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lunedì, 3 Ottobre 2022

Wärtsilä Italia in piazza. “Prima grande prova di politica industriale”

04.08.2022 – 10.05 – In piazza della Borsa a Trieste, oggi, si è tenuta una vera prova di politica industriale. Oltre settecento tra lavoratori, famiglie, politici regionali e comunali, sindacati e associazioni hanno partecipato allo sciopero e presidio organizzati dal Comitato di lotta WIT. È la seconda volta che Trieste scende in piazza da quel 15 luglio, quando il gruppo Wärtsilä ha reso noto di voler centralizzare la produzione dei motori quattro tempi a Vaasa, in Finlandia, cessando l’attività produttiva del sito di Bagnoli della Rosandra. Una mossa che  mette a rischio il lavoro di oltre 450 addetti dello stabilimento e di oltre 700 persone dell’indotto. E, anche questa volta, sembra che la crisi che ha colpito uno dei poli industriali più importanti del territorio cada nel disinteresse generale della cittadinanza.
Se la decisione della multinazionale finlandese era stata una doccia fredda, la canicola d’agosto non ha fermato la protesta, lanciata anche nelle sedi italiane di Genova, Napoli e Taranto.

Ritirare la procedura di licenziamento e mantenere la produzione così dov’è, bloccando le azioni della multinazionale per prendere tempo. Ma come, nel concreto? La risposta non è semplice, ma “quello che sta succedendo alla Wärtsilä”, fa sapere l’assessore al lavoro Alessia Rosolen, è il  vero grande allarme “sulla legislazione nazionale e europea che toglie potere ai territori, toglie potere ai lavoratori e lo restituisce in mano a multinazionali che non rispondono più a logiche di legame con il territorio ma solo a logiche di profitto”. “Il primo dato fondamentale è che Wärtsilä è un’azienda che ha fatto utili importanti negli ultimi anni – fa ancora notare l’assessore – Non è un’azienda in crisi e credo che da questo dato bisogna partire per bloccare la procedura così come la legislazione l’ha imposta”. Rimane poco tempo (in un contesto complicato, che vede l’Italia in un’impasse politica) prima dell’inizio della procedura di licenziamento. Una situazione, quella nazionale, che “sicuramente non aiuta – ammette ancora Rosolen – ma noi dobbiamo trovare la strada legislativa per bloccare il percorso che è stato iniziato e per cominciare a discutere. Senza tutto questo, come più volte ha detto il presidente Massimiliano Fedriga, è tutto quasi inutile”. L’intenzione dell’amministrazione regionale è quella di far pesare la forza diplomatica, economica e manifatturiera nazionale, così come suggerito dal titolare del mise durante l’ultimo tavolo di crisi. 

L’amministrazione comunale, dal canto proprio, dimostra unità d’intenti. Le forze di maggioranza e opposizione in consiglio si sono presentate in piazza puntuali. Roberto Dipiazza ricorda i trenta ettari acquistati nel 2017 attraverso l’interporto di Fernetti e che per Wärtsilä sarebbero stati strategici. Ormai cinque anni fa “Wärtsilä si impegnò a rimanere a Trieste”, ricorda il primo cittadino. Una promessa disattesa, ma Dipiazza passa oltre: “Nel frattempo è arrivata la British American Tobacco con 500milioni di investimento – ricorda – per cui adesso insieme a Fincantieri, che secondo noi potrebbe avere un ruolo importante, dobbiamo lavorare per salvare questi posti di lavoro”. Da palazzo Cheba arriva anche la voce del vicesindaco, Serena Tonel. “Abbiamo il dovere di tenere alta l’attenzione di tutta la società ma anche delle istituzioni superiori, della commissione europea. Per cercare di capire e toccare tutte quelle che sono le leve, anche a livello internazionale, contro quella che è un’azione unilaterale dell’azienda”. 

Da Genova i lavoratori del service center di Wärtsilä fanno scudo alla piazza giuliana. Rimangono quindi novanta giorni prima dell’avvio della procedura iniziata dalla multinazionale. 

mb.r

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