27 giugno 2026 – ore 16:00 – Trieste, città di colli e saliscendi, presenta rilevanti difficoltà per chi ha disabilità in campo motorio o in generale difficoltà a camminare: il capoluogo si presenta come un terreno difficile, sebbene negli ultimi decenni siano stati compiuti sforzi nell’adeguamento degli spazi.
Nel 2024 una mozione del Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche a Trieste, il PEBA, prevedeva interventi a Servola, Chiarbola e Valmaura, in parte utilizzando risorse europee. Ma il centro stesso di Trieste presenta difficoltà inedite, anche ad un livello elementare di bordi dei marciapiedi e ostacoli architettonici.
Sotto il profilo normativo, con la legge 13/1989 sulle “Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati” che stabilisce criteri tecnici, adattabilità, visitabilità e tutti i dettagli in materia; e il Decreto Ministeriale 14 giugno 1989, n. 236, applicato a ristrutturazioni, nuove costruzioni e edifici residenziali convenzionati e simili, si è costruito un insieme di prescrizioni tecniche per rendere accessibili gli edifici privati. Con il D.P.R. 24 luglio 1996, n. 503, invece, sono state definite le norme volte all’eliminazione di barriere architettoniche negli edifici, negli spazi e nei servizi pubblici (disposizione già presente nella legge 104/1992, art. 24).
In generale ricordiamo come già nell’articolo 3 Costituzione italiana si colloca tra i Principi Fondamentali il riconoscimento della pari dignità sociale per tutti i cittadini, assegnando alla Repubblica il compito di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Le norme elencano anche i requisiti necessari per segnaletica, rampe, scale, arredo urbano, parcheggi, percorsi pedonali, marciapiedi. Tutto deve essere accessibile e inclusivo, e queste prescrizioni tecniche sono obblighi da rispettare. Le rampe disabili devono avere una lieve pendenza, tra 8-10%, la superficie antisdrucciolevole, corrimani presenti su entrambi i lati e naturalmente una larghezza adeguata al passaggio. Anche le porte devono rispettare una larghezza minima utile a tutti (tra gli 80 e i 90 cm), le soglie devono essere o inesistenti, o facilmente superabili, e la maniglia deve trovarsi a un’altezza accessibile a tutti. Le scale devono avere il corrimano, la superficie deve essere antiscivolo, le alzate devono essere regolari e devono essere segnalate da indicatori tattili. In presenza di ascensori, devono esserci anche segnali acustici, una barriera visiva e tattile, porte automatiche, braille sui pulsanti e uno spazio interno sufficiente per carrozzine. In generale devono sempre essere garantiti degli spazi di manovra, tra i percorsi interni, i corridoi, i bagni e le aree esterne, come i marciapiedi, dove la pavimentazione deve essere omogenea.
Le segnalazioni nel campo della disabilità motoria sono tuttavia frequenti e nascono spesso da tentativi di adeguamento poco riusciti o non condotti fino in fondo.
Partiamo da un esempio elementare: una persona che, in carrozzina, deve prelevare del contante da un ATM bancario. In alcuni casi, per le filiali maggiormente moderne, l’accesso è a bordo strada senza dislivelli; ed è il caso dello sportello del marciapiede a fianco ad esempio del Caffè San Marco. La situazione è invece molto diversa nel caso della BNL a inizio Viale XX Settembre, a fianco dei Portici di Chiozza; come osservato da diverse segnalazioni, la filiale viene segnata come “accessibile da sedia a rotelle”, ma nella realtà la rampa viene chiusa a partire dalle ore serali. Una soluzione anti accattonaggio? Sembra l’ipotesi più probabile, ma di fatto l’accesso viene precluso, i disabili da una certa ora non hanno diritto a prelevare o interfacciarsi con lo sportello.
Il sistema museale triestino gode, in questo campo, di poche eccellenze e tante barriere. Il Museo della Guerra per la Pace Diego de Henriquez appare accessibile, come il Museo del Risorgimento grazie alla rampa nella zona del sacrario e al nuovissimo ascensore. Il Museo Revoltella è in larga parte accessibile, sebbene rimangano alcuni scalini nella Galleria d’arte, mentre la parte baronale rimane problematica. La Risiera di San Sabba, Monumento nazionale e sito più visitato in assoluto a Trieste, ha una rampa per il Museo (sulla quale, nonostante i rimproveri dei custodi museali, sembra essere consuetudine che si sedano le comitive e i turisti), ma uno scalino di grande altezza per la sala delle celle e la cella della morte; la rampa per la sala delle croci è presente, ma cede il passo a un terreno irregolare nelle quali le ruote si incastrano.
Il colle di San Giusto è dove si concentrano le problematiche maggiori, nonostante la buona volontà degli operatori sottolineata nei commenti su Google maps e nelle recensioni: di fatto il castello di San Giusto è completamente inaccessibile tanto nella casa del Capitano, quanto nel Lapidario tergestino. Anche i camminamenti sulle mura e i bastioni, per quanto larghi, rimangono non accessibili. Tortuoso e complesso l’accesso al Museo Winckelmann; in teoria, accedendo dall’ingresso di via San Giusto e a patto di superare la strada del Giardino del Capitano, irta di sassi e sassolini, si accede al pianoterra. Non vi sono però né ascensori, né modo di giungere al cenotafio. Tutto il colle è in effetti problematico, a volte proprio nel tentativo di rendere la zona più accessibile: l’ascensore che porta al colle termina con una irta scalinata; per chi è in carrozzina c’è un servoscala, ma lo stesso non regge il peso di una carrozzina elettrica! Sarebbe stato necessario che l’ascensore si fermasse a bordo strada, ma ciò era stato bocciato, a suo tempo, dalla Soprintendenza.
Nell’ambito invece ecclesiastico la Cattedrale di San Giusto è accessibile dal lato sinistro della facciata, ma rimangono arroccate e impossibili all’accesso la Chiesa di Santa Maria Maggiore e la vicina Basilica di San Silvestro. La mancata accessibilità di Musei e Chiese, nel caso delle comitive scolastiche, comporta anche la sgradevole situazione di una classe divisa in due; tra chi, di solito il professore e l’alunno con disabilità, lasciati a terra e la classe in visita.
Sembrano invece non presentare problemi il Museo di Storia Naturale (che tuttavia traslocherà a breve nel Magazzino 26) e l’ala Nord del Museo del Mare del Magazzino 26, tutti dotati di ascensori e servizi igienici attrezzati. Il sistema delle “casse” adottato per il Museo del Mare impedisce a chi è basso di statura o, di nuovo, in carrozzina, di vedere con chiarezza i reperti; spesso questi sono posizionati troppo in alto.
Il discorso dell’accesso a chi presenta difficoltà motorie ruota spesso sul mare; avere infatti ostacoli architettonici impatta negativamente non solo chi ha disabilità, ma anche coloro che hanno problemi a camminare in generale. C’è un’ampia, gigantesca, platea a Trieste di anziani con deambulatori, stampelle e in generale fragilità nelle gambe conseguenza dell’età e delle operazioni. Appare sorprendente come di questa legione di persone, spesso recluse loro malgrado in casa, si parli assai poco, specie in tempi di campagna elettorale. La riabilitazione, ad esempio a seguito di operazioni chirurgiche difficili o sfortunate (sono tanti i casi), prevede quale suo elemento centrale il nuoto e in generale l’esercizio in acqua. Trieste, nonostante la presenza di una platea molto elevata in tal senso, ancora non ha un sostituto dell’Acquamarina; e i costi di gran parte dei servizi in Slovenia o a Monfalcone superano le possibilità delle pensioni medie.
Che fare? Il Comune ha attrezzato sempre più le spiagge con sistemi di trasporto delle persone in acqua, il cosiddetto Seatrac (soprattutto grazie all’azione di Gianfranco Toscano che lo ha fatto conoscere, dapprima a Muggia), ma anche in questo caso vi sono testimonianze di paradossi notevoli. Perché, ad esempio, il nuovo Seatrac è disponibile solo sul lato uomini del Pedocin? Si argomenterà che chi ne ha bisogno, anche se di genere femminile, può comunque adoperare il macchinario; però ciò avviene solo se ha la certificazione della disabilità, tagliando fuori chi ad esempio è in carrozzina, perchè reduce da un intervento in ospedale o chi non ha l’apposito tesserino, ma solo il foglio Inps o del medico.
C’è poi il capitolo dei trasporti che presenta problematiche tutte a sé. Vi sono cooperative dedicate, si argomenterà; però i prezzi sono elevati, come per gli stessi taxi. Gli autobus presentano un sistema di rampe che, a differenza di altre città d’Italia, è elettrico, senza necessità che l’autista ‘sganci’ manualmente la discesa; e tuttavia sono frequenti le segnalazioni di casi di rampe che si inceppano o non scendono appieno. La problema appare esacerbata dalla distanza, spesso considerevole, tra l’autobus e il marciapiede: per chi è con le stampelle (spesso con due, nel caso di Trieste) il “salto” tra l’autobus e il cemento è piuttosto elevato, considerando come i casi di allineamento tra il mezzo e il marciapiede siano pressoché nulli.
Uno spazio molto frequentato, che però richiede spostamenti costanti, è l’Università. Oltre al complesso di edifici a San Cilino, le altre sedi sono sparse per la città. Nonostante siano ben collegati con il servizio di trasporto pubblico, l’Università garantisce un servizio di trasporto con mezzi attrezzati, gestito da una ditta esterna specializzata: si coprono così gli spostamenti da e verso le sedi universitarie, all’interno dei Comuni della provincia di Trieste. Gli spazi pubblici dell’Università poi devono seguire tutte le norme sopracitate, assicurandosi che il diritto allo studio sia rispettato sotto ogni aspetto. Ogni edificio è attrezzato con rampe, ascensori e bagni per disabili; le aule di solito non presentano uno spazio dedicato alle carrozzine, ma gli spazi ne consentono il passaggio. Anche qui tuttavia si verificano casi di locazioni poco accessibili o con possibili scalinate; sebbene negli ultimi anni siano stati fatti importanti passi in avanti.
Approfondimento a cura di Aurora Cauter e Zeno Saracino
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