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giovedì, 27 Gennaio 2022

Cancel culture: gen Z e millennials, tra democrazia e totalitarismo

15.01.2022 – 13.17 – Tra le nuove dinamiche sociali che hanno origine da social media come Twitter, Facebook, Instagram, TikTok, è nata quella della cancel culture, ovvero la “cultura della cancellazione”. Ma che cos’è questo nuovo fenomeno e in cosa consiste? Prima di tutto è giusto chiarire che, sebbene la cancel culture sia stata creata e venga utilizzata soprattutto dalle nuove generazioni, tra le quali la Gen Z (ossia tutti coloro nati tra il 1997 e il 2012) e i Millennials (coloro invece nati tra il 1981 1996), questa cultura è uno strumento che condiziona e influenza quasi totalmente le varie comunità di internet e dei social; bisogna inoltre essere consapevoli del fatto che è un fenomeno al quale tutti possono prendere parte (consapevolmente e non) e dal quale tutti possono essere presi di mira.
La cancel culture è una reazione da parte di varie comunità di internet nei confronti di qualcuno che comunica – o fa – online qualcosa ritenuto offensivo (ad esempio omofobo, razzista, sessista); la reazione consiste nell’espulsione sociale di quella persona dalla comunità online, dopo esser stata – come si dice in gergo – called out, ovvero dopo esser stata confrontata riguardo al comportamento ritenuto offensivo per poi essere praticamente dimenticata. Si pensa, appunto, che la cancel culture sia figlia della Call-out culture nata dal movimento #MeToo – movimento femminista che incoraggia le donne vittime di molestie sessuali a denunciare apertamente il crimine subito.

Inizialmente solo le persone più in vista come le celebrità o i politici, insomma tutte le persone di rilievo che utilizzano i social come base per pubblicizzare la propria immagine, erano quelle più soggette a questo fenomeno, ma oggi chiunque può essere cancellato.
È molto difficile riscattarsi, poiché è una decisione praticamente unanime da parte di internet e poiché la tolleranza sui social in generale è scesa moltissimo negli ultimi anni.
Alcuni sono dell’opinione che sia la voce della democrazia e della giustizia, alla difesa delle minoranze e in generale un movimento per rendere responsabili le persone delle proprie azioni online. D’altra parte c’è chi dice che questa cultura attraverso la quale si cancellano le persone sia una forma di censura e punizione simile a quella di un sistema totalitario, inoltre è criticato il fatto che non venga offerta possibilità di riscatto e che le conseguenze psicologiche nella vita reale siano spesso devastanti; altri ancora dicono che sia un modo di manipolare le masse con fini strettamente politici. Ecco le due facce della stessa medaglia.

Alcuni esempi di persone che sono state cancellate negli ultimi anni sono: la scrittrice di Harry Potter J.K. Rowling, accusata di transfobia e omofobia dopo aver postato un tweet nel quale scrive essenzialmente che le donne transessuali non sono “vere” donne. Un esempio tutto italiano è quello di Er Faina, accusato dopo una diretta su Instagram, di essere un sostenitore del cat calling, molestia verbale con fini sessuali, rivolta spesso verso agli sconosciuti per strada. Poi, gli youtubers guru di bellezza James Charls e Jeffree Star: uno accusato di pedofilia dopo aver cercato di contattare più volte con fini sessuali dei suoi fans minorenni e l’altro accusato di una condotta generalmente scorretta dopo esser stato promotore di odio e aver inventato falsità per infangare altri youtubers. YouTube è terreno fertile per la cancel culture: gli youtubers fratelli Logan e Jake Paul, sono stati depennati dalla piattaforma dopo aver ripreso e postato online il corpo di un uomo a Aokigahara, la cosiddetta foresta dei suicidi giapponese. La personalità mediatica Trisha Paytas, dopo l’occasione di riscatto (persa) attraverso il podcast in collaborazione con lo youtuber h3h3 è stata nuovamente accusata di essere una sfasciafamiglie e di appropriarsi in modo “ignorante” della cultura ebraica, oltre a essere promotrice di falsi stereotipi sugli ebrei. Un altro youtuber “vittima” di cancellazione è stato Shane Dawson: dopo che sono stati rivenuti dei vecchi video dove lo si vede fare la black face mentre dice e fa cose razziste; poi accusato di pedofilia verso i suoi fans. Uno dei casi più famosi a livello globale è quello di Donald J. Trump, cancellato in America dai democratici e liberali e bandito da Twitter, dove scriveva post considerati controversi. Gli esempi di cancellazione mediatica sono tanti e tutti diversi, qui se ne raccoglie solamente una manciata.

[f.c.a.]

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