24.01.2023 – 12.20 – L’Europa guarda a est, e lo fa con l’Italia come protagonista del dialogo e delle opportunità per il raggiungimento di stabilità e progresso economico volgendo lo sguardo già al dopoguerra ucraino e non dimentica ma, anzi, mette al centro della sua politica i Balcani occidentali. Si apre oggi a Trieste con l’intervento del ministro degli affari esteri e vice presidente del Consiglio Antonio Tajani la Conferenza Nazionale “L’Italia e i Balcani Occidentali: crescita e integrazione”: un incontro atteso e che vuole segnare un punto di svolta della politica italiana dell’area. Lavorare insieme, trovare una visione che sia comune per ciò che l’Italia può e deve fare nei Balcani, ma non solo: nel Mediterraneo, in Europa e nel mondo. Tajani ha da subito sottolineato l’importanza della collaborazione tra forze politiche, creando le condizioni necessarie a lavorare sulla capacità di mediazione al confine fra Kosovo e Serbia, Bosnia e Albania, senza dimenticare il ruolo delle forze di pace, anche italiane, operanti per la stabilizzazione dell’area. Un dialogo che viaggia su un doppio binario e che non deve lasciare spazi vuoti. Tema obbligato quello dell’immigrazione: la rotta balcanica a Trieste nel 2022 ha fatto registrare fino a 12mila 500 arrivi, quasi il doppio rispetto al 2021. È stato lo stesso ministro a confermare, come Piantedosi nella sua recente visita, l’urgenza di una soluzione politica nei confronti delle immigrazioni irregolari. Ma come essere più presenti? “Attraverso un’azione coordinata”, ha sottolineato il ministro, “di diplomazia politica e presenza fisica. Azione che stiamo mettendo in atto nei Balcani e che è parte della politica italiana del Mediterraneo allargato, e l’incontro che si apre oggi è una pietra miliare: la politica estera non è solo sventolare la bandiera, ma pensare alla crescita del Paese”, ha aggiunto. Importante il ruolo di realtà come ICE, SIMEST e Finest: sostegno e aiuto alle imprese, dal punto di vista finanziario e non solo, internazionalizzando le attività per crescere economicamente, senza abbandonare la presenza su territorio nazionale. “Trieste è stata scelta per questo incontro”, ha aggiunto Tajani, “perché è uguale al tricolore: è una città simbolo del centro dell’Europa con il suo porto, ponte tra realtà diverse. Da Trieste viene lanciato il messaggio di un’Italia presente nell’area per un nuovo disegno: quello che prevede di creare benessere e lavoro, di portare pace e stabilità”, ha concluso.
Poi, il videosaluto della Premier Giorgia Meloni. Un pensiero al legame tra Trieste e i Balcani, che vede la città come un naturale punto d’incontro tra popoli slavi e latini per poi allargarsi all’intero territorio regionale, il cui tessuto imprenditoriale rappresenta “un esempio vincente”, ha detto la Premier. “L’attuale dinamica geopolitica”, ha poi aggiunto, “rende questa conferenza quanto mai strategica e necessaria ora che ci troviamo nell’undicesimo mese di guerra d’aggressione in Ucraina: l’Europa deve impegnarsi verso i Balcani, posizionando l’allargamento verso il territorio tra le priorità. I Balcani non possono restare ancora fuori dalla casa comune europea: è di rilievo assoluto anche per la nostra sicurezza nazionale”. Trieste, città nella quale è un privilegio essere presenti per partecipare a questo congresso e che ha ricordato di conoscere molto bene dai tempi dello studio e del lavoro, è una città che ha ferite profonde incise sulla pelle, “Sulla pelle di questa città e del territorio italiano”, così Luca Ciriani, ministro per i rapporti con il parlamento, che aggiunge: “Il Parlamento ha la responsabilità forte e precisa di favorire la reciproca conoscenza fra i paesi. L’Italia continuerà a dare voce alle aspirazioni europee dei Balcani occidentali e sono fiducioso che il traguardo sia a portata di mano”.
A portare l’attenzione ancora una volta sull’importanza dell’internazionalizzazione il presidente del Friuli Venezia Giulia e della conferenza delle regioni Massimiliano Fedriga: “Le politiche delle quali parliamo oggi si basano su fatti concreti: l’utilizzo di strumenti propri, come Finest, favorisce l’internazionalizzazione delle imprese in quest’area geografica e al tempo stesso la stabilità del nostro sistema produttivo”. Per il presidente l’Europa deve trovare la forza di favorire l’industria europea: i Balcani sono strategici come vicini di casa, per questo è necessario “sviluppare politiche di lungo termine” ha concluso il presidente. Dopo la consegna dell’alabarda, simbolo di Trieste, al ministro Tajani, a prendere la parola il primo cittadino, Roberto Dipiazza: “Trieste sarà sempre corcevia di culture, religioni e popoli. È strategica per la sua posizione: da Monte Grisa lo sguardo spazia su tutte le terre” che la circondano. Di rilievo l’intervento del Commissario europeo per l’avvicinamento e l’allargamento dell’ungherese Oliver Varhelyi, che c’entra dritto il punto che la politica territoriale vuole portare all’attenzione: “Trieste è una città emblematica, non è solo una porta verso i Balcani ma verso tutto l’est e abbiamo bisogno di più Trieste nei Balcani occidentali e di più Italia, grande stato fondatore UE. La speranza è quella che l’Italia possa promuovere molto anche sul campo per l’integrazione dei Balcani in UE. L’allargamento è stato il tema centrale per la commissione dal giorno 1 e ora con la guerra in Ucraina l’obiettivo è di nuovo sul tavolo ed è di nuovo al centro: accelerare l’integrazione”. Il Commissario ha poi annunciato l’implementazione del piano economico per i Balcani occidentali, sul quale verranno iniettati 30 miliardi di euro: si tratta di un terzo del prodotto interno lordo dell’intera regione, per lo sviluppo di progetti infrastrutturali che tocchino energia, trasporti, economia digitale e connettività per i Balcani occidentali. Gettando così le basi per una nuova economia.
[m.b.r][r.s.]


