29.08.2023 – 10.35 – Rallenta il manifatturiero friulano e galoppa il settore turistico giuliano, anche se con contratti intermittenti e di breve durata. Il quadro lavorativo di Trieste e del Friuli Venezia Giulia si presenta con forti chiaroscuri nel primo trimestre del 2023; sebbene i dati, nell’insieme, sembrano essere positivi; i cali appaiono ancora lievi.
Sulla base dei dati forniti dall’Inps, il numero di assunzioni in FVG nel settore privato (esclusi i lavoratori domestici e gli operai agricoli) è diminuito dell’1,1% rispetto al primo trimestre 2022. In particolare, spiega il ricercatore dell’Ires Fvg Alessandro Russo, si rileva una consistente flessione del numero di nuovi contratti di lavoro in somministrazione (-16,8%, pari a 1.500 assunzioni in meno), probabilmente dovuto a un rallentamento delle attività manifatturiere in Friuli.
Anche le assunzioni a tempo indeterminato evidenziano una contrazione, sebbene molto più contenuta (-1,5%, 100 in meno), condizionata dalle dinamiche negative dell’area triestina (-5,4%).
Vanno diminuendo anche le cessazioni dei rapporti di lavoro (da 31.493 a 29.156, pari a -7,4%). L’Istat ha in effetti registrato un incremento dell’occupazione dipendente in regione nel primo trimestre di quest’anno (mentre è diminuita quella indipendente). Le dimissioni dei lavoratori sono sempre più diffuse e costituiscono ancora la motivazione di gran lunga principale dell’interruzione dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Nel 2014 le dimissioni davano conto di poco meno della metà di tutte le cessazioni dei contratti a tempo indeterminato, a partire dal 2021 la loro incidenza supera il 75% (nei primi tre mesi di quest’anno è stata pari al 77,6%). Le cessazioni di natura economica hanno un peso sempre minore, da quasi il 40% nel 2014 a valori vicini al 10% nell’ultimo triennio. Nel tempo è invece aumentata l’incidenza dei licenziamenti disciplinari dei lavoratori a tempo indeterminato (dal 2,5% del totale nel 2014, all’attuale 6,1%).
[z.s.]


