando le tentazioni traumatiche del passato.

[a cura dell’avv. commendatore Vlatko Sekulovic]

 

Ultime notizie

Dello stesso autore