Le misteriose carte da gioco triestine di Ariodante Mengotti

11.03.2023 – 07.01 – Gli oggetti ‘poveri’, di uso comune, spesso nascondono inedite sorprese; e proprio perché circolano tra la gente comune e non si limitano a determinati ceti o, in un’altra epoca, classi della popolazione, possono rivelare dettagli sorprendenti. I fogli volanti, i giornali da pochi cent di un tempo sono ad esempio un fanale col quale rischiarare le opinioni della maggioranza, consentendo di superare l’equivoco col quale si scambia l’opinione di una minoranza intellettuale con quella del popolino. Un dato tanto più vero considerando come proprio l’ottocento veda la formazione di un’identità nazionale – dall’Est Europa, all’occidente, alle Americhe – del quale sono artefici piccoli gruppi, minoranze nella popolazione complessiva, di volta in volta impegnata o nei campi o nelle fabbriche.
In quest’ambito le carte da gioco – ficcate nei pantaloni, riposte nella bisaccia, infilate nel taschino – rappresentano un ambito ancora poco esplorato, sebbene rientrano in quei luoghi della socialità nei quali alcool e caffè la fanno da padrone. Non è forse un caso che i giochi di carte trovino larga diffusione nello stesso secolo, il settecento, che assiste al successo delle caffetterie. Davanti a una tazzina di caffè si discute di politica; e lo si fa anche davanti a un mazzo di carte. Il passatempo scioglie le lingue; e il controllo dei giochi d’azzardo diventa così un controllo (all’epoca) della socialità.

Rientra in quest’ambito il caso di Bartolomeo Mengotti Ariodante, meglio noto come Ariodante. Un uomo inventore di un mazzo di carte le cui informazioni appaiono ancora nebulose; per lo più provengono dalla rivista ‘Lares‘ del febbraio 1940, riportate poi con una riedizione del suo mazzo dal giornale La Bora tra la fine del 1970 e i primi del 1980. La fonte, afferente al periodo fascista, tinteggia Ariodante d’un colore irredentista che, sebbene innegabile, andrebbe contestualizzato nel clima di metà ottocento. Vi sono diversi irredentismi e diverse nazionalità; sebbene tutt’oggi piaccia ricercare le polarizzazioni, l’identità triestina era (è) mutevole e si presta poco alle estremizzazioni. Vi erano diversi modo di sentirsi italiano e diversi modi di sentirsi triestino, nonostante ciò generi l’isteria tanto dei nazionalisti italiani, quanto degli austriacanti. Prima del grande bivio della Prima Guerra Mondiale il singolo cittadino spesso ricamava un abito ‘nazionale’ su misura, non esente da contraddizioni. Filoitaliano non vuol dire allora irredentista e patriota italiano non vuol dire patriota al di fuori dell’Austria, e così via.

Quindi, Ariodante Mengotti. Sappiamo che era figlio di un goriziano, trasferitosi poi a Trieste; nato l’8 febbraio 1840, trasferitosi in città nel 1857, Ariodante soggiornava al n. 12 di Guardiella. Il 20 luglio 1876 si sposa con Giuseppina Ianesitz, dalla quale avrà tre figlie, tutte e tre dai nomi decisamente italiani: Adona Fedra Cairoli (1881); Iolanda Anita (1883); Mira Cariddi Scilla (1885). Il sospetto che Ariodante alla fin fine coi nomi dei figli debba essersi divertito alquanto viene confermato dal nome dell’unico figlio maschio, il quale più che un nome è un ‘arazzo’ geografico, chiamandosi ‘Quarto Lombardo Piemonte’ (1888).
Ariodante Mengotti aveva una fabbrica di carte dal 1877 al n. 21 di Via Del Corso; una piccola attività, da intendere come un’officina in senso largo. Venne poi trasferita al n. 6 di Via dei Leo. Non si sa altro sulla grandezza o le caratteristiche dell’impresa.

L’inflazione divora il soldo, una scenetta tipica di Mengotti, dal giornale Lares

In questo contesto le carte da gioco di Ariodante Mengotti si segnalavano per utilizzare il dorso quale cornice per scenette a contenuto satirico, accompagnato da diversi epigrammi vergati in triestino. Molti di questi epigrammi si presentavano quali anti-governativi e anti-austriaci; altri ancora però contengono innocenti lazzi e burle comprensibili (o divertenti?) solo per i triestini.
Oltre alle iniziali del fabbricante (AM), troviamo ad esempio le seguenti scenette ‘ribelli’. Le carte, mascherate da figure umane, fanno ad esempio marameo ad un funzionario austriaco, che urla ‘Verfluchter (Maledetto) Mengotti!’. L’autore pertanto si auto-parodia, si prende in giro. Un’altra raffigura una cucina di una famiglia povera; un soldato austriaco è inginocchiato dinanzi a una cuoca che macina il caffè: “Angelo mio, che brami?/ Per appagar/ Mie brame/ Dammi da/ Mangiar/ Che ho fame”. Un’altra vignetta raffigura un gruppo di sei giocatori, col seguente epigramma: ‘A fine di partita/ Nessuno farà un male/ Versando un contributo/ Pro Lega Nazionale” a cui segua la pronta risposta “Sempre pronti all’obolo”.
Vi sono poi le carte che contengono scenette satiriche sui tempi moderni; ad esempio sull’inflazione, dove viene raffigurato un vecchio marinaio dalla lunga barba e, accanto, un giovincello con la sua bella uniforme di canottaggio: “Canottieri/ d’una volta e d’oggi”.
Vi sono poi le ironie sull’inflazione e lo scarso valore della moneta, con la raffigurazione del soldo austriaco che, passando dal 1816, al 1851, 1858 e 1893, progressivamente si rimpicciolisce: “Più (sic!) la la moneta/ Più cresce la miseria”. Vi è poi sarcasmo verso i tempi moderni, ad esempio c’è il disegno di una locomotiva trainata da una serie di buoi, con il sottotitolo “Trasporto economico di bovini con ferrovia”.
E non manca l’ironia verso il sesso femminile, con la raffigurazione di una donna che passeggia al braccetto di due giovani uomini: “È meglio due da venti/ Come uno de quaranta!” esulta l’epigramma.

Fonti: Giulio Bernardi, Le carte triestine dell’800 e L’ultimo dei Mengotti, in La Bora (fine anni Settanta/inizio anni Ottanta).
Ranieri Mario Cossar, Lares, febbraio 1940, a propria volta citato da La Bora.
I francesi hanno scannerizzato in alta qualità su Gallica un mazzo di carte di Mengotti, per utilizzo senza fini di lucro: [Jeu de cartes italien au portrait à deux têtes]: [estampe]

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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